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Precoce anche sui libri, ha lasciato il college dopo un solo semestre per dedicarsi al tennis nel 2022. Contro Sinner ha perso la finale a Pechino, ma quasi sei mesi dopo è alle porte della Top 20. E coach Chang lo esalta: "In campo è simile a me, ed è sempre affamato"
di Samuele Diodato | 12 marzo 2026
Neanche sei mesi sono passati da quando Learner Tien ha incontrato Jannik Sinner in quella che ad ottobre – nell’ATP 500 di Pechino – era per lui, classe 2005, la prima finale in carriera. Una partita terminata con un doppio 62 che non ha frenato il percorso di crescita del californiano. E ora, Tien si ritroverà nuovamente di fronte al n.2 al mondo, nel suo primo quarto di finale in un Masters 1000, ad Indian Wells.
Mancino, figlio di due immigrati dal Vietnam, conosciutisi negli Stati Uniti su un campo da tennis, Tien ha un nome che in italiano significa "colui che impara", e richiama la professione di mamma Huyen, insegnante di matematica. Ad avvicinarlo al tennis, quando aveva appena un anno, è stato però papà Khuong, avvocato.
Da loro ha assorbito un concetto chiave: “È praticamente irrilevante vincere o perdere, semplicemente si migliora di volta in volta”, ha detto in un’intervista di qualche tempo fa. E l’ascesa, pur con le dovute difficoltà, è stata folgorante.
Entrato al liceo ad 11 anni, ed iscrittosi nel 2022 alla University of Southern California, ha lasciato dopo un semestre per dedicarsi completamente al tennis. Vincendo la scommessa immediatamente. Laureatosi campione nazionale Under-18 nello stesso anno, nel 2023 ha raggiunto due finali Slam a livello junior (all’Australian Open ed allo US Open), bissando anche il titolo Under-18.
Nel 2024, poi uno step ulteriore: smaltita una frattura alla costola, ha vinto quattro ITF ed i primi tre Challenger della sua carriera, qualificandosi alle NextGet ATP Finals (perse solo in finale da Joao Fonseca). Sin da ragazzino viene paragonato a Michael Chang, che “come nelle favole” è diventato il suo allenatore proprio dallo scorso giugno.
Con l’ex n.2 al mondo (campione del Roland Garros 1989 a 17 anni) Tien condivide lo spirito analitico che si esplicita nell’applicazione tattica ed una freddezza di fondo che non per questo penalizza – anzi acuisce – la sua tenacia. Mostrata una volta in più anche a novembre, andando a vincere il suo primo titolo ATP in quel di Metz con una rimonta da 1-5 nel tie-break del terzo set contro Cameron Norrie. A dicembre, invece, ha trionfato alle NextGen ATP Finals, vendicando la sconfitta dell’anno prima.
Learner Tien e il suo coach Michael Chang (Getty Images)
Tien ha iniziato il suo 2026 da n.28 del mondo, ma nel Live Ranking è già al n.21 grazie ad un doppio risultato da urlo. Prima dei quarti ad Indian Wells, infatti, ha raggiunto anche quelli all’Australian Open, sconfitto solo da Alexander Zverev in quattro set. Considerando entrambi i quarti, con i suoi 20 anni e 92 giorni è il più giovane a completare la particolare doppietta dal 1976 ad oggi, superando il precedente primato di Juan Martin del Potro (20 anni e 170 giorni nel 2009).
In California, ha annullato due match point ad Alejandro Davidovich Fokina (n.19) negli ottavi di finale, ottenendo la sua 11esima vittoria in carriera contro un Top 20. L’ultimo statunitense a riuscirci in età così giovane era stato – a 18 anni e 166 giorni nel 1990 – proprio Chang, il suo allenatore.
20, 92 - Since 1976, Learner Tien (20y 92d) is now the youngest player to reach the QF at the Australian Open and Indian Wells in a season, surpassing Juan Martin del Potro (20y 170d) in 2009. Announcement.#TennisParadise | @BNPPARIBASOPEN @atptour pic.twitter.com/l2ef867v4q
— OptaAce (@OptaAce) March 11, 2026
“Adoro la visione che apporta, l'esperienza che ha, sento che abbiamo legato molto bene fin dal primo momento, il che ci ha permesso di lavorare davvero al meglio”, ha raccontato Tien qualche mese fa. Apprezzamento ricambiato calorosamente da Chang pochi giorni fa, che in un’intervista al sito ATP lo ha descritto come “sia una persona davvero speciale”.
“Pensa più degli altri in campo, e anche io sono sempre stato così. Non è un tipo che urla ‘Come on!’ dopo un grande colpo, ma lotta e non si arrende – ha aggiunto -. Non vuole mai prendersi una pausa e ha sempre fame: questa voglia di competere contro i migliori non può che prepararlo ad ottenere ancora più successi”.