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I Masters 1000 di Indian Wells e Miami sanciscono la prima linea di demarcazione. Sinner ha fatto parlare il campo, senza sbagliare una partita e senza mai dire nemmeno una parola fuori posto. E ha firmato una doppietta senza precedenti
di Paolo Rossi | 30 marzo 2026
Bye-bye Sunshine Double. C’è chi lo ha salutato parlando, e chi con i fatti. Lo sappiamo, in fondo che la vita va così. E anche lo sport. E ovviamente il tennis. Ci sono i bla bla bla e poi ci sono i risultati. Chiacchiere e distintivo.
Marzo è finito, e sono andati via i primi tre mesi della stagione. I Masters 1000 di Indian Wells e Miami sanciscono la prima linea di demarcazione, lasciando ora spazio al red carpet di Montecarlo e alla tanto nostalgica terra rossa europea.
Ma facciamo un gioco, che non è un pesce d’aprile. Usiamo le parole dei tanti protagonisti: una cosa che potrebbe risultare più utile di tante analisi, alla fine della fiera.

Sunshine Double: tutti i vincitori che fecero l'impresa
Cominciamo da Patrick Mouratoglou, noto coach internazionale. Il quale ha affermato: “La mia sensazione è che Alcaraz sia annoiato. Il ragazzo ha già vinto sette prove del Grande Slam e ho l'impressione che, giocando i Masters 1000, che ne ha già vinti così tanti, non è poi così interessato. Questa è davvero la sensazione che ho”.
Proseguiamo con Joao Fonseca, promessa brasiliana del tennis. Dopo essere stato sconfitto da Sinner (a Indian Wells) e da Alcaraz a Miami), ha sentenziato: “Credo che Alcaraz abbia più armi rispetto a Sinner. Sinner è più come un robot che colpisce la palla fortissimo e fa tutto alla perfezione. Carlos invece può fare tutto: può giocare con il topspin, può spingere forte la palla, ha un ottimo movimento, va a rete. Quindi ha tutto ed è più difficile leggere il suo gioco”.
Infine Rei Sakamoto, altra promessa. Giapponese. “È stata una grande lezione potermi allenare con Jannik. Mi ha fatto capire che l’allenamento non serve a vincere punti ma serve a lavorare sul proprio gioco, per migliorare. Non per vincere il punto che hai davanti. Ogni suo colpo aveva uno scopo. Si vede quanto lui si spinga in avanti. Poi nelle partite si gioca per vincere”.
Ecco. Non si tratta di bar sport (tennis, pardon…). Sarà pur vero il detto verba volant ma certe volte, come lo sport (e il tennis) insegna, sarebbe meglio trincerarsi in un religioso e dignitoso silenzio.
Oppure fare come Jannik Sinner, che davvero non sbaglia mai una singola parola. Mai che uscisse di senno. Il nostro campione ha detto: “Le parole di Fonseca? Credo sia un’analisi molto accurata, soprattutto perché arriva da un giocatore che ha affrontato sia me che Alcaraz in due settimane consecutive. È un ottimo giocatore, sono sicuro che continuerà a migliorare”.
Jannik è fatto così. Robot? Non lo conoscono, e non hanno capito proprio niente. Per cui mettiamola così: al bar del tennis possiamo raccontarcela come vogliamo, tanto non raggiungeremo mai l’unanimità del giudizio. Perché tutto è interpretabile, tranne i risultati. Che dicono, tra l’altro, come l’Italia resti la nazione top con le tre finali (singolare maschile, doppio maschile e femminile) raggiunte a Miami con il doppio trionfo maschile (mica vorremo dimenticarci di Bolelli e Vavassori?) e il trionfo di Indian Wells sempre di Sinner. Il quale si è tolto il primo vero sfizio: diventare l’unico nella storia del tennis ad aver trionfato a Indian Wells e Miami senza smarrire un solo set. L’unico.