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E' l'estate la stagione delle sorprese sui circuiti ATP e WTA. Il cemento il giudice severo: meteore o veri outsider?

Se nel 2025 a prendersi la scena furono le storie di Boisson ed Eala, quest'anno a far registrare gli inattesi exploit sono stati Chwalinska e Fery. Il destino però è sempre in agguato

di | 31 luglio 2026

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Alex Eala in azione sulla terra degli Internazionali BNL d'Italia 2026 (foto FITP)

Se l'autunno è la stagione dei buoni propositi, l'estate è da sempre quella delle favole e delle sorprese. Che poi si arrivi o meno al lieto fine solo il tempo potrà dirlo, ma è curioso registrare come dopo quanto accaduto dodici mesi fa anche quest'anno la bella stagione sia coincisa con l'ascesa sul palcoscenico dei grandi di due profili inattesi ai più e per questo ancor più sorprendenti da scoprire. 

Riavvolgendo il nastro al 2025 la storia più eclatante la regalò Lois Boisson, francese ventiduenne capace al Roland Garros di spingersi fino alle semifinali battendo lungo il suo percorso rivali del calibro Elise Mertens, Jessica Pegula e Mirra Andreeva salvo poi arrendersi alla sola Ccoc Gauff. Entrata in tabellone grazie a una wild-card e da n.361 del mondo, la francese chiude il torneo tra gli applausi del pubblico e con un nuovo best ranking di n.66 del mondo.

E' l'estate la stagione delle sorprese sui circuiti ATP e WTA. Il cemento il giudice severo: meteore o veri outsider?

Non paga, due settimane dopo si presentò sulla terra rossa di Amburgo e lì riuscì a far suo anche il primo titolo in carriera superando in finale l'ungherese Anna Bondar. Sembrava una carriera ormai lanciata verso nuovi traguardi, e con lei il circuito femminile pareva aver trovato un'altra contendente capace di eccitare la contesa tra le top player.

Il destino aveva invece altri piani. Boisson sul finire della stagione rimediò una lesione al braccio destro mal compresa e peggio gestita, che la lasciò senza tennis per quasi sette mesi. "Sono stati mesi molto difficili, i più difficili da quando gioco a tennis - dichiarò ad aprile la francese ad AFP - Li ho gestiti molto male anche dal punto di vista mentale, ma non è una coincidenza che tutto sia andato così: questo percorso mi ha insegnato delle cose e sono convinta che mi aiuterà in futuro".

Alla conoscenza fatta un anno fa di nuove attenzioni e una nuova visibilità tutta da gestire - "Stress, pressione, sensazioni a cui non ero abituata. Diciamo che si è concentrata troppa attenzione su di me" - Boisson sta adesso facendo i conti con la ricostruzione di una condizione e di una fiducia che alla luce dei suoi ultimi risultati appaiono ancora tutte in salita. Eliminata al primo turno del "suo" Roland Garros, Boisson si è rivista precipitare nel ranking (n.154) inanellando altre due sconfitte al primo turno sull'erba di s'Hertogenbosch e Wimbledon e negli Stati Uniti andrà ora in cerca della sua sola seconda vittoria del 2026. 

Chi invece è riuscita a tesaurizzare la sua stagione rivelazione è stata la filippina Alexandra Eala. Anche per lei galeotta fu l'estate 2025, preceduta dall'exploit di marzo quando a Miami centrò da wild-card la semifinale nel WTA1000 della Florida sbarazzandosi di rivali quali Jelena Ostapenko, Madison Keys e Iga Swiatek. Il primo titolo in carriera arrivò tre mesi dopo a Eastbourne a suggellare un balzo in avanti nel ranking che nel giro di pochi mesi l'aveva vista issarsi dal n.147 al n.51 del mondo.

Allieva dell'Academy di Rafa Nadal, il grande merito di Eala è stato quello di portare sulla mappa del circuito le Filippine, paese appassionato di tennis che aspettava solo una miccia per accendersi: un paese "sparpagliato tra le isole e i continenti tornato d'improvviso a battere come un solo cuore", come scrisse il Philippine Star. Il 2026 anziché vederla crollare l'ha vista invece consolidare lentamente e intelligentemente la sua classifica, alternando presenze negli eventi WTA125 (con tanto di titolo colto a Birmingham) a piazzamenti di rilievo in tornei quali Auckland e Berlino - dove giunse sino alle semifinali - cui potrebbe ora aggiungersi una terza apparizione a Washington dove è ora attesa dal quarto di finale contro Elina Svitolina.

Quest'anno è toccato ad altre due comparse assurgere al ruolo di protagonisti. A prendersi la ribalta a Parigi è stata la polacca Maja Chwalinska, capace di approdare in main draw dalle qualificazioni e da lì volare fino alla finale da cui è uscita sconfitta per mano di Mirra Andreeva. Il folle volo le valse quasi cento posizioni guadagnate nel ranking, dove oggi occupa la ventiduesima posizione e da dove nei prossimi mesi sarà chiamata a puntellare ancor di più il suo status: perché se è vero che una classifica più alta garantisce sorteggi migliori, è altrettanto vero che stress e pressioni possano giocare brutti scherzi quando ci si affaccia per la prima volta da tali altezze.

E' l'estate la stagione delle sorprese sui circuiti ATP e WTA. Il cemento il giudice severo: meteore o veri outsider?

Il primo si è presentato a Wimbledon, primo torneo da lei giocato dopo Parigi, e dove la polacca alle prese con il suo match di primo turno e col punteggio di 6-2 5-2 in suo favore si era presentata alla battuta per chiudere il match: crack, una brutta storta alla caviglia, e match compromesse e infine perso 2-6 7-5 6-2. 

Wimbledon è stato però anche teatro di un'altra storia che ben si accorda a quelle sin qui descritte, ed è il percorso lì compiuto dal britannico Arthur Fery. Anche lui beneficiato da una wild-card dagli organizzatori del torneo, Fery che fino ad allora aveva vinto due soli match in sede Slam (in Australia contro Flavio Cobolli e a Parigi contro Elias Ymer, entrambe nel 2026) non si accontentò del tris arrivando fino alle semifinali dove fu infine battuto da Alexander Zverev. "Adesso potrò giocare i tornei del circuito per almeno un anno intero - dichiarò Fery a fine match - Sarà interessante vedere come gestirò questo cambiamento e tutto ciò che comporta in termini di aspettative da parte mia, del pubblico, di tutti, ma non vedo l’ora di affrontare questa sfida". E mentre lo diceva, aveva la faccia felice del bambino a cui d'improvviso si sono aperte le porte del parco giochi: elencava i tornei che da tempo desiderava giocare - Shanghai, Monte-Carlo -, il ritorno in Australia. Ma dietro allo stupore in lui era già chiaro anche il modo in cui avrebbe voluto fare il suo ingresso in questo nuovo parco dopo la rivelazione ottenuta all'AELTC: "Sarà tutto nuovo e devo abituarmi, ma ricaricherò le pile per tornare a giocare ancora al massimo - confidò ancora il britannico - Non so se giocherò a Montreal, dove ero iscritto, ma sicuramente sarò a Cincinnati, a Winston Salem e allo US Open". Come a dire che il destino è sempre in agguato, e rivelarsi un facile bersaglio è il più grande degli errori.

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