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Slam

Cobolli: “Orgoglioso di quel che ho fatto… ora l’obiettivo è Torino”

Flavio ha raccontato le emozioni vissute sul ‘Philippe Chatrier’ nella prima finale Slam della sua vita: “Alla fine ero stanco e Sasha ha meritato”

di | 07 giugno 2026

Uno sconsolato Flavio Cobolli (foto Getty Images)

Uno sconsolato Flavio Cobolli (foto Getty Images)

“Prima di tutto voglio fare i complimenti a Sascha per questo titolo, lo ha meritato”. Sono passati pochi minuti dalla fine della premiazione e Flavio Cobolli viene annunciato in conferenza stampa. Il primo pensiero va al suo avversario di oggi, all’amico Alexander Zverev che ha portato a casa i cinque set e  il primo successo Major in carriera; ma un attimo dopo ci tiene a ringraziare se stesso: Voglio dire grazie anche a me stesso per quello che ho fatto in queste due settimane – dice ai cronisti accorsi nella sala conferenze principale -: non mi sarei mai aspettato un risultato del genere in vita mia e sono molto orgoglioso di me stesso. Adesso voglio solo fare un bel sorriso, godermi la serata con gli amici e le persone che amo: è sempre una finale di Slam. Credo che in questa sala nessuno si aspettasse questo da me; quindi, devo solo essere orgoglioso e continuare a provare, provare e riprovare”.

Il match è iniziato subito in salita per il tennista romano, e lui spiega così le emozioni vissute: “C’era la tensione di una prima finale Slam, si può capire, soprattutto per un ragazzo non abituato ancora a questo tipo di partite – spiega - . Sono entrato in un campo prestigioso, pieno di gente e con tutte le persone che amo… non è facile entrare in una finale Slam e rendere subito al meglio. Ho avuto bisogno di tempo e questo credo l’abbia aiutato, perché lui ha l’esperienza per entrare e giocare subito il suo miglior tennis. Oggi era la partita della sua vita e credo sia entrato nel modo migliore. Ma va anche sottolineato che, dopo un brutto primo set, sono riuscito a riprendermi e a ribaltare la partita: il vero rimpianto è il terzo set, dove potevo giocare meglio l’ultimo game. Ho servito per il set, non mi sono ‘ammosciato’, sono rimasto lì e ho vinto un tie-break. Ci sono tante cose positive in questa partita e devo prendere più quelle che le negative”.

Un recupero di rovescio in allungo di Flavio Cobolli (foto Getty Images)

Un recupero di rovescio in allungo di Flavio Cobolli (foto Getty Images)

Il quinto set è stato caratterizzato da un evidente calo fisico dell’azzurro: “Sul 6-4 nel tie-break del quarto set ho sentito i crampi al polpaccio – spiega - . Ho provato a fare il massimo al cambio campo, mi sono preso tutti e cinque i minuti, ma il polpaccio era andato e dopo il secondo game si è aggiunta anche la coscia. Mi sono sentito completamente stanco, il corpo mi ha lasciato. Alla fine, ha vinto lui, quindi alla fine lo meritava più di me”.

“Lo merita – ha aggiunto - anche perché Sascha è a questi livelli da dieci anni, ha fatto grandi risultati e credo che meritasse uno Slam per ciò che ha fatto in carriera. Oggi io ho sentito un po’ più pressione, forse più di lui, ma sono contento di come ho giocato la mia prima finale Slam: non è mai facile giocare per la prima volta su questo palco, in questo tipo di partite”.

La finale del Roland Garros e la Top 10, Flavio non può che tornare a casa con un pieno di autostima e fiducia per il futuro: Quando raggiungi una prima finale, perché non una seconda? – dice - Credo di essermi meritato di essere qui in queste settimane, magari non nei prossimi dieci o quindici Slam di fila, ma sono ancora giovane, devo lavorare tanto e godermi il percorso. Se riuscirò a lavorare e divertirmi, con il giusto mix, magari tornerò ancora in una finale. Ora ho un’autostima e una consapevolezza molto diverse rispetto a quando ho iniziato questo torneo, ma credo che gli obiettivi restino gli stessi”.

La festa di Sascha, il rimpianto di Flavio

La festa di Sascha, il rimpianto di Flavio

C’è un obiettivo che Flavio e il suo team hanno fissato da inizio anno: Torino, l’obiettivo è quello e stiamo lavorando per andarci. So che è molto difficile perché alla fine vanno solo in otto, ma con il livello che ho espresso in queste settimane, e con il tanto lavoro che facciamo dietro le quinte con il team, sono sicuro che riuscirò ad andarci”.

Durante la premiazione, Cobolli ha cacciato indietro le lacrime quando si è rivolto al ‘muro azzurro’ arrivato da Roma: “Credo che tutti i miei amici, i miei nonni e le persone che mi hanno cresciuto siano orgogliosi di me: alla fine oggi abbiamo giocato una finale Slam e questo non ce lo toglie nessuno, dobbiamo solo essere contenti.
Penso abbiano sentito molto la tensione, la mia ragazza quasi non riusciva a parlare… Fognini? Fa parte del team ed è stato molto carino a venire in una giornata così speciale: non era scontato, è stato un privilegio averlo lì”.

Un pensiero speciale lo ha rivolto a sua mamma: “Mia madre mi ha cresciuto, in tutti i sensi, perché all’epoca non mi allenavo ancora con papà. Stavo al Parioli con Vittorio Magnelli e giocavo a calcio a Trigoria, mio padre lo vedevo praticamente solo a cena. Stavo tutto il giorno con mia mamma: mi portava ovunque, seguiva tutti gli allenamenti; fino ai 16–17 anni, quando non avevo macchina né motorino, ha sempre preferito accompagnarmi. Va ringraziata: si merita di essere stata qui oggi, non viene quasi mai perché in famiglia siamo fatti così, parliamo poco ma sentiamo il calore anche senza dirci niente”.

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