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Per l'italiano la convocazione di capitan Volandri chiude un corteggiamento lungo tre anni, iniziato quando ranking, concorrenza e risultati sembravano renderlo impossibile
Ronald Giammò | 26 ottobre 2026
La Coppa Davis era un sogno che coltivava da tempo, Luciano Darderi. E che non aveva mai nascosto. La sua prima convocazione per le Finals in programma a Bologna tra un mese esatto arriva per lui in coda a una stagione costellata di soddisfazioni che lo ha visto, tra le altre cose, raggiungere il suo best ranking di n.16 del mondo e per questo non può che dirsi meritata. Al titolo vinto a Santiago, Darderi ha aggiunto altre due finali a Buenos Aires e a Bastad, la semifinale a Roma, risultando infine come l'unico italiano a raggiungere la seconda settimana degli US Open, traguardo colto anche in Australia a inizio stagione e chiusosi contro Jannik Sinner. Ultimo, ma non meno importante, il primo successo contro un top5 in carriera giunto a Roma contro Alexander Zverev, allora n.3 del mondo e destinato a chiudere l'anno da leader del ranking.
Fu proprio a New York, dopo la vittoria contro Sweeny, che il corteggiamento dell'azzurro nei confronti della più antica competizione a squadre diventò più serrato. Quando in conferenza gli chiesero se avesse preferito chiudere la stagione tra i top20 o con la maglia azzurra della Nazionale, la sua risposta non lasciò dubbi: "Sono due traguardi che voglio raggiungere, quindi prima o poi voglio fare tutte e due. Se dovessi sceglierne uno solo entro fine anno? Sicuramente la Coppa Davis".
I due ottavi giocati a Flushing Meadows e Melbourne sono state le credenziali migliori che Darderi potesse presentare in materia di adattamento a una superficie sulla quale a lungo il ventiquattrenne non era riuscito a sprigionare tutto il suo potenziale. Episodi tutt'altro che isolati e inframezzati da piazzamenti di tutto rispetto quali un quarto di finale nel Masters1000 di Montreal e un ottavo scivolato via a Winston-Salem alla vigilia dell'imbarco per gli Stati Uniti. Tra Vienna e Parigi avrà adesso l'occasione per rifinire al meglio tutti i dettagli e le accortezze necessarie per presentarsi a Bologna e recitare la sua parte.
"Tengo molto alla Coppa Davis, arriverà la mia occasione", sosteneva proprio un anno fa subito dopo esser stato eliminato a Parigi al primo turno. La sua stagione si chiudeva di fatto lì, con i suoi compagni invece già proiettati tra Torino e Bologna per gli ultimi due eventi cui Darderi avrebbe assistito da spettatore. Pareva un azzardo, era invece una dichiarazione d'intenti, dettata da quell'ottimismo della volontà che ne ha guidato i passi sin dagli esordi, forgiandone carattere e gioco. E che ora potrà infine calarsi e misurarsi con quella che naturalmente sente come la sua atmosfera prediletta, fatta di agonismo, solidarietà e voglia di non arrendersi.
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