-
Slam

Parigi fa coraggio a Nole: il veterano dalle mille scappatoie contro "Super young" Carlitos

Il pronostico dice Alcaraz ancor più che nella semifinale di Djokovic contro Sinner. Ma la sfida per il titolo di Melbourne somiglia molto come importanza e pressione ai precedenti al Roland Garros, quando Alcaraz fu bloccato di crampi da tensione, e alla finale olimpica 2024, quando lo spagnolo non resse alle aspettative

di | 31 gennaio 2026

20260124_djokovic_aus_open_24_01__1_.jpg

Le impossibili sfide sono la sua motivazione preferita, quelle che lo spingono ad alzarsi ancora tutte le mattine e ad andare a letto tutte le sere col sacro fuoco dentro, e la voglia matta senza calcoli di età, di fatiche, di vittorie e di soldi in banca. Le impossibili sfide hanno spinto Novak Djokovic a scavalcare problemi personali, economici e fisici che sembravano insormontabili ad inizio carriera. Montagne invalicabili che gli sono sembrate colline davanti al Totem Fedal, Federer e il Magnifico e Rafa il guerriero assieme, dominatori del tennis e della passione di tutto lo sport.

Certo, ora deve trascinarsi dietro la tara dei 38 anni suonati e di un fisico che ha spremuto a ogni “15” per raggiungere tutti i record del tennis, ma compensa con l’esperienza propria e i limiti di duttilità e fanti degli avversari. Anche i più forti, come ha appena dimostrato imbrigliando le trame da fondo del suo miglior allievo, Jannik Sinner, ed entrandogli nella testa, quasi riportandolo ai giorni in cui, appena sbarcato a Bordighera, era l’idolo dello scolaro della Piatti Academy.

Ma, come ha anticipato con estrema sincerità all’alba di sabato, sulla Rod Laver Arena, il problema ora è recuperare le energie, per rendere al meglio anche contro il numero 1 del mondo, Carlos Alcaraz. Che, sulla carta, ha fin troppe motivazioni, dopo la caduta del Profeta dai capelli rossi. Ed è favorito ancor più di quanto non lo fosse l’altoatesino in semifinale contro il re dei re degli Slam, e ancor di più agli Australian Open, dove vanta 10 trionfi in altrettante finali.  

Novak Djokovic (Getty Images)

Novak Djokovic (Getty Images)

DIAVOLERIE

Che altro si potrebbe inventarsi quel diavolo di Djokovic contro l’erede di Nadal che può incoronarsi  più giovane di sempre in tutti gli Slam? Servizio & risposta, certo, per mettere sempre sotto pressione l’ex allievo di Juan Carlos Ferrero e togliergli l’immediato comando delle operazioni dalla sua prediletta mattonella dal centro, col micidiale dritto.

Nelle sue preghiere serali, che Nole ha puntualizzato che fa diligentemente, chiederà magari anche un aiutino, Lassù, dopo la rinuncia di Mensik, il ritiro di Musetti e la prova con le orecchie basse di Sinner. La carta psicologica sarà fondamentale come nel precedente forse più  significativo fra i due campioni, il cui bilancio vede ancora in vantaggio 5-4 il veterano. Certo, il 2023 sembra lontanissimo e non rispecchia i progressi totali che ha fatto lo spagnolo, anche grazie alla presumente rivalità con Jannik, ma siamo sicuri che, come nelle semifinali del Roland Garros, anche per questa finale di Melbourne, il Campione di gomma si travestirà da agnellino, annunciato vittima sacrificale sull’altare del nuovo re.

 

I CRAMPI DI PARIGI

Quella sfida, molto pompata dai media spagnoli, nella scia delle imprese di Rafa Nadal, etichettata come “la battaglia delle generazioni”, sembrava ideale per innalzare da subito il neo campione degli US Open che s’era già messo per la prima volta la corona di numero 1 del mondo, e prometteva di aprire una nuova dinasty iberica a Parigi dopo i 14  urrà del mitico guerriero di Maiorca. Che, l’anno prima, aveva posto l’ultimo sigillo.

La pressione fu troppa, all’epoca, per quell’Alcaraz che, davanti al numero 3, al via di terzo set, s’è contorto dal polpaccio a tutto il corpo - il suo fantastico corpo da SuperMan del tennis - in crampi spasmodici e irrefrenabili, come colpito da uno spillo malefico di una Macumba.

Da autentico caballero, cresciuto da papà, tennista di vertice mancato, coi valori più puri dello sport, Carlitos non accettò l’idea di gettare la spugna, a dispetto dell’evidente, insormontabile, handicap, per cui era in completa balìa di Djokovic. Che poi festeggiò il 23° Slam, nel segno, lui, del  passaggio di consegne da parte del più forte terraiolo di sempre nelle mani di chi invece proprio sul rosso ha avuto sempre i maggiori problemi. Invece, come direbbe Velasco, allo sconfitto toccò spiegare ed ammettere di aver pagato la pressione.

L'esultanza di Carlos Alcaraz (Getty Images)

L'esultanza di Carlos Alcaraz (Getty Images)

PERSONALITA’

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Alcaraz ha piazzato due cruenti affondo nelle finali di Wimbledon 2023 e 2024, cacciando virtualmente Djokovic dal suo regno, e gli ha sbarrato ancora la porta negli Slam, superandolo nelle semifinali degli US Open di settembre. Ma Djokovic gli ha restituito lo sgarbo nell’equilibratissima finale di Cincinnati 2023  alle Nitto ATP Finals, dove poteva comunque sfruttare il vantaggio sulle superfici più veloci. Anche se il risultato più significativo è datato finale olimpica sulla terra di Parigi 2024, con due tie-break, che hanno messo ancora in particolare evidenza la gestione delle emozioni e il fattore-personalità, in una competizione dai contorni così delicati.

Anche in considerazione del senso dell’ultima spiaggia per il vecchio cambio, evidentemente più decisiva dell'occasione in più del giovanissimo rampante. E 12 mesi fa, proprio a Melbourne, nei quarti, il maestro ha rispedito lo spagnolo dietro la lavagna del suo unico Slam finora tabù. Pur coccolandolo e accarezzandolo continuamente, negli anni, quasi più di quanto abbia fatto con l’allievo Sinner. Che fosse una tattica di cui intascare i dividendi psicologici proprio in quest’incrocio di Melbourne?

Loading...

Altri articoli che potrebbero piacerti