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Jenson Brooksby, chi è l'avversario di Sinner: l'autismo, la squalifica, il tennis personale

La storia di Jenson Brooksby, prossimo avversario di Jannik Sinner a Wimbledon

di | 02 luglio 2026

Un'esultanza di Jenson Brooksby a Wimbledon (Getty Images)

Un'esultanza di Jenson Brooksby a Wimbledon (Getty Images)

Ha vissuto una carriera in più tempi. Ha sviluppato un tennis tutto fuorché ordinario. Ha serbato per anni il segreto sul suo autismo, poi l'ha confessato e si è sentito più libero. Quella dello statunitense Jenson Brooksby, 25enne di Sacramento, prossimo avversario di Jannik Sinner a Wimbledon, è una storia da film, piena di svolte e ripartenze, tra lampi di brillantezza e leggerezze colpevoli.

LA CARRIERA DI JENSON BROOKSBY

Nel circuito maggiore si fa notare da subito. Allo US Open 2019 si qualifica e al primo turno ottiene la prima vittoria in carriera: batte l'ex numero 4 del mondo Tomas Berdych, nella sua ultima partita in carriera. Ma dopo il torneo resta fermo 14 mesi per infortuni al braccio e Salta però tutta la stagione 2020 per un infortunio al braccio e una lesione dei legamenti e della capsula articolare dell'alluce.

Le prime volte non lo spaventano. Al primo torneo sull'erba, a Newport nel 2021, gioca il primo quarto, la prima semifinale e la prima finale ATP: a 20 anni, è il secondo finalista più giovane nella storia del torneo, dietro a Greg Rusedski, britannico che ci arrivò a 19 anni nel 1993.

Nel 2021 raggiunge anche gli ottavi allo US Open e a fine stagione viene eletto Newcomer of the Year dagli altri giocatori. Nel 2022, a giugno, tocca il beat ranking di numero 33 del mondo. Sembra avviato alla definitiva consacrazione, quando all'Australian Open 2023 batte l'allora numero 3 ATP Casper Ruud e centra il terzo turno. Resterà la sua ultima partita per due anni.

Il 2023 è un anno da dimenticare. Viene squalificato per aver saltato tre test antidoping nel giro di un anno, poi si opera ai tendini di entrambi i polsi. "E' stato il periodo più duro della mia vita - ha detto allora alla Associated Press - Quella con i polsi è stata una vera lotta. E poi ho deciso di separarmi dal coach che mi seguiva da quando avevo 7 anni".

Rientrato nel Tour all'Australian Open 2025, centra a Houston, partendo dalle qualificazioni, il suo primo titolo nel circuito maggiore. Ha inoltre raggiunto la sua quinta finale in carriera sull’erba di Eastbourne (ATP 250), sempre da qualificato, e la semifinale a Tokyo (ATP 500). In 12 mesi, partito senza avere classifica, Brooksby è risalito fino alla posizione numero 53: dei Top 100 di fine 2025 nel ranking ATP, nessuno ha fatto meglio.

Un'esultanza di Jenson Brooksby (foto Getty Images)

Un'esultanza di Jenson Brooksby (foto Getty Images)

LA CONFESSIONE SULL'AUTISMO

A fine 2024 confessa di essere autistico, e di aver iniziato a parlare solo a quattro anni. “Per un po' la logopedia è stata un lavoro a tempo pieno - ha raccontato a Tennis Channel in un’intervista esclusiva -. È stato più difficile farsi degli amici”. 

Essere trasparente sull'autismo, ha detto all'ATP, "credo mi renda una persona più completa non solo ora, ma per il resto della mia vita". Il suo messaggio è chiaro: "Se faccio bene in campo, è ok. Ma se, facendolo, posso fare la differenza per chiunque nel mondo, ancora meglio”, ha sottolineato a Tennis Channel.

Michelle Wagner, studiosa del comportamento di soggetti affetti da autismo che affianca Brooksby sin da quando aveva quasi tre anni, è stata ascoltata durante il procedimento di appello contro la squalifica per doping. L'autismo, ha spiegato, ha inciso sui suoi processi decisionali e cognitivi, vale a dire la difficoltà nel comprendere che "se faccio qualcosa, questo o quello potrebbe accadere, e se invece non lo faccio potrebbero invece accadere altre cose".  

Potrebbe esserci anche questa particolarità all'origine della riduzione della sospensione da 18 a 13 mesi. L'ITIA, infatti, ha "rivalutato il grado di colpa per via di nuove informazioni relative alle circostanze che determinarono la sua assenza dai test".

Jenson Brooksby in azione a Wimbledon (Getty Images)

Jenson Brooksby in azione a Wimbledon (Getty Images)

NADAL COME MODELLO

Jenson, chiamato così perché suo padre era un grande fan dell'automobilismo e del pilota britannico Jenson Button, campione del mondo di Formula 1 nel 2009, è cresciuto con Rafa Nadal come fonte d’ispirazione. "La sua mentalità e la sua costanza sono davvero incredibili per me. E come ci sia riuscito per così tanto tempo. Mi piace l'intensità e la disciplina che mette in campo ogni volta". 

Del tennis gli piace l’aspetto individuale della competizione: “Rispetto ad uno sport di squadra dipende tutto da te, se vinci o perdi, e devi avere fiducia in te stesso là fuori. Hai un team intorno a te, ma non ci sono compagni di squadra. Una volta arrivato il momento di competere dipende tutto da te". 

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