Intervista esclusiva al ct della nazionale italiana di pallanuoto che racconta la sua passione per il tennis. "Non mi piace perdere e gioco discretamente. Mia madre non si perde una partita e guai a chi le tocca Sinner"
di Paolo Rossi | 02 marzo 2026
Non sono in tanti a ricordarsi che il suo debutto da ct dell’Italia del Settebello lo fece su un campo da tennis, Sandro Campagna. E quale poi: era il Campo Centrale del Foro Italico per l’occasione trasformato in una piscina. L’evento era di quelli importanti, i Mondiali di nuoto del 2009.
Sandro, confermi?
“Il primo appuntamento importante per me, tornato in azzurro. Andammo malissimo, ma due anni dopo diventammo però campioni del mondo”.
Quindi il Centrale del tennis funzionò da rodaggio.
“Praticamente sì. Ricordo ancora quando attraversavo gli spogliatoi, quelli di Federer e Nadal, con tutte le foto dei vincitori di Roma. Ehh….”.
Spieghiamo a tutti che tu, nonostante sia ormai una leggenda della waterpolo, sei un appassionato di tennis. Perché?
“Io sono del 1963, dunque gli Anni Settanta erano quelli della Davis, di Panatta eccetera eccetera. Noi ragazzi eravamo tutti entusiasti. E poi a Siracusa c’era la Cittadella dello sport con dei campi open, come diremmo oggi: chi arrivava prima, giocava. Senza pagare”.
Sandro Campagna sulla panchina della nazionale di pallanuoto ai Giochi Olimpici di Parigi 2024 (Getty Images)
Però…
“E non è finita qui. A casa io mi vedevo tutti i match di tennis insieme a mia mamma Amelia, che ancora oggi, a 83 anni, è malata di tennis e guai a chi le tocca Sinner. Ne potrebbe parlare per ore, e guarda sempre Supertennis”.
Quindi oltre al Sandro Campagna delle palombelle esiste anche il Campagna tennista.
“Vero. Guardando la tv ho imparato i vari colpi: posso dire senza tema di smentita che gioco a tennis discretamente. Senza mai aver avuto un maestro…”.
Poi però la pallanuoto prese il sopravvento, da ragazzo.
“Ma a livello amatoriale facevamo tornei, ho sempre giocato”.
E quale stile di gioco avevi?
“Un po’ pallettaro, come si diceva una volta. Non mi piace perdere, quindi con la strategia cucinavo il mio avversario. Ah, usavo la racchetta di Borg e non ho mai smesso. Anzi, racconto una chicca che non sa nessuno. Nei collegiali degli anni Ottanta, con il ct Fritz Dennerlein che era un altro grande appassionato di tennis, nelle trasferte ci portavamo la racchetta e nel tempo libero giocavamo. In qualunque parte del mondo”.
Un episodio curioso?
“Come no: a Latakia, Siria. Giochi del Mediterraneo del 1987. Chissà come, l’allora segretario generale del Coni Mario Pescante venne a sapere della nostra ‘consuetudine’ tennistica e pretese di sfidare Fritz, e io feci da giudice di sedia”.
Beh, spoileriamo. Chi vinse?
“Fritz, ma Pescante mi accusò di aver aiutato Dennerlein”.
Altri tempi, se pensiamo all’evoluzione del tennis di oggi.
“Beh, come tutti gli sport oggi si va su potenza, velocità e intensità, e anche il tennis non poteva essere immune da questo. Poi se aggiungiamo l’evoluzione delle racchette e la preparazione fisica abbiamo un quadro completo. Io mi diverto a confrontare i match di oggi con quelli di quindici anni fa e sembrano due sport diversi. Ho detto quindici anni fa, e penso che con i Big 3 c’è stata la linea di demarcazione finale: loro, oltre al talento, hanno aggiunto una forza mentale, il lottare per superare l’altro”.
E il domani come sarà?
“Il futuro? Tu coach devi adesso pensare in questi termini: ‘il quindicenne di oggi come lo devo preparare?’ Questa è la domanda che si fanno tutti gli allenatori. Ma io so che l’obiettivo è renderlo forte fra cinque anni”.
Ultima domanda: tennis e pallanuoto sono così diversi: ma ci sono spunti che potrebbero essere utili l’uno all’altro?
“Io ne ho trovato uno dal punto di vista regolamentare: ho fatto una proposta al board internazionale, prendendo spunto proprio dal tennis, per velocizzare le azioni di attacco della pallanuoto, partendo dalla regola dei 25 secondi che il tennista al servizio ha a disposizione. L’idea è piaciuta: se andrà in porto, potremo dire che il tennis avrà dato il suo contributo alla pallanuoto italiana”.