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Il confronto con il presente è impressionante. Da una tradizione popolata da campionesse Slam si è passati a quattro giocatrici nelle prime cento e a nessuna nelle prime quaranta. Eppure Lilli Tagger offre una ragione per non considerare conclusa la storia
30 luglio 2026
Sono rimaste in quattro, su cento giocatrici. Nella classifica Wta il rovescio a una mano sopravvive grazie a Lilli Tagger, Viktorija Golubic, Diane Parry e Tatjana Maria: quattro interpreti molto diverse, unite da un colpo che nel tennis femminile contemporaneo è diventato una rarità assoluta. Appena il quattro per cento delle prime cento del mondo, in un mondo nel quale il rovescio bimane viene ormai insegnato quasi automaticamente fin dai primi passi.
Non è soltanto una questione estetica. Il rovescio a due mani offre maggiore stabilità in risposta, permette di contenere meglio le palle alte e richiede meno forza nel braccio dominante. In un tennis sempre più rapido, nel quale le giocatrici aggrediscono la seconda di servizio e cercano di colpire in anticipo, sono vantaggi difficili da ignorare. Il colpo a una mano pretende invece preparazione, distanza perfetta e una coordinazione particolarmente raffinata. Regala più libertà, ma espone a maggiori rischi.
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Per questo, l'arrivo ad alto livello di Lilli Tagger rappresenta una notizia importante. Austriaca, diciottenne e già numero 45 del mondo, è la più giovane e la meglio classificata delle quattro. Il suo rovescio non è il residuo di una formazione tradizionale, ma una scelta personale. Da bambina giocava il colpo a due mani, ma a dieci anni, ispirata da Roger Federer e Dominic Thiem, chiese di cambiarlo. Gli allenatori cercarono di dissuaderla. A dodici anni strappò un accordo: se avesse vinto un torneo, avrebbe potuto passare al suo colpo preferito. Vinse e gli allenatori furono costretti a mantenere la promessa.
Le servì circa un anno per adattarsi. Poi l’incontro con Francesca Schiavone, diventata una delle figure centrali della sua crescita. Proprio lei che ha portato il rovescio a una mano fino al titolo del Roland Garros, mostrando al mondo un colpo fatto di rotazione, anticipo e variazioni. Tagger lo interpreta con una struttura più moderna: è alta, serve forte e cerca spesso l’accelerazione, soprattutto lungolinea.
Lilli Tagger a 12 anni strappò un accordo con i suoi allenatori: se avesse vinto un torneo avrebbe potuto passare al suo colpo preferito, il rovescio a un mano

Wta, il rovescio a una mano ieri e oggi
Fra le altre tre, la più classica delle esecuzioni è probabilmente quella di Viktorija Golubic. La 33enne svizzera possiede un rovescio completo, capace di alternare topspin e slice, cambiare direzione e produrre improvvise accelerazioni. Non lo utilizza come semplice soluzione di sopravvivenza: è il centro del suo tennis. La preparazione fluida e il modo in cui riesce a trovare il lungolinea ricordano una scuola ormai quasi scomparsa, nella quale il colpo non veniva giudicato soltanto per la potenza, ma per le possibilità che offriva.
Diane Parry, numero 60, è invece la custode più consapevole della tradizione. Francese, cresciuta a pochi passi dal Roland Garros, ha indicato Justine Henin e Amélie Mauresmo fra le proprie fonti d’ispirazione, non un caso evidentemente. Il suo rovescio può creare angoli in top, ma anche neutralizzare lo scambio attraverso un back profondo. Parry ha spiegato che un colpo del genere deve essere quasi “sentito nell’anima”: una frase romantica, ma anche tecnicamente significativa. Per giocarlo bisogna accettarne la complessità e credere che la varietà possa compensare la minore solidità immediata.
Il caso di Tatjana Maria è ancora differente. La tedesca non cerca quasi mai il rovescio coperto e costruisce il proprio tennis attraverso lo slice. La sua palla viaggia bassa, rallenta lo scambio e costringe le avversarie a generare velocità. È una forma di resistenza al tennis contemporaneo: mentre quasi tutte provano a colpire più forte, Maria toglie ritmo.
Tagger, Golubic, Parry e Maria non giocano dunque lo stesso rovescio. La prima lo usa come arma d’attacco, la seconda come colpo completo, la terza come strumento di costruzione e la quarta quasi esclusivamente per tagliare la palla dall'alto al basso. Hanno in comune soltanto una mano sulla racchetta e la responsabilità (involontaria) di rappresentare una tecnica che un tempo era la normalità.
Basta guardare alla storia. Justine Henin ha probabilmente espresso il rovescio a una mano (femminile) più spettacolare ed efficace dell’era moderna. Nonostante fosse alta appena 1 metro e 67, generava velocità e rotazione attraverso una torsione impressionante. Steffi Graf lo interpretava invece in maniera opposta. Il suo rovescio era quasi sempre uno slice basso e velenoso, utilizzato per togliere tempo, impedire alle avversarie di attaccare e preparare il suo diritto monstre. Non era un punto debole da proteggere, ma il primo movimento di una combinazione devastante. Il taglio rallentava e abbassava la palla, subito dopo arrivava l’esplosione del diritto.
Anche Martina Navratilova usava soprattutto lo slice, ma con un’altra destinazione: la rete. Il rovescio era un colpo di transizione, necessario per avanzare, costringere l’avversaria a rispondere dal basso e preparare la volée. Nel più sofisticato gioco offensivo prodotto dal tennis femminile, il rovescio era una parte essenziale dell’architettura. Con Gabriela Sabatini diventava invece un gesto ampio, fluido e ricco di top. Quello dell’argentina rimane uno dei rovesci più riconoscibili e affascinanti degli anni Ottanta e Novanta. Amélie Mauresmo riusciva infine a riunire quasi tutte le possibilità: poteva coprire la palla, tagliarla, cercare l’angolo stretto oppure seguire il colpo a rete. Era un rovescio antico nella forma, ma già moderno nella forza atletica che lo sosteneva.
A loro, si aggiungono altri nomi. Per esempio, quelli di Evonne Goolagong, Hana Mandlikova, Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Carla Suarez Navarro, ultima giocatrice con il rovescio a una mano capace di entrare fra le prime dieci, nel 2016. Nel ventunesimo secolo, oltre alla spagnola, soltanto Henin, Mauresmo, Schiavone, Vinci e Nathalie Tauziat hanno raggiunto la top 10 con quel colpo.
Il confronto con il presente è impressionante. Da una tradizione popolata da campionesse Slam si è passati a quattro giocatrici nelle prime cento e a nessuna nelle prime quaranta. Eppure Lilli Tagger offre una ragione per non considerare conclusa la storia. È giovane, ha scelto volontariamente il colpo a una mano in un’epoca che suggeriva il contrario e sta salendo rapidamente. Forse non tutto, per i nostalgici, è perduto.