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Sinner torna numero 1: "Ma io gioco per vincere tornei"

“Per me - dice Jannik - questo torneo vuol dire tanto, perché significa che sto facendo progressi. Però anche per lui era il primo torneo su terra, quindi migliorerà sicuramente. Madrid sarà diverso, con l’altura, e poi Roma e Parigi saranno ancora più duri"

12 aprile 2026

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Forse, è un trionfo che non segna solo il ritorno al numero 1. Quello di Monte-Carlo, per Jannik Sinner, è anche un trionfo che segna una svolta: il primo grande titolo su terra battuta, di fronte a quello che fino a oggi era considerato il padrone di questa superficie.

"È stata una settimana incredibile - ha spiegato Jannik - perché ho giocato davvero grandi partite e sono molto, molto felice. Ho cercato di alzare il livello match dopo match, e ci sono riuscito. Vincere il mio primo grande titolo su questa superficie significa tantissimo per me”.

Un successo che, per quanto preparato, porta con sé anche una componente di sorpresa, come lo stesso altoatesino ammette con sincerità: “Non è facile, per niente. Sarebbe strano dire che non sono sorpreso. Lo sono, ma in modo molto positivo. Ogni giorno cerco di migliorare, di diventare un giocatore migliore. Qui abbiamo lavorato giorno dopo giorno, cercando ogni volta il piano giusto contro ogni avversario. Non ho giocato sempre allo stesso modo: abbiamo cambiato piccoli dettagli a seconda delle partite. È questo che ha fatto la differenza”.

Sinner prende tutto, gli scatti della finale

Sinner prende tutto, gli scatti della finale

Il percorso verso il titolo è stato tutt’altro che lineare, anche nella finale contro Alcaraz, giocata in condizioni complicate: “C’era tanto vento, non faceva caldo, la palla rimbalzava meno. Però credo di aver servito bene nei momenti importanti. Nel tie-break del primo set sono stato molto preciso. Nel secondo set siamo stati un po’ altalenanti entrambi, anche perché a fine torneo è normale essere un po’ stanchi. C’era tanta tensione, ma è stata una buona partita, da entrambe le parti”.

Un successo che dà fiducia: “Per me vuol dire tanto, perché significa che sto facendo progressi. Però anche per lui era il primo torneo su terra, quindi migliorerà sicuramente. Madrid sarà diverso, con l’altura, e poi Roma e Parigi saranno ancora più duri. Ma noi cercheremo di fare la stessa cosa: prepararci bene e arrivare pronti”.

Fondamentale, nel cammino di Sinner, la capacità di adattarsi: cinque partite contro avversari completamente diversi, gestite con lucidità tattica. “Abbiamo avuto un ottimo feedback: cinque partite di alto livello, contro giocatori con caratteristiche diverse. Si parte da un mancino e si arriva a Carlos, quindi situazioni molto differenti. Ci sono tanti aspetti positivi, soprattutto perché non avevo mai vinto un torneo così importante su questa superficie”.

Sinner torna numero 1: "Ma io gioco per vincere tornei"

La finale, come spesso accade tra lui e Alcaraz, si è decisa su pochi dettagli: “Le partite con Carlos si giocano su due o tre punti. Anche il secondo set, finito 6-3, è stato molto più equilibrato di quanto dica il punteggio. Il servizio oggi era più difficile, anche per il vento e per la qualità in risposta di Carlos. Però nei momenti che contavano ho servito bene: nel tie-break ho messo tutte prime. Ma non credo che il servizio abbia fatto la differenza né da una parte né dall’altra”.

Un’altra immagine simbolica della giornata è stata quella di Sinner mentre canta l’inno italiano durante la premiazione: “Sì, l’ho cantato. Essere italiano è qualcosa di speciale, non lo puoi scegliere, devi avere la fortuna di esserlo. Sento tantissimo il supporto dei tifosi italiani, ovunque giochi. È bello anche per il movimento: abbiamo tanti giocatori forti e ogni settimana qualcuno fa bene. Sono orgoglioso di rappresentare tutto questo”.

Tra le curiosità, anche l’assenza della madre nel box, fino all'ultimo momento: “Non stava benissimo già da ieri sera e ha preferito non venire a bordo campo. Poi alla fine ha deciso che era meglio stare fuori”. Il successo a Monte-Carlo riporta Sinner anche in vetta al ranking mondiale, ma il numero uno resta, almeno nelle parole, un aspetto secondario: “Mi fa piacere, ovviamente. Sarebbe una bugia dire il contrario. Però non cambia quello che penso: io gioco per vincere tornei. Io e Carlos siamo molto vicini, può cambiare tutto da una settimana all’altra. In questo momento la cosa più importante è prepararci bene per i prossimi tornei”. Lo sguardo è già proiettato avanti: “Ci sono due Slam importanti, Parigi e poi Londra. Vedremo dopo quei tornei dove saremo. L’importante è continuare a lavorare con la mentalità giusta”.

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