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A Pechino Nikola Bartunkova ha battuto per la prima volta due Top 10 nello stesso torneo e raggiunto la sua prima semifinale in un WTA 1000. "Un anno fa non pensavo che mi sarei trovata qui" ha ammesso
Alessandro Mastroluca | 08 ottobre 2026
Un anno e mezzo fa, Nikola Bartunkova era numero 517 del mondo e partecipava disputava i tornei del World Tennis Tour, il livello più basso del sistema del tennis professionistico. Ora è numero 34, il suo best ranking, e salirà ancora dopo aver raggiunto la prima semifinale in carriera in un WTA 1000, al China Open di Pechino. Nell'impianto realizzato per i Giochi Olimpici del 2008, ha battuto per la prima volta due Top 10 nel corso dello stesso torneo: ha eliminato la terzo turno Aryna Sabalenka, numero 2 del mondo, e firmato così il primo successo su una Top 5; nei quarti ha lasciato tre game a Karolina Muchova (8), finalista a Wimbledon.
"Significa tanto, prima di quest'anno non pensavo che mi sarei trovata qui in semifinale in un WTA 1000. Per me la cosa più importante è migliorare il mio stile, il mio gioco e godermi il tennis" ha aggiunto.
La prima grande svolta di Bartunkova è arrivata a Guadalajara lo scorso settembre. Entrata in main draw grazie a una wild card, è arrivata in semifinale, fermata solo da Iva Jovic.
Il 2026 è iniziato con la qualificazione all'Australian Open e la vittoria all'esordio su Daria Kasatkina, la sua prima contro una Top 10, seguita dal successo su Belinda Bencic.
Dopo gli ottavi di finale da lucky loser agli Internazionali BNL d'Italia, il risultato migliore della sua stagione sulla terra battuta, sull'erba è arrivata in finale al WTA 125 di Birmingham e i quarti a Berlino. Nella capitale tedesca ha dominato per un set e mezzo Sabalenka, che però ha ribaltato il match da sotto 2-6 0-4 e vinto al terzo. "E' stata una partita molto equilibrata. Da quel momento ho capito che avrei potuto farcela a battere le migliori del mondo" ha detto.
La sua ascesa si sostiene su un tennis che lei stessa ha definito imprevedibile, risultato di una non nascosta ispirazione per Carlos Alcaraz e Roger Federer.
"Fin da bambina mi sono ispirata a chi gioca un tennis aggressivo, a chi ha uno stile come quello di Federer, di Alcaraz - ha detto lo scorso gennaio a WTATennis.com - Mi piace giocare le volée, le palle corte, anche perché so che alle mie avversarie danno più fastidio”.
In campo si diverte, e non lo nasconde. Allo stesso tempo emerge uno spirito competitivo che ha caratterizzato tutta la sua crescita, come ha raccontato il padre Pavel Bartunek al portale ceco Tenisovy Svet.
Nikola Bartunkova (Getty Images)
"Sono un maestro, gestisco una scuola tennis da una ventina d'anni. Nikola e sua sorella maggiore sono cresciute con palline, racchette e attrezzature in casa. Entrambe avevano del potenziale, ma non le ho mai forzate. La sorella di Nikola soffriva di più emotivamente i confronti, le partite. Nikola, invece, è più una combattente. A cinque anni voleva essere come Petra Kvitova".
Ha messo la stessa ambizione anche al liceo, che ha concluso con ottimi voti. Ha mantenuto in campo e fuori anche una dimensione giocosa, che si traduce nel suo tennis, più di pensiero che di pura forza.
"Le piace giocare anche guardare le partite degli altri e delle altre. Studia il loro gioco, osserva come impugnano la racchetta, che variazioni eseguono, come si comportano in determinate situazioni - ha detto il padre - Ad alcuni piace il duro lavoro, ma devi avere anche passione per il gioco ed è sicuramente il caso di Nikola".
L'exploit di Bartunkova matura dopo la finale tutta ceca a Wimbledon, vinta da Linda Noskova su Muchova, e dal successo della Cechia in Billie Jean King Cup. Sono solo gli ultimi capitoli della lunga storia di successo della Cecoslovacchia prima, e della Repubblica Ceca poi, nel tennis femminile.
"Da quando siamo piccole, abbiamo tanti tornei da poter giocare - ha detto dopo la vittoria su Muchova a Pechino - Abbiamo disputato tantissime partite con Sara Bejlek, Tereza Valentova. Abbiamo grandi allenatori ma anche dei grandi genitori. Per me significa tanto. Penso sia per questo che ci sono così tante giocatrici di successo nella nostra nazione".