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Le storie

Darderi, come tutto è cominciato: "Il tennis è sempre stato il mio sogno" - VIDEO

Scopri gli aspetti meno conosciuti della storia di Luciano Darderi: il rapporto con la nonna, i primi tornei in Italia, lo spirito competitivo e la voglia di arrivare. "Da piccolo avrei potuto godermela di più" ha ammesso. Guarda il suo profondo racconto a SuperTennis nel corso della puntata a lui dedicata del format Time Break

11 agosto 2026

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Un lungo viaggio con una sola destinazione: riuscire nel tennis. E' sempre stata questa l'unica strada, la sola prima immaginata e poi percorsa, da Luciano Darderi. Il 24enne nato in Argentina ha raccontato i suoi inizi e la sua passione fortissima per il tennis nella puntata a lui dedicata di Time Break, il format di SuperTennis che racconta l'altro tempo dei campioni, scritto e condotto da Elena Ramognino.

"Il mio sogno è stato quello di giocare a tennis ai massimi livelli da quando ero piccolo - ha detto - Quando ero piccolo tornavo a casa, invece di andare a giocare con i bambini continuavo a giocare al tennis. Stavo al circolo tutto il giorno, fino alla sera tardi, fino a mezzanotte".

A 14 anni, ha aggiunto, "sono venuto per la prima volta a Roma a giocare la Serie C. Tantissima gente, anche tanti amici di mio padre, mi hanno aiutato in tutti i sensi". In quei primi anni, giocava spesso in singolare e in doppio. "Quando perdevo in singolo comunque potevo allenarmi, giocare durante la settimana, fare il doppio che anche era importante per migliorare il mio tennis". 

A due persone sente di dover dire particolarmente grazie. "A mio padre [Gino, che lo allena e guida il team nel quale da quest'anno è entrato anche Guillermo Perez-Roldan] e a mia nonna di cui mi sono tatuato il nome. Mi ha dato un grandissimo aiuto, la ricordo sempre".

Luciano Darderi, giocatore universale

Luciano Darderi, giocatore universale

Da teenager, gli è capitato anche di partecipare contemporaneamente a due tornei Open, in due città diverse. Un giorno, a Rimini, "abbiamo rischiato la morte, quindi non me lo scorderò più. Andavamo su una strada con la macchina nostra, c'era un camion di fronte e la macchina dietro il camion voleva superarlo. Sotto c'era il vuoto. E' stata una cosa veramente forte".

In quegli anni, ha ammesso, "facevo molto più casino in campo, sempre. Ultimamente mi succede meno". Consapevole del suo valore, soddisfatto ma non appagato, ha sempre portato in campo grinta e spirito combattivo. "Per me lottare e dare tutto in campo è una cosa normale, oggi come quando giocavo gli Open".

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Quest'anno è arrivato per la prima volta agli ottavi in uno Slam, all'Australian Open, e in semifinale in un Masters 1000, agli Internazionali BNL d'Italia. Ma non è facile, ammette, godersi i successi. "Nel tennis vinci una bella partita ma il giorno dopo, in meno di 15 ore, stai giocando di nuovo e pensando al prossimo obiettivo. Quindi non è facile corrersi le vittorie".
 
E' questo un piccolo rimpianto che confessa nella parte finale dell'intervista a Time Break. "Cosa avrei cambiato della mia vita? Ripensandoci, mi sarei messo meno pressione quando ero piccolo, avrei cercato di godermela un po' di più. A volte ho sofferto un po' troppo perché è quello che amavo e dovevo arrivare. E' stato faticoso, però adesso che sono arrivato sono più tranquillo".

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