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Flavio Cobolli è virtualmente numero 12 del mondo. Ecco tutta la sua storia, dalle origini ai grandi successi delle ultime due stagioni
di Alessandro Mastroluca | 30 aprile 2026
Grazie al primo quarto di finale in un Masters 1000 a Madrid, e alla sconfitta di Jiri Lehecka, secondo le proiezioni in tempo reale della classifica ATP Flavio Cobolli ha eguagliato il best ranking di Paolo Bertolucci (n.12) e avvicinato di un altro passo la Top 10.
Alla Caja Magica non ha firmato un gioco di prestigio, ma infilato l'ennesima conferma di qualità da top player. Non è una meraviglia dell'impossibile, una storia da romanzo di Borges, anche se avrebbe potuto diventarlo.
Cobolli infatti nasce calciatore nella Roma, peraltro con due padrini decisamente d'eccezione che ne certificano il talento: Zbigniew “Zibì” Boniek e Bruno Conti, allora responsabile del settore giovanile. Gioca terzino destro, sviluppa un'amicizia mantenuta ancora oggi con il difensore Riccardo Calafiori e il centrocampista Edoardo Bove. A 13 anni ha scelto di dedicarsi solo al tennis. “Non avevo mai visto, in tanti anni, un ragazzo così promettente che rinunciasse al calcio per un altro sport” ha detto Conti.
Il padre Stefano, numero 236 Atp nel 2003, che lo allena e come Flavio è un grande tifoso giallorosso, che il figlio diventasse calciatore. “Ma ho capito che la sua passione per il tennis era infinita e ogni sera, sin da piccolo, lo trovavo addormentato davanti a Supertennis” raccontava nel 2019.
Cresciuto al Tennis Club Parioli, nel tennis Cobolli non ha mai nascosto quanto siano stati importanti, come fonti di ispirazione, Novak Djokovic e Fabio Fognini. “Fabio è sempre stato il mio idolo, la persona che mi ha spinto a praticare questo sport. Grazie per averci fatto emozionare e per avermi spinto sempre a essere felice in campo, perché se oggi sono il giocatore che sono, è anche grazie a te” ha detto in Hopman Cup l'anno scorso, dopo l'addio al tennis di Fognini.
Dopo un 2019 ricco di progressi, nel 2020 si toglie la prima, grande soddisfazione della sua carriera: il titolo al Roland Garros in doppio con lo svizzero Dominic Stricker (quest’ultimo protagonista di una storica doppietta grazie al successo arrivato anche in singolare).
“Finalmente è arrivato il primo trofeo – ha detto –, era tanto che lo aspettavo. Sono davvero felice, è un traguardo fantastico che per me rappresenta molto”. Un traguardo festeggiato mostrando orgoglioso una sciarpa della Roma. “Papà ne ha sempre una nel borsone. Finita la partita è corso ad abbracciarmi e me l’ha data, alzarla al cielo è stato un gesto istintivo” ha raccontato. Speciale anche la dedica “alla mia famiglia ed in particolare al mio fratellino, che vedo poco perché sono sempre in viaggio”.
Nel 2021, grazie a una wild card, gioca per la prima volta un torneo ATP, il 250 di Parma. Da numero 446, vince il primo match nel circuito maggiore contro lo statunitense Marc Giron, allora n.82 ATP. Partita ricca di colpi di scena. “È stata un’altalena di emozioni, sicuramente avrei potuto far meglio sul 5-3 e servizio al terzo set, ma va bene così” dice. Al secondo turno viene eliminato dal tedesco Jan-Lennard Struff.
Ad aprile alza il primo trofeo da professionista, l'M15 di Adalia. A ottobre conquista il suo primo titolo Challenger, in doppio, a Murcia con Raul Brancaccio: in finale battono gli spagnoli Alberto Barroso Campos / Roberto Carballés Baena. In singolare, invece, perde due finali nel circuito Challenger, al Garden Roma (contro l'argentino Juan Manuel Cerundolo) e a Barletta (nel derby laziale con Giulio Zeppieri). Chiude la stagione da numero 203 del mondo.
Per il primo titolo Challenger in singolare, deve aspettare il 2022. A Zara vince il "Falkensteiner Punta Skala-Zadar Open”. Allora numero 165 ATP, batte in finale 64 62 il qualificato polacco Daniel Michalski, 22enne di Varsavia, n.337 del ranking, per la prima volta in carriera giunto all’ultimo atto di un Challenger.
Nel primo set Flavio è stato indietro 1-4 prima di iinfilare un parziale di sei game consecutivi. Nel secondo cede il break iniziale di vantaggio (1-1) ma dal 2-2 non ha più concesso nulla.
Nel 2023, l'ascesa continua. A Monaco di Baviera, dopo aver superato le qualificazioni, gioca il suo primo quarto di finale ATP. Ma dopo due ore e mezza, chiude il match con buone sensazioni ma il rammarico per la sconfitta 76(5) 46 63 contro l'australiano Christopher O'Connell, numero 82 ATP, che festeggia la prima semifinale sulla terra battuta nel circuito maggiore in carriera.
È solo l'inizio. Scende in campo per la prima volta agli Internazionali BNL d'Italia in main draw e, a pochi giorni dalla finale di Europa League della sua Roma a Budapest contro il Siviglia, al Roland Garros Cobolli debutta in uno Slam. In tre turni di qualificazione, ha perso solo un set, contro il francese Mathys Erhard. Poi ha sconfitto lo slovacco Lukas Klein e un altro francese, Laurent Lokoli, battuto 75 63.
Nella sua prima partita in carriera nel main draw di un major, però, si trova davanti lo spagnolo Carlos Alcaraz, in quel momento numero 1 del mondo. Cobolli, allora numero 159, cede 60 62 75. "Giocare contro il numero 1 è stata un'emozione unica. Ho iniziato un po' frastornato, era difficile giocare su un campo del genere contro un avversario così. Ho perso ma porto a casa tante cose buone da questa trasferta - ha detto Cobolli -. So di poter migliorare tanto, ma sono comunque molto soddisfatto. Ora andrò a Budapest per la finale di Europa League della Roma”.
L'abbraccio tra Carlos Alcaraz e Flavio Cobolli al Roland Garros 2023 (Getty Images)
A ottobre entra per la prima volta tra i primi 100 del mondo. È il 47° italiano a varcare la soglia dei Top 100. La certificazione matematica è arrivata dopo la finale al Challenger di Olbia e la contemporanea sconfitta del tedesco Maximilian Marterer in semifinale ad Anversa.
Si toglie anche altre soddisfazioni. A Umago piega Marin Cilic, ex campione Slam e già n.3 ATP, vince il secondo titolo Challenger, a Lisbona, e si qualifica per le Next Gen Finals, spostate da Milano a Gedda, in Arabia Saudita. È il settimo giocatore italiano diverso a disputare l’evento (in sei edizioni), dopo Gianluigi Quinzi, Liam Caruana, Jannik Sinner, Lorenzo Musetti (due volte), Matteo Arnaldi e Francesco Passaro. A loro si aggiungerà Luca Nardi.
Scorrendo la storia degli azzurri nelle scorse edizioni, il migliore dei nostri è stato di gran lunga Sinner, in gara nel 2019 con una wild card (nelle prime tre edizioni ne spettava una all’Italia, paese organizzatore) e vincitore del titolo all’Allianz Cloud, in una finale mai in discussione con Alex De Minaur. Nel suo percorso, Cobolli batte Stricker, perde contro il francese Arthur Fils e proprio Nardi.
Flavio Cobolli in azione alle Next Gen ATP Finals 2023 (Getty Images)
Nel 2024 Cobolli vive tre prime volte impossibili da dimenticare: la prima vittoria in uno Slam, la prima finale ATP, l'esordio e la prima vittoria in Coppa Davis. Melbourne Park è il teatro del suo primo successo in un major. Dopo aver superato le qualificazioni, in main draw non pesca benissimo: debutta contro il cileno Nicolas Jarry, testa di serie numero 18.
Cobolli ha accettato la sfida e l’ha vinta 64 36 63 26 75 dopo poco più di quattro ore. Il nipote di Jaime Fillol è stato avanti 5-3 nel set decisivo, ha servito per il match sul 5-4, è stato a due punti dal traguardo ed è stato penalizzato dopo che l’ennesima pallina gli era scivolata dalla tasca. Cobolli non si arrende e completa il match con un urlo liberatorio tanto forte quanto indimenticabile.
"La sua classifica è cambiata, abbiamo cambiato anche la programmazione. C'è sempre la rincorsa al ranking migliore per entrare nei tornei più grandi. Ma col suo ranking attuale possiamo programmare meglio - ha detto il padre e coach Stefano a SuperTennis -. Voglio continuare a giocare sul cemento, farà una trasferta lunga e dura in America. Per me è questa la sua superficie migliore, i suoi miglioramenti tecnici più importanti sono su servizio e gioco a rete e questi aspetti si imparano meglio sulle superfici veloci".
Proprio su questa superficie ottiene la prima vittoria (a Miami contro Nishioka) e il primo terzo turno (a Cincinnati) in un Masters 1000. Sempre sul duro, all'ATP 500 di Washington, centra la prima finale ATP. Esordisce al secondo turno, supera David Goffin, Alejandro Davidovich Fokina a cui salva cinque match point, Alex Michelsen e Ben Shelton. In finale, però, non ha più energie contro Sebastian Korda, che imita papà Petr, vincitore a Washington nel 1992.
Anche grazie a questi risultati, Filippo Volandri lo convoca in nazionale per la fase a gironi delle Davis Cup Finals, a Bologna. “E’ la mia prima volta e sono davvero molto emozionato - ha detto Cobolli ai microfoni di SuperTennis -. E’ una sensazione unica sentirsi parte di un gruppo. E’ bellissimo avere la possibilità di indossare la maglia azzurra: i ragazzi sono tutti fantastici e mi hanno aiutato ad ambientarmi subito. sento che siamo una grande famiglia. Questa è una competizione che mi appartiene e non vedo l’ora di scendere in campo. So che ho grandi margini di miglioramento, il che è una cosa positiva per me perché vuol dire che posso ancora crescere”.
Nella sfida contro l'Olanda, festeggia anche la prima vittoria in azzurro, battendo 76(4) 46 63 Tallon Griekspoor. Se la appunta come una medaglia, la segna come il timbro di un futuro da scrivere. Come l’inizio di una grande storia in una grande squadra.
Il 2025 non inizia, però, nel migliore dei modi. Nel circuito ATP non vince una partita per tre mesi. Poi all'inizio di aprile, al “Tiriac Open presented by UniCredit Bank”, l'ATP 250 di Bucarest, supera all'esordio Richard Gasquet che di lì a poco darà l'addio al tennis. "Flavio ha giocato bene, ma a un certo punto ha avuto una crisi e chi ha giocato a tennis può capire: ti crolla il mondo addosso, ti manca il respiro, non sai come fare il punto. L'ho visto sofferente, è stata dura per lui e per me. A inizio terzo set, con un pizzico di fortuna che serve sempre e un po' di bravura sua, è riuscito ad andare via e a tranquillizzarsi" ha detto il padre a SuperTennis nel programma Tennis Talk. "Dopo la partita abbiamo fatto una chiacchierata molto lunga con Gasquet. Mi ha detto cose che mi hanno fatto riflettere. Da lì in poi ho iniziato a lavorare in un altro modo e le cose sono cambiate totalmente. Devo ringraziarlo".
Dopo il match, ha aggiunto, “abbiamo parlato con Flavio, abbiamo fatto una serie di lavori particolari e cambiato delle cose importanti. Lui è stato disponibile a livello mentale. Dalla partita successiva, durissima con Misolic che giocava un tennis incredibile nonostante una classifica più bassa, già ha trovato più tranquillità”.
E ha finito col festeggiare il primo titolo in carriera, il centesimo per un italiano in singolare maschile nell'era Open. L'azzurro interpretata alla perfezione la finale contro l'argentino Sebastian Baez (allora n. 36 del mondo e prima testa di serie), sconfitto 64 64. "È un sogno diventato realtà, finalmente questo giorno è arrivato - ha detto dopo il match -. Venivo da momenti difficili, qualcosa è cambiato nelle ultime settimane. Non è facile giocare contro Baez sulla terra, lui ha vinto tanto su questa superficie. È stata una grande battaglia ed una grandissima vittoria". Durante la premiazione, ringrazia famiglia e team. “So che è difficile lavorare con me, ma a volte ci sono giorni felici come questo. Prometto di migliorare ancora la mia attitudine sul campo in futuro" ha detto.
A Madrid, poi, mette a segno la prima vittoria contro un Top 10 e la 50a vittoria sul circuito maggiore, anche se non si tratta di un successo completo perché ottenuto per ritiro di Holger Rune (9 ATP) che abbandona dopo il primo set per un problema alla coscia. Che i successi di Cobolli non siano solo il frutto di fortunate coincidenze, comunque, emerge con ancora più forza in estate.
Ad Amburgo, infatti, si gode il secondo titolo, il primo in un ATP 500, dopo aver lasciato solo sei game in finale ad Andrey Rublev, battuto 62 64. Assicura all'Italia il quinto titolo nella storia del torneo di Amburgo, la cui prima edizione risale al 1892, dopo i successi di Nicola Pietrangeli (1960), Paolo Bertolucci (1977), Fabio Fognini (2013) e Lorenzo Musetti (2022) e sale in classifica alla posizione numero 26. "E' il miglior momento della mia carriera - ha detto a fine incontro - e il match più bello mai giocato. C'è qui tutta la mia famiglia, non mi aspettavo di giocare così bene. Non riesco a descrivere la felicità che provo. E' un sogno che si avvera".
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— Tennis TV (@TennisTV) May 24, 2025