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Cultura e costume

#RIGADIFONDO - Il trucco di Stefan, re dei freestyler

In carriera non ha avuto che un punticino Atp, ma il tennis lo ha trasformato comunque in un lavoro: fa il prestigiatore della racchetta, con trick-shots che neanche i più forti al mondo riescono a eguagliare. È serbo e amico di Djokovic, che davanti a lui resta sempre a bocca aperta

di | 20 febbraio 2020

Ogni mago che si rispetti ha i suoi trucchi e non li svela. Quello di Stefan Bojic invece è lì in bella vista alla piena luce del giorno. Lui, serbo, 30 anni il prossimo 30 marzo, nel tennis dei professionisti, non ha avuto che un punticino Atp, arrivando al suo massimo al posto n.1.392 del ranking. Eppure un modo tutto suo di vivere il tennis - e di vivere di tennis - l’ha trovato lo stesso. E il trucco, in questo caso, sta proprio nei… trucchi.

Sì, perché Bojic - zero partite nel circuito maggiore e 986$ di montepremi ottenuti giocando a tennis - è un prestigiatore che con la sua racchetta sa mettere insieme numeri da urlo, un giocoliere che può far rimanere a bocca aperta anche numeri 1 come Novak Djokovic, serbo come lui, o Maria Sharapova.
Lui, che ha sei partite e quattro tornei ITF nell’intero faldone statistico da pro. Quattro Futures tra 2008 e 2009, tutti in Serbia: due vittorie su Vukasin Teofanvic e sullo svizzero Gregory Chambaz, entrambi mai assurti agli onori delle classifiche mondiali, e un poker di sconfitte (due per mano di Dejan Katic, che lambì i Top 500 nel 2014, una dall’italiano Claudio Grassi e l’altra da ‘Aldino’ Setkic. Non esattamente la carriera che un bimbo sogna tirando il diritto contro la saracinesca nel giardino di casa.

La palla gli rimbalza sul profilo dell’ovale, poi scivola come oliata lungo l’insenatura del cuore dell’attrezzo per poi schizzare in aria e atterrare, ammaestrata al centro dei suoi piedi. A far da sfondo alle sue performance non i grandi stadi e gli spalti gremiti ma i luoghi simbolo delle città di tutto il mondo: l’Arco di Trionfo, la Tour Eiffel, Times Square, Central Park, l’Empire State Building. Sotto ai piedi, niente terra rossa, resine o erbetta: asfalto, pavé, cemento, marciapiedi bagnati.

E anche per questo prestigiatore, giocoliere, mago sono parole che usiamo noi, legati come siamo alla nostra tradizione del palcoscenico. Lui si definisce freestyler, anzi Freestyle Tennis Pioneer (pioniere del tennis freestyle, come scrive nella bio del suo profilo Instagram). Un artista di strada, diciamo; in pieno stile musicale poi mutuato anche nel mondo dello sport.

Prima furono i Dj ai piatti, poi i rapper con la voce, i graffittari con le bombolette, i ballerini con gli stereo a spalla, gli skater e adesso lui… con la racchetta. Capace di mettere in piedi veri e propri show, per cui c’è chi è disposto a pagare.

Nell’era in cui l’obiettivo è diventare ‘virali’, tutti vogliono colpire, stupire, lasciare il segno, Stefan lo fa: basta guardare alcuni di quei video che popolano i suoi canali social e specialmente la sua pagina ufficiale di YouTube.

 

C’è chi paga dicevamo; ma chi paga? Gli organizzatori dei tornei, le aziende per veicolare messaggi pubblicitari ‘catturando’ l’attenzione dell’utente digitale. E così Bojic negli anni si è esibito prima di match di Coppa Davis, in importanti tornei del circuito (Indian Wells, Marsiglia, San Pietroburgo…) ma pure in campagne pubblicitarie della sua racchetta.

Girati in compagnia di altri testimonial big, come Novak Djokovic: i due, oltre alla nazionalità, condividono anche l’attrezzo, almeno per quanto riguarda la marca (Nole usa la Speed, Stef la Radical). E così in alcuni video targati Head, Bojic stupisce proprio lui, Nole, il numero 1. E perché paga, chi paga? Per i numeri: 120 mila follower su Instagram (stef_bojic, l’account ufficiale), quasi 25 mila like sulla sua pagina di Facebook, centinaia di visualizzazioni al canale YouTube.

Va oltre Stefan, dunque: ma lo fa anche ideologicamente individuando un altro significato ancora. Va premesso che non di soli tricks vive e si nutre Stefan Bojic. Come tanti che a 18 anni hanno tentato la carriera nel tennis, accarezzando soltanto fugacemente il circuito Atp, anche il 30enne serbo insegna, insomma fa il maestro.

E dice che il freestyle è un’ottima fonte d’allenamento. “Sviluppa coordinazione e percezione dello spazio”, sostiene. Qualcosa che, stando ai manuali, fa benissimo in età precoce e molto precoce.

“Basterebbero 15 minuti al giorno”, professa ancora. Magari non per imparare a imitarlo ma per volare con la creatività e prendere confidenza con l’attrezzo col quale via via negli anni si dovranno limare dettagli tecnici e virgole biomeccaniche.

Quelli che ci sono riusciti - a diventare professionisti e magari campioni - a fare i giochetti che fa lui non ci riescono proprio. Nonostante ci provino e chiedano consigli. “Khachanov mi chiese se potevo insegnargli qualche ‘numero’, lo stesso Djokovic ogni volta che mi vede vuole sapere se ho qualcosa di nuovo da mostrargli”. Da numero 1 a numero 1... dei freestyler.