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Intervista a Edoardo Bendinelli, personal trainer classe 1969 originario di Pietrasanta, da quasi 25 anni accanto al campione spagnolo di Formula 1
di Paolo Rossi | 14 marzo 2026
Il paddock di Formula 1 è a Shanghai in questi giorni, dove sarà presente anche Fernando Alonso alla guida di una Aston Martin. Con lui, inseparabile ombra da quasi venticinque anni, c’è Edoardo Bendinelli, personal trainer classe 1969 originario di Pietrasanta e custode del backstage del grande pilota spagnolo, che a luglio compirà 45 anni e resta assolutamente competitivo. Alonso è un appassionato praticante di tennis, e anche di padel (tanto da decidere anche di investirci). Bendinelli ci racconta un po’ del pilota e del rapporto F1/tennis.
Edoardo, F1 e tennis sono due sport che piacciono reciprocamente ai diretti protagonisti: c'è un particolare motivo oppure sono solo scelte personali?
“Beh, la Formula 1 è uno sport dove sono impegnate moltissime persone. Ma alla fine, il protagonista, il pilota, è solo ad affrontare la gara. Solo con la propria macchina che risulta essere una ‘espansione’ del proprio corpo. Nel tennis sono coinvolte meno persone ma ugualmente tanto tempo e tanti aspetti da allenare e tenere in considerazione. Ma anche qui, alla fine, il tennista è solo nel campo. Solo con la propria esperienza e la propria racchetta. Una protesi, una estensione, del proprio braccio. Ecco, per me, cosa avvicina un tennista a un pilota. Il riconoscersi nell’intimo sentimento che li porta in griglia di partenza o in campo. La solitudine dell’eroe nella battaglia con sé stessi e gli avversari lontani”.
Professionalmente hai collaborato con Formula Medicine, che ha seguito anche tennisti: quanto era diversa la prassi, o il tipo di lavoro effettuato?
“Chiaramente le esigenze fisiche sono distinte. Il nostro lavoro, quando si svolge in forma periodica lontano da campi e pista, si preoccupa di allenare e compensare i vari distretti muscolari, con la specificità che le due attività richiedono. Li unisce una attenzione all’allenamento mentale, con valutazioni del dispendio emotivo ed esercizi di attenzione e reazione, per rendere più controllabile la prestazione. Alla fine la battuta del tennista è paragonabile alla partenza in griglia”.
Fernando Alonso arriving at the paddock with his Personal Trainer Edoardo Bendinelli. #HungarianGP #AstonMartinF1 #F1 pic.twitter.com/Ll1d3caqim
— Lucho Yoma (@LucianoYoma) August 2, 2025
Tu sei l'ombra di Fernando Alonso da oltre venti anni: la sua passione per il tennis quando e come nasce?
“Siamo sempre stati alla ricerca di attività sportive conciliabili con le tempistiche e i luoghi della F1. Per fortuna gli hotel che frequentiamo hanno attrezzature sportive e, fra queste, i campi da tennis che ci hanno accolto naturalmente. Ricordo lunghe partite in hotel a Melbourne già nel 2003. I campi al quinto piano, recintati, ma ugualmente qualche pallina finita sul fiume Yarra che era quaranta metri sotto di noi…. e questo già può dare una indicazione del livello di gioco, ma non della passione però!.
Ah ah ah. Viva la sincerità. E che tipo di tennista è Fernando?
“Molto competitivo, e come potrebbe non esserlo? La vittoria prima di tutto. Capace di intuire i punti deboli dell’avversario e giocare su quelli. Una discreta potenza nel gioco lungo e buona reattività”.
E tu hai ovviamente incrociato la racchetta contro Fernando. C'è qualche altro episodio simpatico che si può raccontare?
“Che gioco molto male è la prima cosa da ammettere! Ci sono molti episodi divertenti, spesso colorati da frasi ancora più divertenti, magari giocando contro il suo ingegnere o il team manager. Ma preferisco non riportarle. Basta poca fantasia per immaginare il tenore, sempre scherzoso, del contesto. Per adattarsi alle avversità dei luoghi, ricordo il sudore delle partite in Malesia e Singapore, o la tachicardia ai 2500 m di Città del Messico! Personalmente ho sempre perso contro Fernando!”.
Come sappiamo Jannik Sinner è uno dei testimonial della F1. Anche il ceo, Stefano Domenicali, è venuto agli Internazionali a Roma, e lo stesso Jannik ha visitato qualche GP: si è incontrato, ha conosciuto Fernando?
“Si, certo. si sono incontrati, ero anch’io presente. E a distanza di tanti anni, ancora mi colpisce la semplicità di questi ragazzi. Il “divismo” che rimane a distanza da loro. C’è poi una forma di spontanea complicità, molto bello”.
Il campione del mondo Max Verstappen e Jannik Sinner in una foto del 2024 (Getty Images)
Ultima domanda: ma tennis e F1 possono avere qualche fattore variabile in comune?
“Non so: essere soli in campo o in macchina. L’alterata percezione del tempo e dello spazio. I tempi di reazione assolutamente più rapidi della norma. I processi mentali esasperati che portano a decidere e fare la scelta giusta. Affrontare il cordolo nel punto giusto è simile a ricercare la linea nel fondo campo. Alla fine, se proprio dovessi riassumere, un tennista e un pilota hanno nel loro “core” caratteristiche molto simili e fondamentali per esprimere la miglior prestazione. Economia e velocità nei pensieri, determinazione, aggressività insieme alla lealtà. Concludo con un mio personale pensiero”.
Ma certo, grazie.
“Credo che Fernando in un campo da tennis possa riuscire a fare due scambi in una forma più “brillante” di quanto un tennista possa fare in pista, magari in una partenza con una macchina di F1. Ma io sono con lui da 24 anni, forse non sono affidabile, sono un po’ di parte…”.