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Novak Djokovic ha festeggiato le 400 vittorie negli Slam, un traguardo mai raggiunto da nessuno prima. Unico con almeno 100 partite vinte in tre Slam diversi nell'era Open, ha smentito chi riteneva queste imprese impossibili, questi record imbattibili. Un aspetto che spiega bene perché sia diventato un simbolo della Serbia nel mondo
di Alessandro Mastroluca | 24 gennaio 2026
Novak Djokovic continua a scrivere la storia del tennis. Battendo Botic Van de Zandschulp al terzo turno dell'Australian Open è arrivato dove nessun altro, uomo o donna, si era mai spinto prima: a festeggiare le 400 partite vinte in uno Slam.
"Ho iniziato alla grande il torneo, ma non voglio montarmi la testa. L’anno scorso ho imparato una lezione: mi sono esaltato troppo e troppo presto in alcuni tornei del Grande Slam. Sto cercando di rendere la vita dura a questi giovani, di farli sudare. Io sono ancora qui. Tengo duro" ha detto Djokovic, che ha anche superato Roger Federer per numero di ottavi di finale all'attivo negli Slam, 70, primato in singolare maschile nell'era Open.
Unico con almeno 100 partite vinte in tre Slam diversi nell'era Open (102 all'Australian Open e a Wimbledon, 101 al Roland Garros), potrebbe completare il poker quest'anno allo Us Open. A New York, infatti, ha ottenuto 95 successi finora.
Un tale successo in così tanti Slam differenti non si era mai visto nel tennis maschile e nemmeno nel femminile. Solo tre donne, infatti, hanno raggiunto i 100 successi in un major, in singolare: Martina Navratilova a Wimbledon (120), Serena Williams allo US Open (108) e Chris Evert allo US Open (101).
"Sono semplicemente grato di avere un’altra occasione, soprattutto qui, in un posto dove ho vinto 10 titoli del Grande Slam e dove ho sempre giocato bene, arrivando spesso alle fasi finali. So che quando sto bene fisicamente, quando riesco a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle in una determinata giornata, sento di poter battere chiunque. Se non avessi questa fiducia e questa convinzione in me stesso, di certo non sarei qui - ha detto alla vigilia dell'Australian Open 2026 - Ho ancora la motivazione, e naturalmente capisco che Sinner e Alcaraz in questo momento stanno giocando a un livello diverso rispetto a tutti gli altri. È un dato di fatto, ma questo non significa che nessun altro abbia una possibilità. Io credo sempre nelle mie chance, in qualsiasi torneo, e in particolare qui".

Djokovic, tutti i trionfi Slam del campione dei record
Campione Slam più titolato di sempre, con 24 trionfi in singolare, non vive l'inseguimento al venticinquesimo major (che sarebbe record assoluto, tennis femminile compreso) con superflua pressione. "Si è parlato molto del 25mo Slam, ma sapete, cerco di concentrarmi su ciò che ho già ottenuto, non su quello che potrei ancora ottenere. Ovviamente spero che accada, ma anche 24 non è affatto un brutto numero. Devo apprezzarlo e ricordarmi della carriera straordinaria che ho avuto. È chiaro che pressione e aspettative ci sono sempre, ma non credo che per me sia necessario vivere tutto in termini di 'adesso o mai più', di 'tutto o niente'. Non lo sento come qualcosa di indispensabile" ha detto prima dell'esordio a Melbourne Park.
Primatista per numero di settimane (428, spalmate in 13 anni) e di stagioni concluse da numero 1 (otto), il serbo è l'unico giocatore nella storia capace di risultare campione in carica contemporaneamente in tutti e quattro i tornei major in singolare maschile. E' anche l’unico ad aver completato un triplo Career Grand Slam, ovvero ad aver trionfato in tutti i major almeno tre volte. In ciascuno dei quattro tornei più prestigiosi del mondo, ha giocato almeno sette finali.
Dieci volte campione dell'Australian Open, sette volte vincitore a Wimbledon, è l'unico ad aver sconfitto Rafa Nadal due volte al Roland Garros, e ad aver battuto il maiorchino e Federer in tutti i quattro Slam.
Primati come questi identificano la sua insaziabile motivazione che si alimenta attraverso la ricerca di un avversario da battere, di un'impresa apparentemente impossibile da rendere possibile. Tracciano la via stretta per cui un campione come Djokovic è asceso alla vetta del gioco, feroce come nessuno in condizioni ostili e insieme determinato a farsi amare, salvo scoprirsi smarrito e sorpreso da se stesso nel momento della massima manifestazione di affetto da parte dei tifosi, durante la finale dello US Open 2021 persa contro Daniil Medvedev, che in caso di successo gli avrebbe permesso di completare il Grande Slam.
Simbolo dell'orgoglio nazionale, calamita dello slancio della piccola Serbia alla conquista del mondo sportivo, divide quando prende posizioni no-vax e abbraccia gli alberi, impera sui libri dei record del tennis. Erode dalle liste dei primatisti nomi che sembravano intoccabili, e continua a segnare la sua presenza in forme nuove contro i campioni di oggi, che hanno la metà dei suoi anni e impongono velocità per lui ormai insostenibili. Ma questo non lo ferma, anzi ne allunga la longevità, gli offre nuove motivazioni per affermare di poter fare qualcosa che può apparire inimmaginabile.
Novak Djokovic (Getty Images)
Questo fa parte di un tratto del carattere diffuso tra i serbi ma difficile da tradurre: inat. A questo concetto lo associava già nel 2011, nel cuore della sua stagione da dominatore iniziata con 41 vittorie di fila, il giornalista triestino Sergio Tavcar, storica voce del basket per Capodistria. Inat, scriveva nel suo blog, "è la stizza che coglie qualcuno quando si accorge di star facendo brutta figura contro uno che lui reputa inferiore e si impegna anche al di là delle sue capacità contingenti solo per non dargliela vinta". Quando i serbi, aggiungeva, "igraju iz inata, giocano per ripicca: quando cioè si arrabbiano, diventano praticamente imbattibili".
Secondo Dragan Milovic dell’Institute of Slavonic and Eastern European Studies di Londra, inat è piuttosto un atteggiamento di orgogliosa sfida. E' una parola "molto usata: è qualcosa per cui una madre rimprovererebbe il proprio figlio, ma allo stesso tempo probabilmente ne sarebbe anche un po’ orgogliosa - ha detto alla BBC - Nel corso della storia della regione, la sua gente ha imparato a lottare per difendere la propria terra, le proprie convinzioni, la propria cultura".
Ne esiste anche un residuo contemporaneo, che meglio racconta il Djokovic che si è allenato con la musica sotto le bombe e ha continuato ad alimentare la sua fame da lupo attraverso la contrapposizione stilistica con Federer e Nadal. "Tutti i serbi hanno l’inat e fanno le cose per inat - ha sottolineato ancora Milovic - È fare qualcosa perché qualcuno ti ha detto che non puoi farla". In questo c'è tutto Djokovic, che ha messo la Serbia al centro del mondo del tennis ed è arrivato dove nessuno prima.