‘Corona Ash Dumps’, detto così magari vi dice poco o nulla. ‘Valle delle ceneri’, magari aiuta, almeno gli appassionati di Francis Scott Fitzgerald e del suo capolavoro Il Grande Gatsby. Ok, ma cosa c’entrano con gli US Open, direte voi.
Semplicemente perché quella che oggi è la sede dell'ultima prova Slam dell'anno - Flushing Meadows-Corona Park - una volta era una discarica. Le 'montagne di cenere' del Queens, appunto; non il parco che vedete oggi, non un giardino curato, pieno di fiori e statue, ma una vera, autentica, puzzolente discarica. Un paesaggio desolante, la ‘fogna’ dove Manhattan mandava a morire i suoi rifiuti.
Siamo negli anni '30 e, come in ogni grande storia americana che si rispetti, ecco l’eroe buono: Robert Moses, un urbanista particolarmente attivo nella ricostruzione di New York in quegli anni, si affaccia e in quel paesaggio triste e malsano riesce a intravedere un teatro pieno di luci e colori; è un visionario e nella sua testa quello è già il palcoscenico ideale per ospitare l'Esposizione Universale. Con una radicale bonifica e riqualificazione dell'area, la ‘Valley of Ashes’ si trasforma così nel ‘World of Tomorrow’, il tema dell’Esposizione Universale del 1939, tutta incentrata sul futuro. Il Corona Park è totalmente trasformato, e due strutture avveniristiche - Trylon e Perisphere – ne cambiano anche lo skyline. Il futuro immediato purtroppo fu la Seconda Guerra Mondiale, ma il volto di Corona Park a quel punto era già totalmente trasformato. Per sempre.