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Almaty: Bellucci sfida Atmane, il pensiero al potere

Il confronto mette di fronte due mancini che rifuggono la banalità, con stili di gioco e identità ben definite e non comuni. Entrambi conoscono bene gli effetti positivi e quelli negativi di un approccio molto cerebrale al gioco

| 21 ottobre 2026

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"Pensare troppo è più pericoloso che pensare troppo poco". Mattia Bellucci, numero 68 ATP, ha affidato a SuperTennis a fine 2025 questa sua verità, che incornicia il suo stile. Una verità da tener presente per inquadrare la prossima sfida, un duello fra "outlier" mancini, due voci tennistiche fuori dal coro, contro Terence Atmane, ex numero 41 oggi sceso alla 98ma posizione in classifica. Se fossero amici, sarebbero la versione sportiva di Eddie Coffin e Hubert, i protagonisti del romanzo di Tibor Fischer "La gang del pensiero", con le strategie basate sui concetti della filosofia greca ma senza le rapine in banca.

"Quando il mio cervello funziona correttamente in campo, posso essere pericoloso, perché non ragiono come fanno gli altri. A volte, però, questo può portarmi a fare la scelta sbagliata, perché comincio a pensare troppo" scriveva nel 2023 Atmane, che ha un quoziente intellettivo di 158, vicino a quello di Albert Einstein, per Behind the Racquet. 

Ecco, il confronto che mette in palio un posto nei quarti dell'Almaty Open, ATP 250 sul duro indoor in Kazakistan, si gioca tutto su questi binari, sospeso tra l'ambizione di sorprendere, il rischio dell'overthinking e una comune ricerca di una semplificazione lontana dalla banalizzazione.

Anche perché Bellucci, come abbiamo scritto nel 2024, "è l'antitesi del conformismo". Per come gioca, "con un repertorio classico e votato alla fantasia tipica dei mancini, e per come pensa. Gli fai una domanda che molti liquiderebbero con un sì o con un no, e lui comincia ad avventurarsi in pensieri per nulla banali, rispettando perfettamente – in questo – ciò che vediamo sul campo". 

Il bustocco, entrato in Top 100 a fine 2024, ha raggiunto nel 2025 la sua prima semifinale ATP a Rotterdam, grazie alle prime vittorie contro Top 20, ottenute battendo Daniil Medvedev e Stefanos Tsitsipas. E' poi arrivato al terzo turno a Wimbledon ed è salito al best ranking di numero 63. 

Mattia Bellucci colpisce di rovescio (foto Getty Images)

Mattia Bellucci colpisce di rovescio (foto Getty Images)

Nei dodici mesi successivi ha faticato a trovare la stessa continuità di risultati, ma nelle ultime settimane ha giocato due finali Challenger: una l'ha persa, a Jingshan, una l'ha vinta, a Jinan, inaugurando la domenica da record con tre successi italiani nel circuito, un evento mai accaduto prima dal 1978. Così si è riportato in Top 70.

"Mi sono trovato in diverse situazioni a cercare di sorprendere l'avversario, capendo anche che questa cosa è controproducente perché delle volte sorprendo anche me stesso. Sto imparando con il tempo che anche per le mie caratteristiche fisiche è importante lavorare anche sulla continuità e sulla parte di resistenza"  ha detto a SuperTennis.

Bellucci porta in campo un tennis e uno stile vintage, dichiaratamente ispirato ad Andre Agassi. Ha anche un tatuaggio di stile tradizionale giapponese, ancora non terminato, che gli corre sul petto e sulle braccia. Con il suo prossimo avversario, uno dei maggiori collezionisti francesi di carte Pokemon, soprannominato "Il Mago", condivide la passione per i manga e gli anime giapponesi.

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Nel mondo interiore di Atmane trovano posto anche rap e hip-hop, la squadra di calcio del Paris Saint-Germain e i videogiochi, a cui si è avvicinato dopo problemi personali, sfociati in una forma depressiva. "In quel periodo mi sono rifugiato nei videogiochi, allontanando amici e familiari. Di notte provavo molta ansia e, a volte, soffrivo persino di paralisi del sonno. Ricordo una notte in particolare, verso le tre del mattino, in cui ebbi un episodio del genere e non riuscivo a muovermi. Quella notte pensai che per me fosse finita. Quando finalmente riuscii a uscirne, mi controllai il battito cardiaco: era di 215 battiti al minuto. Il giorno dopo, dopo una notte terribile, mi procurai una lesione parziale a due legamenti della caviglia e fui costretto a smettere di giocare per tre mesi. Anche se l’infortunio fu terribile, durante quel periodo decisi di smettere di lasciarmi sopraffare dai miei problemi e intrapresi un percorso per combattere l’ansia e la depressione. Per me, riuscire a superare tutto questo è stata la vittoria più grande della mia carriera" ha scritto su Behind the Racquet.

Questa vulnerabilità emotiva è stata spesso messa in relazione con la tendenza ad analizzare eccessivamente le situazioni, una certa tendenza al perfezionismo e a una percezione amplificata della pressione. Non a caso, oltre a quella di "Mago", lo accompagna anche un'altra etichetta, quella di "genio inquieto". 

Terence Atmane (Foto USTA)

Terence Atmane (Foto USTA)

Genio, l'abbiamo detto, resta un chiaro riferimento al quoziente di intelligenza e ai suoi interessi non proprio usuali tra i tennisti, come la fisica. L'anno scorso a Cincinnati, dopo la vittoria su Holger Rune che gli ha aperto le porte della semifinale contro Jannik Sinner, sull'obiettivo della telecamera ha citato il Paradosso di Fermi.

Ovvero la contraddizione espressa da uno dei padri della fisica italiana, premio Nobel nel 1938, che si è chiesto come mai, data l'enorme vastità dell'universo, non abbiamo mai ricevuto alcuna prova o contatto da civiltà aliene intelligenti. Un modo indiretto e curioso, quello di Atmane, per affermare che incontrare Sinner fosse una smentita del paradosso: come dire l'alieno è Jannik ed è in mezzo a noi.

Inquieto può diventarlo. E nelle ultime settimane sta capitando con elevata frequenza. Allo US Open ha offeso un fisioterapista, a Shanghai durante le qualificazioni ha lanciato una racchetta verso le tribune: non è stato squalificato solo perché non ha colpito nessuno. "Ho ricevuto moltissimi commenti pieni di odio per quello che è successo, ed è abbastanza normale, perché me lo merito: mi sono comportato davvero male", ha ammesso alla testata "Clay" dopo la vittoria al primo turno ad Almaty. "Nelle ultime due settimane ho avuto molte difficoltà dal punto di vista mentale. La stagione è stata molto lunga per me e ho dovuto affrontare anche problemi legati alla mia salute mentale". Ancora i pericoli della mente, dunque. Pensieri che, se non si riempiono di sole, se restano rinchiusi, diventano un pericolo. 

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