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Zverev non si accontenta: "Voglio vincere altri Slam, lavoro duro per questo"

Le parole di Alexander Zverev dopo la vittoria in semifinale contro Karen Khachanov allo US Open. "Ho vinto in tre set ma non è stato facile, avrebbe potuto vincere secondo e terzo" ha ammesso. In finale giocherà contro Ben Shelton. "Ci sarà un pubblico energico, questo tipo di atmosfera mi piace" ha detto

12 settembre 2026

La gioia di Alexander Zverev allo US Open (Getty Images)

La gioia di Alexander Zverev allo US Open (Getty Images)

"Vincere uno Slam era il grande obiettivo, ma adesso ne vogliamo di più. Vogliamo raggiungere traguardi ancora più grandi. Continuiamo a lavorare duramente per questo" ha detto Alexander Zverev dopo la vittoria in semifinale allo US Open contro Karen Khachanov, che lo proietta alla sesta finale Slam in carriera, la terza di fila, su tre superrfici diverse nel 2026

"Ho vinto in tre set ma non è stata certo una partita facile - ha spiegato il tedesco - Karen ha giocato molto bene, ha lottato in maniera incredibile. Avrebbe potuto tranquillamente vincere il secondo e il terzo set, è abbastanza evidente. Semplicemente, ho giocato qualche punto un po’ meglio qua e là" ha sottolineato Zverev.

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Il tedesco ha vinto al quinto set le prime due partite nel torneo, contro Lorenzo Sonego e Quentin Halys, come non era mai successo alla testa di serie numero 1 nella storia del torneo. Nei primi due turni è rimasto complessivamente nove ore e 26 minuti. Dal 1999, da quando la durata dei match viene registrata negli Slam, solo Andy Murray all'Australian Open 2023 (10H 34M) e Fabrice Santoro al Roland Garros 2004 (9H 55M) hanno giocato di più per raggiungere il terzo turno. Lo stesso Zverev ha ammesso che non ha giocato bene all'inizio del torneo. "Poi però il miglioramento è stato drastico. È una cosa fantastica, perché ho iniziato il torneo pensando: “Beh, è inutile, tanto qui non combinerò niente”, e adesso eccomi qui, seduto a prepararmi per una finale domenica. Nello sport e nel tennis le cose possono cambiare molto rapidamente" ha detto in conferenza stampa.

Zverev, che ha raggiunto Jannik Sinner in vetta alla Race, la classifica basata sui migliori risultati nell'anno solare, ha raggiunto proprio allo US Open la sua prima finale Slam, nel 2020. "Anche allora non stavo giocando bene, ma non ho fatto bene per tutto il torneo. Eppure sono arrivato in finale e sono stato a due punti dalla vittoria" ha detto. Ma ha finito per diventare il primo a sprecare due set di vantaggio in una finale dello US Open in singolare maschile dal 1949. 

Da quella finale persa contro l'amico Dominic Thiem molto è cambiato. "Sono successe moltissime cose. Ho giocato tante altre finali. Ho disputato tante partite importanti da allora. All'epoca, ovviamente, era la mia prima finale di uno Slam. Ero inesperto" ha ammesso il tedesco. "Fin quando non ho vinto il Roland Garros - ha aggiunto - ci sono stati degli interrogativi, dei dubbi sul fatto che sarei mai riuscito a vincerne uno Slam. Ora che ci sono riuscito va bene così".

Quella finale si giocò in uno stadio vuoto a causa della pandemia da Covid-19. Quella di domenica, contro Ben Shelton, primo finalista afroamericano a Flushing Meadows dai tempi di Arthur Ashe nel 1972, a una vittoria dall'essere il primo campione Slam statunitense in singolare maschile dopo Andy Roddick nel 2003, si giocherà in un'atmosfera decisamente diversa. 

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"Ben ha un servizio enorme, colpi pesantissimi da fondo. Tutto quello che fa è potente - ha detto Zverev - Ci sarà un pubblico rumoroso ed energico, ma mi piace, purché sia corretto e non interrompa durante i punti. Penso che il pubblico più ostile, se vogliamo chiamarlo così, l'ho incontrato giocando contro avversari francesi a Parigi-Bercy, ai tempi. Era piuttosto intenso, e a me quelle situazioni sono sempre piaciute. Mi sono sempre piaciute atmosfere di questo tipo. Ovviamente ho giocato contro australiani in Australia. Ho giocato contro Arthur Fery a Wimbledon, ma lì il pubblico è un po' diverso".

Diverso è anche il tennis di Zverev, più convinto e aggressivo. Questa evoluzione non può essere, spiega, il frutto di una decisione estemporanea nel corso della partita, al momento di colpire questa o quella palla. "La decisione consapevole consiste nel farlo in allenamento ogni singolo giorno, così che poi diventi automatico nel match. In partita non dovresti pensare se fare questa o quella scelta in un determinato momento. Penso che tutto debba semplicemente fluire. Il flusso nasce da come ti alleni e da quello che fai in allenamento. È tutto qui".

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