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Le storie

Zverev e Shelton, quando il padre-coach è un'arma in più

La finale dello US Open è stata anche un "derby" tra due giocatori allenati dai rispettivi padri, entrambi ex tennisti. "Sascha" sta vivendo la sua rivincita insieme al padre, mentre Ben cerca e cercherà di scrivere anche la storia degli atleti afro-americani nel tennis

| 13 settembre 2026

Coach Zverev Senior e Bryan Shelton (Getty Images)

Coach Zverev Senior e Bryan Shelton (Getty Images)

Zverev contro Shelton è anche la sfida a distanza tra i due padri-coach, Alexander Senior. e Bryan. Personalità distinte, un po’ come quelle dei propri figli, per i quali sono stati molto presenti, dagli anni della formazione fino alla scalata ai massimi livelli del circuito.

È già di per sé cosa insolita, trovare un campione Slam che sia allenato dal padre. Zverev, il suo personalissimo tabù l’ha sfatato pochi mesi fa al Roland Garros, battendo peraltro un altro giocatore che fa scuola in questo senso, quel Flavio Cobolli che ha nel padre Stefano un punto di riferimento anche professionale. Nella storia del tennis, almeno da quando il coach è diventato una figura ben identificata, si tratta dei primi due “derby” di questa tipologia in una finale Slam.

Alexander Zverev e suo padre (Getty Images)

Alexander Zverev e suo padre (Getty Images)

Ben Shelton esulta con suo padre Bryan (Getty Images)

Ben Shelton esulta con suo padre Bryan (Getty Images)

Tra i campioni del passato, la figura di maggiore impatto è stata forse quella di Lluis Bruguera, decisivo nel lanciare il figlio Sergi alla conquista del Roland Garros nel biennio 1993-94. Nessuno dei suoi due avversari, rispettivamente Alberto Berasategui e Jim Courier, era però allenato dal padre. Nel 1972, inoltre, un altro spagnolo – Andres Gimeno, cresciuto col padre Esteban – vinse a Parigi, ma in un epoca ancora lontana dai team odierni.

In tempi recenti, invece, si sono fermati in finale sia Casper Ruud (seguito da papà Christian) che Stefanos Tsitsipas (al tempo dei fatti ancora con papà Apostolos). Il norvegese ha perso tre volte all’ultimo atto (da Rafael Nadal, Carlos Alcaraz e Novak Djokovic), mentre il greco due (sempre da Nole).

Zverev col trofeo del Roland Garros 2026. A sinistra il fratello Mischa e il papà Alexander Senior, a destra mamma Irina (Getty Images)

Zverev col trofeo del Roland Garros 2026. A sinistra il fratello Mischa e il papà Alexander Senior, a destra mamma Irina (Getty Images)

Zverev, figlio e padre, festeggiano il secondo major anche per continuare il proprio percorso di “rivincita” personale. “Sascha” è un predestinato che per fare l’ultimo passo ha dovuto attendere il 29esimo anno d’età. Negli anni, in tanti hanno invocato aria fresca nel suo box. Ma tutte le figure che da quelle parti sono passate (dal suddetto Bruguera a Juan Carlos Ferrero), hanno affiancato Alexander Senior solo per poco tempo. Il padre è stato l’unico a restare, regalandosi poi col figlio la gioia di alzare la “Coppa dei Moschettieri”. Un trofeo che non sarà più da solo, a brillare più degli altri, in salotto.

“Sono 25 anni che il mio coach non mi dice nulla, a volte preferirei dicesse qualcosa”, ha scherzato il numero 2 al mondo dopo la semifinale a Parigi. In effetti, il padre – a sua volta giocatore con un best ranking di n.185 nel 1985 – è un uomo di poche parole. Imperturbabile quando il figlio si sfoga, ma anche quando si vince. “Il mio team”, ha spesso ripetuto Zverev, aiutato anche dal fratello Mischa, “funziona benissimo così com’è, e riusciamo a separare bene il tennis dalla vita privata”.

Una “relazione sana” che si percepisce anche da fuori, guardando a casa Shelton. Lo ha fatto notare anche chi a quei livelli è stata abituata per parecchio tempo, come Victoria Azarenka. “Il rapporto tra Bryan Shelton e Ben Shelton – come padre e figlio, ma anche come allenatore e giocatore - è probabilmente una delle dinamiche più sane che abbia mai visto personalmente nello sport”, ha scritto l’ex n.1 WTA in un post su X.

Un legame sottolineato profondamente anche da Ben, dopo la vittoria su Frances Tiafoe, ricordando come suo padre avesse vissuto un momento difficile negli ultimi mesi per via della perdita della madre. “Sono felice che le abbia reso omaggio – ha commentato il padre in conferenza stampa -. Mia mamma ha fatto enormi sacrifici affinché io potessi giocare a tennis”.

Nella sua carriera, Bryan si è spinto sino al n.55 del ranking, vincendo due titoli ATP, entrambi sull’erba di Newport nel 1991 e nel 1992. Dopo il ritiro, ha seguito il figlio come allenato all’Università della Florida, e poi come coach a tempo pieno dal 2023. “Siamo arrivati ad un punto in cui non deve dirmi nulla, io so cosa pensa e lui sa cosa penso”, ha chiarito il giovane Shelton sulla connessione con suo padre.

Più estroversi rispetto ai due Zverev, all’apparenza cercano di vivere con leggerezza l’ascesa di Ben, che col padre è in grado di sorridere e di sdrammatizzare durante i match, o anche di festeggiare in maniera esuberante le vittorie, tanto da risultare un filo sopra le righe.

Il tennista americano Arthur Ashe (1943 - 1993) riceve le congratulazioni da suo padre, Arthur Ashe Sr., sul campo centrale del West Side Tennis Club dopo aver vinto la prima edizione in assoluto degli US Open, a Forest Hills, New York, il 9 settembre 1968 (foto Getty Images)

Il tennista americano Arthur Ashe (1943 - 1993) riceve le congratulazioni da suo padre, Arthur Ashe Sr., sul campo centrale del West Side Tennis Club dopo aver vinto la prima edizione in assoluto degli US Open, a Forest Hills, New York, il 9 settembre 1968 (foto Getty Images)

In finale, come contro Cobolli, Zverev ha gestito (ancor meglio) la pressione dei favori del pronostico. Shelton, con suo padre, sognava di prendere tra le mani un filo rosso che unisce Arthur Ashe (a cui è intitolato il campo principale a Flushing Meadows), Bryan e Ben. Nel 1991, Bryan vinse a Newport il primo titolo di un tennista afro-americano a 13 anni dall’ultimo successo di Ashe; ora, Ben giocava per diventare il primo afro-americano a vincere lo Slam in casa dal titolo di Ashe, risalente alla prima edizione del torneo nell’Era Open, nel 1968. Una ricerca che potrà riprendere già dall'anno prossimo, con le spalle ancora più larghe di quanto già non lo sia.

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