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Pro e contro di questo colpo sono da tempo al centro di accese discussioni. I partiti dell’uno e dell’altro gesto hanno entrambi valide argomentazioni. Ne abbiamo parlato con Gerardo Brescia, docente dell'Istituto Superiore di Formazione “Roberto Lombardi", specializzato nell'area tecnico-biomeccanica
di Max Grassi | 30 luglio 2026
Scomodare William Shakespeare e il famoso inizio del monologo del principe Amleto può sembrare eccessivo ma effettivamente, appena varcata per la prima volta la soglia di un campo, il quesito se giocare il rovescio ad una mano o a due è venuto ad ogni aspirante tennista. Nel corso degli anni il nostro sport è andato incontro a numerosi cambiamenti per avvicinarsi, passo passo, a quello che viene praticato oggi, cambiamenti che hanno segnato profondamente la sua evoluzione. Uno di questi è stato senz’altro quando, le scuole di tennis, hanno cominciato ad insegnare il rovescio a due mani perché prendeva piede l’idea di cambiare questo gesto tecnico in una variante che offrisse alternative e soluzioni diverse. Nel corso degli anni tuttavia, il rovescio ad una mano non è mai scomparso, lasciando di fatto la strada aperta ad ambo le possibilità.
Le due tipologie di realizzazione del rovescio vanno ancora oggi a rappresentare due filosofie di gioco ben distinte, portabandiera di fazioni contrapposte. Il tennis aggressivo, fisico, di potenza dei nostri giorni, a scapito di una realizzazione tecnica più elegante e ricercata.
“Proprio per come si è evoluto il tennis moderno - a parlare è Gerardo Brescia, docente dell'Istituto Superiore di Formazione “Roberto Lombardi, specializzato nell'area tecnico-biomeccanica - oggi si usa di più il rovescio a due mani perché offre molti più vantaggi rispetto a quello ad una mano, soprattutto dal punto di vista tattico. Vantaggi nella gestione del tempo perché il tennis è un gioco sempre più veloce e di conseguenza c'è sempre meno tempo per i giocatori per organizzarsi. Il rovescio a due mani favorisce una miglior opposizione alla palla in tempi brevi. Basti pensare alla risposta al servizio e a tutte quelle situazioni in cui si viene attaccati dal lato del rovescio, dove il gesto a due mani riesce ad avere una resa molto alta. E se si considera che il 70% dei punti giocati sia a livello ATP che WTA viene determinato sostanzialmente dal servizio e dalla risposta, è chiaro il vantaggio enorme che offre il gesto a due mani”.
Esiste un luogo comune che va sfatato: è quello secondo cui con il rovescio a due mani si tiri più forte rispetto a quello ad una mano. “Non è così - riprende il 41enne tecnico nazionale e preparatore fisico di secondo grado - Anzi, uno dei pochi pro rimasti del giocarlo ad una mano è quello che, a parità di qualità tecnica, si tira più forte, proprio per la meccanica del movimento, per come viene eseguito il colpo: c'è uno spazio di accelerazione molto maggiore nel rovescio a una mano che, essendo un movimento più libero e ampio, riesce a produrre velocità maggiori rispetto al gesto a due mani che invece, avendo due arti sull’attrezzo, ha un movimento molto più vincolato e bloccato. Il problema è che per sprigionare tutta l'ampiezza del movimento del rovescio ad una mano c'è bisogno di più tempo e infatti, tutti quelli che giocano il rovescio ad una mano, tendono a giocarlo - a meno che non si chiamino Roger - da un posizionamento più arretrato. Il che, da un punto di vista tattico, fa perdere campo perché difficilmente si riesce a tirare forte il rovescio a una mano se si gioca vicini alla riga di fondocampo”.
Parlando di tennis di alto livello, è poi evidente come nel gioco moderno si genera tantissimo top-spin (cioè la palla salta molto veloce e molto alta) e con il rovescio a due mani è molto più facile gestire impatti a livello delle spalle - o anche sopra le spalle - mentre con quello ad una mano si fa molta più fatica proprio a livello di movimento, di meccanica esecutiva. Tornano alla mente le mitiche sfide di Nadal contro Federer.
“Esattamente, tant'è vero - continua il tecnico pugliese - che quando Ivan Ljubicic si è seduto sulla panchina dello svizzero, gli disse: ‘Lui cerca sempre di giocarti molto alto, quindi l'unica soluzione che hai di rovescio è quella di colpire la sua palla molto presto, quasi con i piedi dentro al campo, in maniera tale che non acquisisca troppo spin. E, nella parte finale della carriera dello svizzero, abbiamo visto spesso questo modo di interpretare il rovescio perché ormai un po' tutti tentavano di metterlo in difficoltà con palle molto cariche sul rovescio che lui iniziò ad anticipare in maniera quasi esasperata. Cosa assai complicata... ma chiaramente lui poteva permetterselo”.
“Spesso, parlando di rovescio a due mani - continua Brescia che da circa un anno e mezzo è anche consulente, per conto della FITP, del team di Flavio Cobolli - si tende a generalizzare ed a considerarlo come un'unica tipologia. Invece, grazie ai materiali moderni, a partire dagli anni 2000, gli studi biomeccanici hanno dimostrato che si poteva eseguire un rovescio a due mani con una meccanica esecutiva molto simile a quella del diritto. Fino agli Anni ’80-’90, infatti, il rovescio a due mani non era altro che un rovescio ad una mano con l'aggiunta dell'altra sopra. A partire dagli anni 2000, con gli studi biomeccanici che si sono evoluti, applicati allo sport e al tennis in particolare, e grazie soprattutto al cambiamento dei materiali delle racchette, il rovescio a due mani è da intendersi come un diritto con l'altra mano. La meccanica esecutiva del rovescio bimane moderno non è quella di un rovescio a una mano con l'aggiunta dell'altra, ma di un diritto con la mano non preferita. Questo porta a due vantaggi: si può tirare molto forte rispetto al passato e gli arti, le due braccia, con questa modalità esecutiva sono molto indipendenti e quindi è più facile trovare anche angoli stretti (che invece è l'altro grande pro del rovescio a una mano, perché, oltre a produrre più velocità, garantisce maggiore libertà). Backspin, smorzata, passante stretto, niente è oggi precluso”.
Resta da capire perché il rovescio ad una mano sia meno diffuso nelle donne: “Per due motivi principali. Il primo è che, utilizzando un solo arto, è molto importante avere grande forza soprattutto nei muscoli del dorso e sappiamo che, a parità di allenamento, gli uomini hanno più forza rispetto alle donne. Il secondo motivo è la statura: il rovescio a una mano nel tennis moderno, per poter essere gestito in maniera ottimale, ha bisogno di una certa altezza perché, come abbiamo già detto, le palle rimbalzano sempre più alte. Le donne, mediamente, hanno un po' meno forza e altezza rispetto agli uomini, pur giocando su un campo e con una rete e con delle palline che sono identiche a quelle degli uomini per cui diventa complicato per loro gestire questo colpo”.
Attenzione però a non commettere l’errore, fatto spesso in passato, di prendere queste considerazioni come certezze assolute per il futuro. “La bellezza del tennis è che non esistono regole immutabili - riprende Brescia -. Prendiamo ad esempio Lilly Tagger, tennista austriaca emergente, fortissima, che gioca un rovescio a una mano straordinario. Ma anche tra i nostri junior abbiamo esempi di rovescio ad una mano notevoli come Enrico Sesti, il mancino Diego Tarlazzi o Federico Garbero, ragazzi che magari, sotto l'influsso di Musetti, hanno scelto questa strada”.
Uno sguardo ai futuri Sinner e Musetti? “La cosa importante a livello didattico è non imporre nell'età giovanile un gesto piuttosto che l'altro, ma farli provare entrambi, senza precludere l'opportunità a ragazzini a 6, 7, 8, o 9 anni di esplorare un'azione di gioco che può essere loro più congeniale. Questo è il vero segreto. La prima cosa da fare quando si insegna per la prima volta il rovescio ad un bambino è chiedere a lui quale piace di più, quale vuole provare per primo. Non è difficile poi capire quali sono le sue attitudini e, non a caso, nel mini-tennis insegniamo entrambi i colpi. Non siamo noi che dobbiamo imporre o dare delle linee guida, ma dobbiamo saper tirare fuori le qualità dei bambini”.
Ricapitolando, in estrema sintesi: perché giocare il rovescio a due mani? “Per oppormi meglio alla palla e avere più controllo. Ad una mano, per liberare il colpo e avere più soluzioni” conclude Gerardo Brescia. Opposizione contro fantasia… non è proprio come 'essere o non essere' ma poco ci manca.
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