-
L'angolo del medico

Il caso Del Potro (2): l’intervento del 2014

Continua l’analisi approfondita, sul pino clinico e biomeccanico, del calvario dovuto agli infortuni del gigante argentino. I dolori al polso dell’arto non dominante iniziano a tormentarlo nell’agosto 2012, un anno e mezzo più tardi la prima operazione chirurgica

di | 24 marzo 2020

*Lisi, docente di scienze motorie; Heavey, argentino, esperto in biomeccanica applicata al tennis

Il calvario di Del Potro, purtroppo, non si arresta con la risoluzione della patologia di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente. I dolori al polso dell’arto non dominante iniziano a tormentarlo nell'ormai lontano agosto del 2012. A volte, la situazione è palesemente frustrante: il tennista argentino è obbligato a riposo forzato e prolungato e a valutazioni e controlli medici periodici.

Dall’inizio dei fastidi, e fino al primo intervento (marzo 2014), il tennista - allenato da Franco Davin – si è sottoposto a necessari e urgenti  trattamenti medici e fisioterapici (alcuni più invasivi di altri) per ridurre la sintomatologia dolorosa ed evitare un lungo stop.

Nonostante l’impegno profuso e l’abnegazione al sacrifico, le affilate lame dei bisturi affondano nella delicata zona del polso sinistro di Delpo per ben 3 volte (marzo 2014; gennaio 2015; giugno 2015) data la condizione clinica scorbutica, refrattaria alla terapia conservativa e recalcitrante alla guarigione.
L’ultimo ricovero, in ordine di tempo, si rende necessario per la ricostruzione del tendine ulnare posteriore della mano sinistra (problema pressoché identico a quello avvertito al polso destro) ed è preceduto da una dichiarazione in cui la tempra di acciaio del tennista biancoceleste non è corrosa dagli eventi avversi.

L’ex numero 3 al mondo, sorridente accanto al Dr. Richard Berger, così si esprime: “Ho deciso di farmi coraggio e preparare nuovamente il mio corpo ad entrare in sala operatoria, sperando che si tratti di una soluzione definitiva. Ciò che desidero fortemente è ritornare ad essere felice con – o senza – la racchetta in mano. Sto lottando mentalmente e psicologicamente affinché possa trovare opzioni risolutive al mio problema fisico”.

I precedenti due interventi, invece, interessano il complesso fibrocartilagineo triangolare – TFCC (Fig. 3). Esso rappresenta il principale stabilizzatore dellʼarticolazione radio-ulnare distale (RUD) e del comparto ulno-carpale permettendo di mantenere la connessione tra il radio e l’ulna durante i movimenti di prono-supinazione ed è in grado di ammortizzare le forze di carico consentendo il trasferimento dei carichi assiali tra il comparto ulnare del carpo e l’ulna (Palmer et al., 1981; Makita, Nakamura e Toyama, 2003).

La porzione centrale del TFCC, denominata disco articolare, è costituita da una spessa lamina cartilaginea, pressoché avascolare, che assolve al compito di sostenere e assorbire il carico assiale trasmesso dal carpo.

Alla sua periferia sono localizzati i legamenti RUD palmare e dorsale, più riccamente vascolarizzati, che si presentano come degli ispessimenti alla congiunzione tra la capsula ed il disco articolare, rappresentano i componenti del TFCC con funzione primaria di stabilizzazione della RUD (Palmer et al., 1981; Bowers, 1993). Sul versante dorso- ulnare del TFCC è presente la guaina dell’EUC, che si estende dalla doccia dorsale della testa ulnare e dal legamento RUD dorsale al carpo, rinforzando la capsula dorsale (Garcia-Elias, 1998).

Le lesioni del TFCC sono lesioni potenzialmente invalidanti e possono compromettere in modo significativo la prestazione di un atleta. Possono determinarsi per evento macro o microtraumatici o per fenomeni degenerativi. La classificazione proposta da Palmer sulla base della localizzazione delle lesioni e dell’aspetto artroscopico, rimane tuttora quella maggiormente utilizzata sia per la definizione della lesione anatomica che come riferimento per l’eventuale trattamento chirurgico: vengono classificate in tipo 1 (lesioni traumatiche) e tipo 2 (lesioni degenerative).

Il meccanismo con il quale si producono le lesioni traumatiche si ritiene si realizzi per la produzione di forze di taglio sul TFCC attraverso un meccanismo di compressione dell’articolazione ulno-carpica associato a torsione e distrazione della RUD (Garcia-Elias, 1998).

c063de95-8906-43a3-a82e-08302738a6a0
Play

Una lesione della fibrocartilagine triangolare non è di facile diagnosi clinica. L’esordio della sintomatologia clinica può riconoscere un evento macrotraumatico, oppure può insorgere in maniera insidiosa con un quadro ingravescente, in assenza di franchi eventi traumatici. La lesione può essere isolata o associata ad altre patologie del polso.

 

L’anamnesi può evidenziare un trauma in rotazione e carico assiale sostenuto dalla RUD ovvero un trauma diretto sul comparto ulnare del polso in deviazione radiale o un disturbo cronico e costante associato a condizioni di stress meccanico sulla RUD. Frequentemente il trauma che può produrre la lesione del TFCC si realizza con un meccanismo di iperestensione del polso associato a rotazione dell’avambraccio e carico assiale, come in occasione di una caduta sulla mano atteggiata a difesa, ovvero in seguito ad una brusca torsione del polso.

Il sintomo principale è rappresentato dal dolore localizzato nel comparto ulnare del polso ed esacerbato dai movimenti di prono-supinazione dell’avambraccio. Talvolta il dolore può essere scatenato da movimenti del polso in deviazione radio-ulnare e può essere accompagnato da sensazione di scatto o scroscio intra-articolare. Il dolore può accompagnarsi ad impotenza funzionale nelle attività di rotazione contro resistenza. Nei casi di disturbi degenerativi, il carico assiale sulla mano scatena violento dolore e comporta immediato cedimento antalgico.

L’esame clinico prevede la valutazione dell’escursione articolare passiva e attiva nei movimenti di flesso-estensione, deviazione radiale e ulnare e prono-supinazione. In presenza di una patologia del TFCC, è presente una limitazione della prono-supinazione, con dolore ai gradi estremi dell’escursione articolare durante la mobilizzazione passiva.

Attualmente, il golden standard nella diagnostica dei disturbi intra-articolari del polso ed in particolare del comparto ulnare è rappresentato dall’artroscopia.

Oltre a rappresentare lo strumento diagnostico di maggiore sensibilità e specificità nell’identificare le avulsioni periferiche del TFCC, l’artroscopia è mezzo terapeutico per la riparazione ed il debridement dei diversi tipi di lesione. Tale metodica consente infatti l’identificazione delle lesioni traumatiche o degenerative del TFCC e di eventuali lesioni associate.

  • stai leggendo IL CASO DEL POTRO - 2

CONTINUA...