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US Open, una storia esagerata! Flushing Meadows-Corona Park: dall’immondizia alle stelle

Terzo capitolo della storia dello Slam a stelle e strisce in corso sui campo in cemento dell'USTA Billie Jean King National Tennis Center di New York, trasmesso in chiaro su SuperTennis

| 06 settembre 2026

Folla alla cerimonia di inaugurazione dell’Esposizione Universale di New York del 1939. Sullo sfondo si vedono il Trylon e la Perisphere. (Foto Getty Images)

Folla alla cerimonia di inaugurazione dell’Esposizione Universale di New York del 1939. Sullo sfondo si vedono il Trylon e la Perisphere. (Foto Getty Images)

Corona Ash Dumps’, detto così magari vi dice poco o nulla. ‘Valle delle ceneri’, magari aiuta, almeno gli appassionati di Francis Scott Fitzgerald e del suo capolavoro Il Grande Gatsby. Ok, ma cosa c’entrano con gli US Open, direte voi.
 
Semplicemente perché quella che oggi è la sede dell'ultima prova Slam dell'anno - Flushing Meadows-Corona Park - una volta era una discarica. Le 'montagne di cenere' del Queens, appunto; non il parco che vedete oggi, non un giardino curato, pieno di fiori e statue, ma una vera, autentica, puzzolente discarica. Un paesaggio desolante, la ‘fogna’ dove Manhattan mandava a morire i suoi rifiuti.
 
Siamo negli anni '30 e, come in ogni grande storia americana che si rispetti, ecco l’eroe buono: Robert Moses, un urbanista particolarmente attivo nella ricostruzione di New York in quegli anni, si affaccia e in quel paesaggio triste e malsano riesce a intravedere un teatro pieno di luci e colori; è un visionario e nella sua testa quello è già il palcoscenico ideale per ospitare l'Esposizione Universale. Con una radicale bonifica e riqualificazione dell'area, la ‘Valley of Ashes’ si trasforma così nel ‘World of Tomorrow’, il tema dell’Esposizione Universale del 1939, tutta incentrata sul futuro. Il Corona Park è totalmente trasformato, e due strutture avveniristiche - Trylon e Perisphere – ne cambiano anche lo skyline. Il futuro immediato purtroppo fu la Seconda Guerra Mondiale, ma il volto di Corona Park a quel punto era già totalmente trasformato. Per sempre.
Foto scattata il 17 aprile 1964 durante le prove di illuminazione dell’“Unisphere”, pochi giorni prima dell’inaugurazione dell’Esposizione Universale di New York, al Flushing Meadows-Corona Park nel Queens, New York City. (Foto Getty Images)

Foto scattata il 17 aprile 1964 durante le prove di illuminazione dell’“Unisphere”, pochi giorni prima dell’inaugurazione dell’Esposizione Universale di New York, al Flushing Meadows-Corona Park nel Queens, New York City. (Foto Getty Images)

Nel 1964 una nuova edizione dell'Esposizione Universale trasforma ulteriormente Corona Park, arricchendolo dell’iconica Unisfera; il gigantesco mappamondo d'acciaio, oggi una delle mete turistiche newyorkesi più fotografate.
 
Nel frattempo, un certo Louis Armstrong passeggiava tranquillo per il quartiere, dove viveva in una casetta di mattoni rossi diventata oggi un museo. Nessun atteggiamento da star, solo un signore con la tromba sotto il braccio che si fermava a chiacchierare con tutti, come nulla fosse, come se non fosse uno dei musicisti più celebri del pianeta. Avete capito perché il secondo stadio degli US Open si chiama ‘Louis Armstrong Stadium’? 
Il Louis Armstrong Stadium di Flushing Meadows (foto Getty Images)

Il Louis Armstrong Stadium di Flushing Meadows (foto Getty Images)

Negli anni a seguire l'area si è reinventata ed arricchita di grandi strutture: lo Shea Stadium, prima casa dei Mets, entrato anche nella storia della musica per un celeberrimo concerto dei Beatles nel 1965 e poi demolito nel 2008; il Citi Field, il Queens Museum, il Queens Zoo e, fine anni ’70, lo USTA National Tennis Center.
Forest Hills, con i suoi campi old style e le tribune striminzite, non rispondeva più alle esigenze di un torneo che voleva diventare grande, anzi grandissimo. Servivano spazio, ambizione, una lungimiranza sconfinata, una grande elasticità nel reinventarsi, un progetto esagerato: e chi meglio di Flushing Meadows-Corona Park poteva offrirli?
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