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Velletri, la "casa" di Ottaviano Augusto si veste a festa per l'Italia di Billie Jean King Cup

La perla dei Castelli, al suo debutto come host city, è stata la cornice del Qualifier di BJK Cup. Sole, curiosità, stupore col Genius Loci velletrino a guidare i colpi delle nostre

di | 10 aprile 2026

Italia e Giappone poco prima del via del tie di BJK Cup di scena a Velletri (Getty Images)

Italia e Giappone poco prima del via del tie di BJK Cup di scena a Velletri (Getty Images)

C'è sempre una prima volta. Ieri come oggi. E c'è Velletri a far da trait-d'union tra passato e presente. E sì, perché nel primo secolo avanti Cristo, erede di una famiglia patrizia dell'antica Velitrae, qui nacque Gaio Ottavio, futuro padre di Cesare Ottaviano Augusto, primo imperatore di Roma. La madre, Azia Balba, era di Aricia, imparentata per suo lato con Giulio Cesare che al compimento dei sedici adotterà il futuro imperatore designandolo quale suo erede. Ma prima, gli anni della sua formazione, il futuro princeps li trascorse proprio nella villa paterna degli Ottavi alle porte della capitale. Nato dunque a Roma, Ottaviano deve tuttavia il suo lignaggio alla famiglia paterna velletrina e al padre, un..."cordaro", professione che gli consentì di accumulare un cospicuo patrimonio grazie al quale riuscì a far carriera fino a divenire senatore.

Secolo dopo secolo quella corda è diventata infine il filo capace di tenere insieme oltre duemila anni di storia, arricchendo di un significato unico un evento che non poteva scegliere sede migliore per un esordio capace di affrancarsi dalle host cities più quotate. E che a scendere in campo sia proprio l'Italia bicampione del mondo in carica non fa che conferire al tutto un sapore ancora più affascinante. 

"C'è un'atmosfera indescrivibile, il contesto è fantastico - dichiara raggiante il primo cittadino Ascanio Cascella - Avere il privilegio di poter sostenere le nostre ragazze qui a Velletri, la città che rappresento, credo sia il regalo più bello da quando sono sindaco". E come dargli torto. Gli Dei, benevoli, hanno concesso all'omonimo Circolo una mattinata di sole che illumina ma non soffoca. Il clima favorisce il buon umore, il pubblico  - quello che per la prima volta fa il suo ingresso al Circolo - stupito si guarda intorno raggiungendo gli spalti incastonati tra il blu del cielo e il rosso argilla del campo. 

Gli ulivi (altro indizio degli Dei) creano un verde labirinto che conduce presso il Media Centre e da lì alle altre aree allestite per le giocatrici presenti. Questo nuovo format ha sì arricchito d'ulteriore incertezza un evento già di per sé incerto, ma non è riuscito a cancellare l'orgoglio di esserci né la voglia di far buona impressione. E sarà la suggestione, o forse la distanza, ma l'impressione è che tra le tante squadre che l'Italia avrebbe potuto affrontare, solo il Giappone ha in sé la cultura e gli strumenti necessari per cogliere appieno la bellezza di questo posto. 

In campo, le nipponiche hanno invece potuto ben poco per contrastare i colpi delle più quotate Cocciaretto e Paolini, autrici del 2-0 provvisorio da cui domani si partirà per provare a chiudere col doppio la contesa. Eccitata lì e là da qualche nastro - una corda - quasi sempre benevolo nei confronti delle azzurre. Indizio che in campo non erano sole, e che anche Augusto ci ha messo lo zampino. 

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