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Rinderknech pronto a sfidare Berrettini: "Sono cresciuto sulla terra, qui posso attaccare bene"

La storia del francese Arthur Rinderknech, che ha studiato alla Texas A&M University negli Stati Uniti, e nell'ultimo anno ha cambiato marcia in carriera grazie al lavoro con il coach Lucas Pouille

di | 28 maggio 2026

Arthur Rinderknech in azione (Getty Images)

Arthur Rinderknech in azione (Getty Images)

Testa di serie numero 22 al Roland Garros 2026, Arthur Rinderknech è arrivato a Porte d’Auteuil con nuove certezze che affondano in sensazioni antiche, familiari. Nato nella regione parigina e cresciuto a pochi chilometri dal Roland Garros, ha ottenuto i suoi risultati migliori sul duro ma ha forgiato il suo tennis sul rosso.

"Sono cresciuto sulla terra battuta. Qui ho imparato a giocare, qui sono cresciuto come molti francesi. Ma io ci sono proprio cresciuto. È vero che poi sono andato negli Stati Uniti tra i 18 e i 22 anni, dove ho familiarizzato di più sul cemento, ma nel circuito ho ritrovato tutte quelle basi sulla terra battuta che avevo sviluppato da giovane", ha dichiarato in conferenza stampa alla vigilia dell'esordio al Roland Garros.

Nella sessione serale, oggi, lo attende Matteo Berrettini, capace di raggiungere i quarti di finale al Roland Garros nel 2021. "Con il mio fisico, bisogna lavorare e soprattutto adattarsi negli spostamenti, nel gioco di gambe, nelle scivolate e in tutto ciò che comporta la terra battuta. Ma una volta entrato nel ritmo, mi trovo davvero bene" ha detto Rinderknech: parole che possono calzare a pennello anche per il romano. 

Secondo Rinderknech, la terra non è solo una superficie che premia la difesa strenua. E' vero, come si legge sulle tribune del Philippe Chatrier che ospiterà la partita, che la vittoria appartiene al più tenace. Ma, come insegna il campione più titolato al Roland Garros, lo spagnolo Rafa Nadal la cui orma resterà per sempre incisa sulla terra rossa dello stadio, la tenacia ha molti tratti differenti. "La terra ti dà anche più tempo per avanzare e conquistare campo. Quando gioco su superfici molto rapide, è difficile guadagnare ulteriore tempo. Sulla terra battuta, invece, puoi permetterti di avere più tempo per salire a rete e tagliare meglio gli angoli. La terra permette proprio di giocare un tennis offensivo. Ovviamente bisogna anche saper reggere lo scambio, difendere, correre e fare passanti".

Con il suo allenatore Lucas Pouille, che guida il team completato dal preparatore atletico Tanguy Crestel e dal fisioterapista Olivier Choupeau, ha lavorato molto sulle soluzioni di tocco e le palle corte, un altro aspetto sul quale sarà stimolante il duello con Berrettini. "Su questa superficie è fondamentale lavorare sulla sensibilità di mano sulla terra battuta ed essere capaci di chiudere tutti quei piccoli punti legati al tocco" ha spiegato.

La grinta di Arthur Rinderknech (Getty Images)

La grinta di Arthur Rinderknech (Getty Images)

Un esito simile sarebbe stato probabilmente più difficile con un coach diverso. Per prendere nuove strade, come ha spiegato bene Andrey Rublev nel motivare l'effetto positivo della partnership con Marat Safin, bisogna essere pronti ad ascoltare. E se il messaggio arriva da un amico, da qualcuno di cui ci fidiamo, viene tutto più naturale.

Pouille, che ufficialmente non è ancora un ex giocatore, ha iniziato a lavorare con Rinderknech un anno fa, proprio dopo il Roland Garros 2025. Il francese stava vivendo uno dei periodi più difficili della sua carriera. A un certo punto ha pensato anche di smettere. Pouille, che conosce il buio della depressione, ha fatto quel che di più importante potesse esserci: ha creduto in lui. 

"Abbiamo già realizzato tante belle cose. Vogliamo ottenerne ancora molte altre, arrivare ancora più in alto e più forte. Lavoriamo per questo. Ho la fortuna di averlo al mio fianco e lo ringrazio, perché fa ogni giorno tantissimi sacrifici e sforzi per me, e sono consapevole della fortuna che ho. È importante, porta tantissimo. Ha enormemente tanto da trasmettere, oltre a essere una persona eccezionale" ha ammesso in conferenza stampa durante il Media Day al Roland Garros.

La storia particolare di Arthur Rinderknech

 

Il diritto di Arthur Rinderknech (Getty Images)

Il diritto di Arthur Rinderknech (Getty Images)

Avere come allenatore un giocatore non ufficialmente ritirato può essere considerato qualcosa di insolito. Ma, come aveva dichiarato Rinderknech durante gli US Open 2025, c'è poco di usuale nella sua storia. "Ho fatto un percorso diverso. Da giovane non sono mai andato in un centro federale e non ho mai interrotto gli studi. Poi sono andato a studiare negli USA" ha raccontato.

Non era tra i migliori prospetti di Francia, infatti, quando ha scelto di non abortire il suo sogno e di guardare all'America con dolcezza. Ha cercato la sua strada di casa a 8.000 chilometri da casa, alla Texas A&M University, trascorrendo quattro anni a College Station, una città più famosa per il football universitario che per il tennis. "In Francia non ricevevo molto supporto. Volevo continuare a giocare a tennis senza rinunciare agli studi, e negli Stati Uniti potevo fare entrambe le cose. È stata un’esperienza fantastica e ho continuato a migliorare" ha detto in conferenza stampa durante lo US Open.

Il tennis ha fatto parte da sempre della storia della famiglia Rinderknech. Suo padre, Pascal, dirige un club di tennis a Parigi, mentre sua madre, Virginie, ha giocato a livello professionistico, vincendo una partita al Roland Garros nel 1986. Al college, poi, ha conosciuto Hortense Boscher, che giocava per la squadra della Texas A&M e l'anno scorso è diventata sua moglie. 

In Texas l'ha anche raggiunto suo cugino, il monegasco Valentin Vacherot, che l'ha battuto nella memorabile finale del Masters 1000 di Shanghai 2025, la seconda in questa categoria di tornei tra ex giocatori di tennis universitario (dal 1990).

Nel 2018 erano insieme, giocando rispettivamente da numero 2 e numero 4, quando la squadra maschile di tennis della Texas A&M perse drammaticamente 4-3 la semifinale NCAA contro Wake Forest University: quella sfida segnò la fine della brillante carriera universitaria di Rinderknech.

L’allenatore Steve Denton, due volte finalista agli Australian Open, ricorda ancora ciò che il francese gli disse dopo quella sconfitta: “Steve, prenditi cura di mio cugino come ti sei preso cura di me”. Denton l'ha promesso, e quella promessa l'ha mantenuta.

Dopo il college, sono passati diversi anni prima che Rinderknech potesse realizzare appieno le sue ambizioni. Il suo anno migliore resta il 2025, quello in cui ha compiuto 30 anni. Ha raggiunto i quarti in doppio all'Australian Open, gli ottavi in singolare allo US Open (i suoi migliori risultati Slam) e, a Shanghai, la più prestigiosa delle due finali in carriera. Ha firmato la sua prima vittoria contro un Top 10, Ben Shelton al Queen's, e la prima contro un Top 5, due settimane dopo contro Alexander Zverev, battuto in cinque set al primo turno a Wimbledon.

Valentin Vacherot e Arthur Rinderknech durante la cerimonia di premiazione a Shanghai (Getty)

Valentin Vacherot e Arthur Rinderknech durante la cerimonia di premiazione a Shanghai (Getty)

Quest'anno ha fatto valere il suo rinnovato status di Top 30 centrando una finale in doppio al Masters 1000 di Indian Wells. Durante il torneo di Madrid si è regalato anche un giorno insieme a Kylian Mbappé, che l'ha invitato al Bernabeu ad assistere alla partita di campionato vinta dal Real, la squadra del campione francese, contro l'Alaves. Rinderknech si è presentato con la maglia della sua squadra del cuore, il Rennes, e ha salutato l'attaccante con un grande in bocca al lupo per i prossimi Mondiali che la Francia inizierà giocando tutte le partite del girone negli Stati Uniti. Un fil rouge di emozioni positive che Berrettini è pronto a spezzare.

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