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Vagnozzi: "Vincere un grande torneo sul rosso era un obiettivo di Jannik, siamo felici"

"Sinner ha continuato a migliorare il suo tennis e contro Alcaraz ha giocato una finale molto solida" ha detto il suo coach Simone Vagnozzi commentando il suo primo titolo in un Masters 1000 sulla terra battuta

12 aprile 2026

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"Siamo davvero felici, vincere un grande torneo sulla terra battuta era uno dei nostri obiettivi di quest’anno. Non c’era modo migliore per iniziare". Simone Vagnozzi, coach di Jannik Sinner dal 2022, ha commentato così in conferenza stampa il successo dell'azzurro in finale su Carlos Alcaraz al Rolex Monte-Carlo Masters, il Masters 1000 del Principato. 

Grazie a questo successo, il primo in un torneo di questa categoria sulla terra battuta, Sinner è tornato numero 1 del mondo scavalcando proprio il rivale spagnolo. Sinner, che ha vinto le ultime 22 partite giocate nei Masters 1000 perdendo solo un set, a Monte-Carlo ha sconfitto tre Top 10: prima di Alcaraz, infatti, aveva eliminato Felix Auger-Aliassime e Alexander Zverev. 

Sinner prende tutto, gli scatti della finale

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Dopo essere diventato il primo giocatore a conquistare il Sunshine Double, ovvero la doppietta Indian Wells-Miami, senza perdere un set, Sinner non ha smesso di lavorare sul suo tennis. "Dopo un mese così intenso e difficile Jannik è arrivato qui e, giorno dopo giorno durante il torneo, ha migliorato il suo gioco: è questa la cosa più bella - ha sottolineato Vagnozzi - Oggi la finale non è stata facile per le condizioni: c’era molto vento. Ma ha sentito ogni punto. La partita è stata molto equilibrata, quindi tatticamente ha giocato davvero un ottimo match, molto solido".

L'azzurro ha eguagliato gli otto titoli nei Masters 1000 di Alcaraz, che ha battuto per la settima volta in 18 confronti diretti a tutti i livelli, è solo il secondo giocatore dopo Novak Djokovic (2015) ad aver vinto i primi tre Masters 1000 della stagione. 

Jannik Sinner story, tutti i titoli vinti e le finali giocate

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Il percorso di adattamento alla terra battuta è stato inevitabilmente rapido: è passata infatti solo una settimana tra la finale di Miami e l'inizio del torneo a Monte-Carlo.

"Abbiamo iniziato a lavorare in campo il martedì [dopo la finale di Miami], cominciando a prendere confidenza con il campo, con gli scivolamenti, perché il movimento è l’aspetto più diverso nel passaggio dal cemento alla terra battuta - ha spiegato Vagnozzi - Poi abbiamo iniziato a giocare un po’ con più rotazione, ad aprire di più gli angoli, a provare a volte alcune smorzate, qualche servizio in kick. Così, giorno dopo giorno, abbiamo migliorato tutti questi aspetti tattici e di movimento, che poi abbiamo messo in pratica in partita. Siamo davvero molto felici perché, dopo le prime due partite, ha iniziato a sentirsi meglio in campo: più smorzate, più variazioni nell’altezza della palla, nel servizio. Siamo davvero molto colpiti dal suo livello qui".

E non solo nel Principato. "A Indian Wells, dove c'erano Darren [Cahill], Umberto [Ferrara] e il resto del team, hanno spinto davvero tanto - ha detto Vagnozzi - Sicuramente il lavoro che hanno fatto insieme è stato molto importante. I campioni come Jannik hanno bisogno di sentire la vittoria, di toccare il trofeo. È fondamentale. La fiducia che ha guadagnato a Indian Wells e a Miami è stata davvero decisiva per il titolo a Monte-Carlo".

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