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Gli Stati Uniti i più rappresentati nella top100 ATP e WTA, l'Italia maschile è al top con Sinner, Cobolli e Musetti. Tra le donne il baricentro si sposta ad Est.
di Paolo Rossi | 07 agosto 2026
Quando si dice globale. Il tennis mondiale ha aggiunto nel suo grande libro di storia nuovi capitoli, nuove prime volte. Le Filippine fanno il loro ingresso in un albo d’oro, grazie al trionfo di Alexandra Eala al Wta 500 di Washington, mentre Hong Kong applaude il suo Coleman Wang che appare sul palcoscenico della Top 100. Due esempi diversi, due exploit che non calzano, dite voi?
Beh, sono due prime volte di paesi che storicamente con il tennis non ci hanno mai azzeccato molto (come avrebbe detto quel famoso comico) e che confermano, una volta di più e ove mai servisse, che il tennis è davvero lo sport globale per eccellenza, tanto da far affermare - ad alcuni saggisti - che i circuiti tennistici rientrano in quelle tipologie di eventi capaci addirittura di determinare variazioni significative degli assetti territoriali, innescare processi di sviluppo turistico, attirare l’interesse di un pubblico numeroso, sia in termini di partecipazione in loco, sia tramite i media.
Come dar loro torto? Il tennis registra una crescita irrefrenabile: Sono oltre 106, i milioni di tennisti che tentano la sorte nei tornei, provenienti da ogni parte del mondo e in aumento del 25,6% rispetto al 2019. Lo attesta uno studio dell’ex Itf (la federazione mondiale) che a fine giugno ha voluto ribattezzarsi in World Tennis. Nella stessa analisi si certifica anche che i nuovi tennisti che si affacciano nei vari circuiti sono la bellezza di 21,6 milioni.
Dati clamorosi, dai quali si intuisce facilmente come sia sempre più difficile farsi spazio in un mondo globalizzato come quello della racchetta, la cui geografia è mutata nel corso del tempo.
I numeri che riguardano la distribuzione dei tennisti nel mondo sono ancora più interessanti: l’Asia primeggia con i suoi 35,3 milioni di giocatori, praticamente il 33,4% dei tennisti totali. Ma un altro continente spicca: è l’America Centrale, con una crescita del 629,5%.
L'Asia primeggia per numero di tennisti, sono oltre 35,3 milioni i giocatori, praticamente un terzo del volume globale
Senza impazzire con le calcolatrici, è lecito chiedersi cosa hanno comportato, sportivamente parlando, questi numeri? Certo, e la risposta è: l’ascesa, tanto per fare qualche esempio, di Li Na, Ons Jabeur e Casper Ruud. Questi nomi hanno contribuito a ridefinire il concetto di rappresentanza globale nel tennis. Le vittorie della cinese nei tornei del Grande Slam hanno innescato il boom del tennis nel suo Paese, ispirando milioni di giovani giocatori e trasformando il Paese in una potenza commerciale della racchetta.
L'ascesa della tunisina, la prima donna araba e africana a raggiungere una finale del Grande Slam, ha avuto una profonda risonanza in tutti i continenti, sfidando gli stereotipi e aprendo nuove strade all’inclusione. E il norvegese ha sfatato lo stereotipo del suo paese dedito esclusivamente allo sci di fondo.
Ovvio che dietro queste storie si celino investimenti mirati, con le federazioni nazionali che hanno investito risorse nelle iniziative di base, nei programmi di allenamento e generato strategie di coinvolgimento.
In generale il tennis è diventato più di uno sport ed è diventato un’esperienza culturale che accoglie chiunque, da qualsiasi luogo. È passato dall’esclusività all’inclusività, ed è proprio qui che risiede la sua vera crescita: il pubblico di appassionati, sugli spalti e in tv da casa, ha superato il miliardo.
Ma chi comanda la classifica della nuova geopolitica? I nuovi paesi stanno sgomitando ambiziosi, ma è ancora presto per scalzare certe tradizioni. Ci sono stati exploit singoli, ma non strutturali. Ma il vero paese che ha fatto la rivoluzione è proprio l’Italia.
Scrolliamo la classifica Atp, facciamolo: noi l’unico paese che oggi, nel ranking di questa settimana, può vantare tre tennisti nei primi 15 del mondo (Sinner 1, Cobolli 9, Musetti 13). Solo negli Anni Settanta (ma senza avere il numero uno del mondo) gli azzurri frequentavano la Top Ten, poi il momento è svanito e mai più ripetuto per quasi cinquant’anni.
L’Italia, con la sua Fitp, ha scalzato i Signori dello Slam (Australia, Usa, Francia, Gran Bretagna) e rivaleggia con la Spagna, il paese che negli ultimi decenni ha prodotto il maggior numero di atleti d’èlite.
Certo, in questo contesto di geografia politica sportiva non si può certo dimenticare un personaggio del calibro di Novak Djokovic e, magari, inserendolo in un discorso più generale sull’area slava balcanica potremmo anche rendere omaggio alla forza e al talento dei popoli dell’ex Jugoslavia. Ma questo potrebbe diventare un discorso scivoloso e aprire problemi qui assolutamente non voluti.
L’ultimo nome, indimenticabile, è quello di Roger Federer. Ma possiamo affermare che lui è l’eccezione che conferma la regola, nel senso che la Svizzera non è riuscita a dare un seguito, un’eredità.
Accennavamo ai Paesi dello Slam, e dunque vediamo il loro stato dell’arte: Australia e Gran Bretagna sono attualmente in sofferenza. L’ultimo leader mondiale, per gli aussie, è stato Lleyton Hewitt e risale ormai a 25 anni fa. La Gran Bretagna, che prega tuttora per le condizioni fisiche di Jack Draper, è dietro in classifica (Fery 36, Norris 37).
La Francia sta cercando faticosamente di ricostruirsi e risalire: con Artur Fils è al 24° posto. Chi invece sembra essere uscita dalla crisi (che è durata comunque oltre un decennio) è l’America: gli yankees oggi possono vantare 14 tennisti nei primi 100.
E se è vero quel che sosteneva uno storico maestro di sport quale Alberto Castagnetti, che sapeva tutto di nuoto ma era anche appassionatissimo di tennis, e cioè che la forza di un movimento sportivo viene data dal numero dei propri atleti al vertice, possiamo allora dire che gli Usa sono decisamente guariti.
E le donne? Beh, nel circuito Wta le cose sono decisamente più chiare: l’Est è ancora padrone al vertice della classifica. La geografia non mente. La classifica odierna vede dieci rappresentanti - tra russe, bielorusse, kazake, ceche, polacche e ucraine – nelle prime 20.
Come ben sappiamo nel corso degli anni lo spostamento dalla tecnica alla potenza ha fatto la differenza e aiutato chi aveva una maggiore prestanza fisica. Justine Henin, pura tecnica, per il momento non se ne vedono e questa tendenza non verrà scalzata in tempi brevi, sebbene alcuni dei 175mila coach che girano il mondo con gli atleti, comincino a sussurrare che il gioco basato solo sulla forza si stia omologando, e dunque servirebbe – alle atlete ma non solo a loro – fare qualcosa in più, qualcosa di diverso. Intendendo una maggiore dose di creatività e fantasia.
Dunque questo potrebbe essere lo scenario spettacolare del futuro, riflettendo anche sul come il tennis sia sempre più un fenomeno di intrattenimento (basti pensare agli spettacoli di luci e musica nelle partite, le fan zone interattive): i protagonisti in campo, e gli organizzatori fuori, sono pronti a creare sempre più esperienze indimenticabili.
Con Carlos Alcaraz e Rafa Jodar la Spagna è oggi al centro delle attenzioni del mondo, ma rispetto a 15 anni fa gli iberici sono fortemente ridimensionati. Ai tempi di Nadal si contavano 13 giocatori in top100, di cui 3 in top10 (Nadal, Ferrer e Almagro). Oggi sono 7 in top100 e 2 top20.
Cresce, e molto, la compagine statunitense. Non è ancora in grado di esprimere un numero 1 del mondo, ma con i suoi 14 giocatori in top100 è la nazione più rappresentata. Seguita da Francia (12), Argentina (10) e Italia (8). Tutte nazioni che hanno fatto registrare importanti progressi nel tempo. L'Italia guida nel rapporto quali/ quantitativo.
Il dato più significativo è la contrazione del numero di Paesi rappresentati, 30 a fronte dei 39 del 2011. Stati Uniti, Francia, Argentina, Francia valgono il 49% della top100. In classifica non è più presente la Svizzera, che ha vissuto un'epopea d'oro con Federer e Wawrinka. Fuori anche Austria, Ucraina, Colombia, Svezia, Cipro, Sudafrica, Finlandia, Uruguay, Lettonia, Bulgaria, Romania, Indonesia, Taipei, Lussemburgo, Slovenia, Uzbekistan, Israele.
Festeggiano la presenza nell'elite del tennis: Ungheria (2 giocatori), Norvegia, Monaco, Cile, Perù, Grecia, Paraguay, Hong Kong, Danimarca.
In quindici anni la Russia ha perso il suo dominio. Era la potenza assoluta del circuito femminile, con 15 giocatrici in top100 e 4 in top20 (Zvonareva, Sharapova, Kuznetsova, Pavlyuchenkova). Ora ne ha appena 6 in una top100 che ha negli Stati Uniti il punto di riferimento primario (14 giocatrici).
Fuori dal radar Paesi di grande tradizione, come Olanda e Slovacchia, Israele, Estonia e Sud Africa, che in questo secolo hanno celebrato anche top10, ma che non hanno saputo creare un cambio generazionale.
Le new entry 2026 sono rappresentate da Filippine, Colombia, Kazakistan, Grecia, Indonesia, Egitto, Turchia, Messico.