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Cultura e costume

#RIGADIFONDO - Il principe (di Bel Air) diventa Re Williams

Il 25 novembre prossimo Will Smith porterà sul grande schermo la storia di Richard e del suo percorso con le figlie Serena e Venus nel grande tennis. E così la racchetta continua a piacere moltissimo anche a Hollywood. Che pare prepararsi per…

di | 29 gennaio 2020

In principio fu Match Point. È curioso come il punto che per solito manda i titoli di coda sulle partite di tennis sia diventato il primo fotogramma della nuova grandeur tennistica di Hollywood. Da quel film di Woody Allen, targato 2005, sono passati 15 anni. Adesso, mentre il sole australiano cuoce il primo Slam dell’anno e a 10 mesi dall’uscita, si delineano via via sempre più dettagli sulla prossima pellicola di stampo tennistico.
Dopo i titoli e la risposta del pubblico degli ultimi anni, cresce l’attesa tra appassionati e non per il 25 novembre, quando uscirà - distribuita da Warner Bros - sul grande schermo anche la storia di King Richard, pellicola dedicata a uno dei coach più discussi di sempre, papà Williams.

Più discussi perché, intanto, coach non lo è mai stato, certamente non prima di Venus e Serena. Al massimo lui, allenatore, ci si è inventato.

Come racconta Serena nella sua biografia, per lavoro guidava un furgoncino mezzo scassato su e giù per i sobborghi di LA e poi, con un carrello della spesa, passava ore e ore con le due figlie più dotate sui campacci pubblici, spelacchiati ma gratuiti, di Compton, il quartiere della metropoli californiana che ha fatto crescere le sorelle.

Chi interpreta Re Richard Williams nel film scritto da Zach Baylin e affidato alla regia di Reinaldo Marcus Green non è un segreto. È un ex ‘principe', oggi pure lui altezza incoronata dei vari regni di Hollywood.

È Will Smith, che noi negli Anni ’90 abbiamo imparato a conoscere come principe di Bel Air sul piccolo schermo e che ha inanellato in carriera una serie di successoni esagerati, da Bad Boys a Indipendence Day passando per Alì, Men in Black e La Ricerca della Felicità, oltre ad aver sfiorato un paio di Oscar come miglior attore protagonista.
Con il suo nome, è arrivata anche la prima polemicuccia sterile a sfondo razziale, sbucata dai meandri dei social a mesi e mesi dall’uscita. Colpa dei fondamentalisti dei lati opposti - ugualmente nemici della ragione - secondo cui la pelle di Smith sarebbe “troppo chiara” per interpretare coerentemente papà Richard.

Ciò che conta, però, è che dopo la rivalità tra Borg e McEnroe e le vicende di Billie Jean King e Bobby Riggs, al cinema arriva anche papà Williams, con i suoi conflitti, le sue esuberanze, le sue controversie, le sue certezze e le sue piazzate.

Smith, che negli anni non è stato difficile avvistare con regolarità sulle tribune del circuito (gli obiettivi dei fotografi lo immortalano agli Australian Open, a Madrid, ma anche in alcuni stadi del Nord America), si affianca a Emma Stone (Billie Jean King ne La Battaglia dei Sessi) e Shia Leboeuf (McEnroe) nella schiera delle grandi star nei panni dei big della racchetta.

Ovviamente il tutto nella trepidante attesa di scoprire se Roger Federer vedrà realizzato il suo sogno di vedersi interpretare da uno tra Brad Pitt e Matt Damon e se Nadal avrà una trasposizione cinematografica all’altezza dei suoi Vamos.

La sensazione, in effetti, è che anche Hollywood si stia allenando, stia tastando il terreno e ‘provando il campo’ in vista del vero big match, il kolossal su Roger e Rafa.

PROFILI A CONFRONTO: VENUS E SERENA

Intanto però la storia delle Williams ci suggerisce che i principali ingredienti per un filmone sul più classico dei sogni americani realizzati ci sono tutti. C’è la povertà iniziale, la camera singola per quattro figlie, c’è l’ossessione e la tenacia per raggiungere il fine - senza sottilizzare troppo sul mezzo - ci sono i proiettili e il sangue (la sorella maggiore Yetunde fu uccisa in una sparatoria proprio a Compton), c’è la questione razziale e c’è il lieto fine.
Perché Venus e Serena ce l’hanno fatta, altroché se ce l’hanno fatta. E ce l’ha fatta pure lui, Richard. Mai del tutto amato dall’establishment conservatore della racchetta, il Re di Compton ha infine saputo conquistare il mondo del tennis. Torna in mente quel cartello esposto con poca classe ma tanta personalità sul Centrale di Wimbledon nel 2000, il primo vinto dalla sorella più grande. Diceva: “Questa è la festa di Venus, e nessuno di voi è stato invitato”. Il film su di lui sarà un altro Williams Party, con prevedibili polemiche annesse. Ma questa volta siamo tutti invitati: basta pagare il biglietto.
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