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Stasera alle 22.45 New York Stories, il format di SuperTennis condotto da Giorgio Spalluto che vi fa conoscere luoghi e storie memorabili dello US Open, vi racconterò un episodio senza precedenti durante l'edizione 1977. Un tifoso sulle tribune è stato infatti ferito da un colpo di pistola
05 agosto 2026
Il match di terzo turno di singolare maschile dello US Open 1977 ha acquisito un posto particolare nella storia del tennis. Ci è entrato dalla parte sbagliata, per motivi che nulla hanno a che fare con il gioco.
Lo vince, per la cronaca, un giovane John McEnroe, alla prima partecipazione nello Slam di casa, che sarebbe diventato l'unico giocatore capace di essere contemporaneamente numero 1 del mondo in singolare e doppio. Lo vince contro Eddie Dibbs, testa di serie numero 9, solido e stabile Top 10 tra il 1975 e il 1979, ancora oggi lo statunitense con più partite vinte sulla terra nel circuito ATP nell'era Open. New York Stories, il format di SuperTennis condotto da Giorgio Spalluto che vi fa conoscere luoghi e storie memorabili dello US Open, ultimo Slam dell'anno trasmesso in diretta e in chiaro sul nostro canale, vi racconterà l'atmosfera di quella giornata diventata particolare.
Subito dopo l'inizio della partita, infatti, l'arbitro interrompe il gioco per sei minuti. "Non capivamo cosa stesse succedendo. Ci guardammo e vedemmo la gente alzare le braccia», ha ricordato McEnroe anni dopo, parlando di quel momento, come racconta il quotidiano spagnolo La Vanguardia.
Non lo capiscono subito nemmeno molti dei 6.943 spettatori presenti in quel momento nello stadio centrale di Forest Hills, che per l'ultima volta ospita il torneo. E' successo che il proiettile di una pistola calibro .38 ha ferito un tifoso, il 33enne James Reilly, seduto in nona fila nel Portal 8, nella parte nord dello stadio.
In quella New York appena uscita dall'incubo del "Figlio di Sam", serial killer che ha ucciso sei persone e ne ha ferite altre undici tra la vigilia di Natale del 1975 e il 31 luglio 1977, armato di una calibro .44, la paura torna a farsi sentire. Sembra una scena uscita da un film uscito quell'anno, “Black Sunday”, diretto da John Frankenheimer, in cui si racconta la storia di un attentato terroristico, alla fine sventato, durante il Super Bowl, l'attesissima finale che assegna il titolo nel campionato USA di football americano.
Un ufficiale di gara comunica la notizia ai giocatori. Come ha scritto Michael Steinberger sul New York Times in un articolo dedicato agli US Open del 1977, Dibbs annuncia: "Me ne vado da qui". Poi ai giocatori viene data una diversa versione, con una variazione semantica impossibile da tradurre: "the fan hadn’t been shot, he’d gone into shock", "non è stato sparato, è in stato di shock". La partita si gioca.
La versione di comodo dura poco, il tempo di concludere la partita, che in quella strana edizione, come per tutti i primi turni, si gioca al meglio dei tre set e non dei cinque. Dura poco anche l'ipotesi terrorismo. La polizia riferisce, nelle prime ore, che un possibile sospetto, "un uomo ispanico con una camicia rossa e pantaloni scuri", era stato visto fuggire dallo stadio. Le indagini arrivano a una conclusione: non si è trattato di un gesto deliberato, ma l'esito fortuito di uno sparo proveniente da un edificio nei pressi dello stadio. Reilly è stato colpito alla coscia da uno "stray bullet", un proiettile vagante, questa la versione ufficiale.
Chi ha sparato non verrà mai identificato. Nel 2012 il New York Times ha tentato di rintracciare Reilly, ma anche di lui si erano perse le tracce. E' impossibile, tuttavia, che si perdano di quel pazzo US Open 1977, e di quella partita durante la quale qualcuno ha sparato e ferito un tifoso seduto a godersi lo spettacolo.