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Le storie

“Mefisto” e il terremoto di Madrid: il torneo lancia Baptiste, Jodar e tanti nomi insoliti

Il Masters 1000 senza pace soffre Roma e Parigi e crea problemi ai giocatori con risultati sconvolgenti ed insoliti, soprattutto fra gli uomini ma anche fra le donne. Sarà il Foro Italico a dirci la verità

di | 29 aprile 2026

Rafael Jodar in azione col dritto (Getty Images)

Rafael Jodar in azione col dritto (Getty Images)

Nato per rompere, il torneo di Madrid sta svolgendo il compito che “Mefisto” (definizione made in Spain) Ion Tiriac gli ha confezionato da subito, da quando l’ex giocatore romeno, poi manager ed allenatore di campioni come Ilie Nastase, Guillermo Vilas e Boris Becker, si è allontanato dall’organizzazione degli Internazionali d’Italia di Roma negli anni ’90. 

TERRA BLU

Dopo aver sfruttato l’effetto-Bum Bum, organizzando il Masters, oggi finali ATP, in Germania, dal 1990 al 1999 fra Francoforte ed Hannover, e quindi spostando la sua attenzione a Madrid, per inserirsi nella scia economica del fenomeno-Nadal. All’epoca, dal 2002 al 2008, il torneo si disputava ad ottobre, e quindi indoor e sul cemento, collocazione che Tiriac ha cercato in tutti i modi di spostare raggiungendo l’obiettivo nel 2009, quand’ha acquisito i diritti del torneo di Amburgo, cambiando sede (Caja Magica), superficie (terra battuta outdoor) e soprattutto data, in primavera, sposando anche le donne per un torneo “combined”.

Per differenziarsi e migliorare le riprese tv, nel 2012, Mefisto ha varato la terra battuta blu ma ha dovuto subito abbandonarla per la bocciatura dei giocatori perché scivolosa e con rimbalzi strani, deragliando come richiamo sulle raccattapalle-modelle e mille proposte di aumentare il montepremi in modo considerevole per avvicinarsi e magari affiancarsi agli Slam.

Senza però fare il salto di qualità che sperava con l’avvento di Carlos Alcaraz, rimanendo di fatto schiacciato dai tornei sulla terra precedenti e dal torneo del Foro Italico sempre più importante sulla strada del Roland Garros. Con tanti punti interrogativi, dall’altitudine - e quindi dalla particolare velocità della palla con condizioni tecniche tanto diverse dagli altro tornei sul rosso europeo - all’impegno per i giocatori di un Masters 1000 ingombrante in un un momento così delicato e fisicamente tanto impegnativo della stagione. 

Terra blu, modelle in campo, torneo virtuale: tutte le particolarità di Madrid

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TERREMOTO

Non è un caso che a Madrid ci siano sempre tante sorprese. Quest’anno in modo particolare fra le donne, con l’eliminazione entro i quarti delle prime cinque del mondo, Sabalenka, Rybakina, Gauff, Swiatek e Pegula e la sola Andreeva, numero 8, protagonista fra le ultime 4. Colpa di un tennis sempre più fisico sulla falsariga degli uomini. Certo, e forse anche per fortuna.

Così come è positivo, anche se insolito, vedere o rivedere personaggi come Baptiste, Kostyuk, Noskova, Pliskova e Potapova in lotta per un titolo così importante. Del resto, fra gli uomini, accanto agli abbonati ai quarti 1000, Sinner e Zverev, e al campione uscente e specialista della terra rossa, Ruud, figurano tanti giovani, da Jodar a Fils, da Blockx a Cobolli che fanno bene, ma anche loro sorprendono. 

La gioia di Hailey Baptiste a Madrid 2026 (Getty Images)

La gioia di Hailey Baptiste a Madrid 2026 (Getty Images)

SCANDALO SERALE

Magari è un’anticipazione sul futuro prossimo di cui avremo conferma dal 6 maggio a Roma. E Madrid potrà mettersi all’occhiello quella coccarda di originalità positiva che, certamente con campo spesso troppo sabbiosi, giochi di luce sconcertanti, troppe defezioni e un misterioso virus che ha messo ko troppi partecipanti doc, non riesce a guadagnarsi altrimenti.

Perché, per scatenare la critica del numero 1 del mondo, Jannik Sinner, sui due match serali maschili dopo le 20, con orari di chiusura tragici, ci voleva davvero un’altra decisione contro corrente e discutibile del torneo nato per rompere.

Se infatti è vero che gli spagnoli fanno tutto più tardi, dal pranzo alla cena, è anche vero che per un giocatore stringere la mano all’avversario a rete all’avversario all’una di notte e quindi coricarsi dopo e 3 del mattino, con tutte le necessarie attività post-match, non è propriamente il massimo della routine della classica vita da atleta. 

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