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Nel secondo turno affronterà il tennista di casa Rindercknech. E svela una bellissima iniziativa dell’Onlus ‘Atleti al tuo fianco’
di Francesca Paoletti, da Parigi | 25 maggio 2026
In cinque anni è accaduto un po’ di tutto; discese, risalite, giornate da dimenticare e giornate memorabili che gli hanno permesso di aggiungere una mezza dozzina di trofei -e un paio di insalatiere- nella sua bacheca di casa. Matteo Berrettini mancava al Roland Garros dal 2021, e ora, che finalmente è atterrato a ‘Charles De Gaulle’ non solo per marcare visita e tornare indietro, ma per esserci da protagonista, parla del suo lavoro e del suo sport utilizzando parole potenti, cariche di passione. “Sfortunatamente ero venuto due volte per ritirarmi, e non è stata una cosa piacevole – racconta - . Sono molto felice di essere qui: il 2021 è stata l’ultima volta che ho giocato, ho pensato anche a quello prima di scendere in campo oggi, ho pensato al fatto di godermi la partita. Non stavo pensando a problemi fisici, non c’erano dubbi sul giocare o non giocare. Mi sono detto: “Dai, godiamoci questa partita, alla peggio la perdi e via”. Credo che questo tipo di approccio possa aiutarmi nelle situazioni in cui ho sempre desiderato semplicemente stare bene, giocare e godermela. Sono molto felice di vedere che, anche se era un campo piccolo, c’era tanta gente, tanto tifo, anche nei momenti più delicati”.
Il match con Marton Fucsovics si è giocato in condizioni climatiche molto difficili: “E’ peggio stare fermi che giocare con il caldo – dice sorridendo - ; vero, fa piuttosto caldo per essere Parigi in questo periodo dell’anno, ma queste condizioni mi piacciono e mi piace quando la palla viaggia e rimbalza così”.
Il martello e la pazienza: “Non ho iniziato nel modo giusto, ho dovuto trovare la mentalità corretta – l’analisi del match - . Tengo davvero molto a questo torneo e, in generale, a ogni partita che gioco. Cerco di dare sempre il massimo, ma a volte ci vuole tempo e questo sport può essere brutale. Penso però di aver finito il match meglio di come l’ho iniziato, il che è un buon segnale”.
“Nelle ultime settimane – prosegue il romano - ho fatto i conti, più che con il fisico, con l’atteggiamento, l’energia. Credo di essermi un po’ ritrovato anche nel primo set, in cui però non riuscivo ad alzare i giri del motore: ero un po’ bloccato, statico, lento. Ho provato ad accettare il fatto che mi sentissi così e, invece di darmi addosso, mi sono detto che comunque ci stavo provando, che è quello che ho sempre fatto: accettare e andare avanti. Non è semplice, però una volta trovata la quadra è stato tutto un po’ più semplice. Dovevo solo superare un po’ di tensione iniziale e poi la partita è stata di alto livello”.
Qualcuno lo proietta già al prossimo Wimbledon, ma lui rimane fermo sul Roland Garros e su una nuova opportunità parigina dopo tanti dolorosi forfait: “Sono cinque anni che non gioco qui, mi sto godendo il tempo, l’atmosfera, anche il campo piccolo, mi ha ricordato un po’ la prima volta che sono venuto nel 2018, quindi sono belle sensazioni. Quando arrivano gli infortuni sei sempre negativo, allo stesso tempo ora mi guardo allo specchio e sono molto orgoglioso della mia carriera e di ciò che ho ottenuto. Chi mi conosce da quando sono bambino sa che ho iniziato a infortunarmi da quando avevo più o meno 12 anni. Fa un po’ parte di quello che sono: se ho un grande servizio, un grande dritto, ho anche questo problema. Però ho anche una mente resiliente e lavoro sempre duro per tornare e per competere, perché mi piace competere. Mi piace mettermi in situazioni in cui la maggior parte delle persone farebbe fatica, e più si fa dura più io ci sono. Erano cinque anni che non giocavo a Parigi e fa davvero piacere essere qui e parlare dopo una vittoria”.
Matteo Berrettini nel prossimo turno affronterà il tennista di casa Rinderknech e, cosa che gli capita raramente sul tour, avrà probabilmente gran parte del tifo del pubblico contro: “Dopo aver vissuto, tra l’altro anche qui, in due edizioni, il tennis senza pubblico durante il Covid, preferisco avere una bolgia contro piuttosto che nessuno. Credo che giocare con lui qui sarà una cosa bellissima, alla fine ci svegliamo la mattina, lavoriamo, facciamo tutto questo per vivere questo tipo di emozioni e di partite. Sarà una partita complicata per mille aspetti, lui ci tiene particolarmente essendo in Francia, però sono contento che ci sarà una bella atmosfera”.
Poco più di un mese fa il tennista romano, ex numero 6 del mondo, ha soffiato sulle 30 candeline. Un'età sempre particolare per gli atleti. “Cosa ho pensato? C’era di tutto nella mia testa; leggerezza, pesantezza, felicità, l‘oddio, il tempo passa troppo veloce’. Ci sono stati tanti regali speciali: quadri, collane, bigliettini, libri, cose molto belle e significative. Ho fatto anche una cosa che non mi piace troppo pubblicizzare, perché credo che la beneficenza vada fatta a prescindere, ma visto che me lo avete chiesto lo dico: ho chiesto alle persone che avevano piacere di farmi un regalo di fare invece una donazione a una Onlus che sostengo. Prima di tutto perché ho tutto, sono fortunato e posso permettermi tutto, quindi non avevo bisogno di altro, e poi perché mi piace l’idea di aiutare persone che sono più in difficoltà. Questo è ciò che mi ha reso più felice, perché si è raggiunta una bella somma che aiuterà molte persone. L’onlus si chiama “Atleti al tuo fianco”, e aiuta i pazienti oncologici. C’è una cosa bellissima che mi colpisce sempre: quando sei sotto chemio e sei in difficoltà, praticamente l’unica cosa che riesci a mangiare sono i gelati, e lì c’è un frigo con il mio nome sopra, con i gelati che questi ragazzi e queste persone possono prendere. Ogni volta che prendono un gelato ringraziano a mio nome, e sono cose che vanno al di là di quello che facciamo noi, sono molto più importanti. Ricevere queste notizie è una delle ragioni per cui, alla fine, gioco”.