Chiudi
Una ricerca del sito Usa 'Tennis Nerd' alla vigilia dello Slam newyorkese sui Top 100 ATP e WTA mette in evidenza come nel tennis femminile prevalgano piatti corde più ampi e telai più facili e performanti. Una tendenza che ora sta prendendo piede anche tra i colleghi maschi che ormai hanno detto addio gli attrezzi pesanti e proibitivi che alimentavano il culto dei puristi
Enzo Anderloni | 02 settembre 2026
Quando gli occhi degli appassionati sono puntati sui grandi protagonisti dell’ultimo Slam stagione, quelli dei “malati” di tennis scavano nei dettagli. Non è dunque casuale che alla vigilia del torneo sul sito statunitense Tennis Nerd (nome che è tutto un programma e fa capire lo spirito monomaniacale de redattori) sia comparso un articolone che fa il punto, giocatore per giocatore, giocatrice per giocatrice, sulle racchette utilizzate dai primi 100 del mondo ATP e WTA. Un campione di atleti che coincide al 90% con i tennisti e le tenniste presenti nei tabelloni principali a New York. E, al di là delle scelte dei singoli, mette in evidenza tendenze generali molto interessanti, che parlano dell’evoluzione del gioco e dell’attrezzo nel tennis di alto livello.
Cominciamo dal dato più eclatante: le scelte delle donne sono completamente diverse da quelle degli uomini. Scontato? Niente affatto, considerato che le racchette “da donna” non esistono e che si tratta in ogni caso di racchette agonistiche, del tutto analoghe sul piano dei materiali e delle caratteristiche generali (peso, bilanciamento, reticolo corde, ecc. ecc.).
Semplicemente in campo maschile i professionisti top 100 puntano su modelli dal piatto corde più piccolo (97 o 98 pollici quadrati), mediamente più sottili, votati al controllo e alla generazione di grandi rotazioni, mentre nel mondo WTA la scelta cade su piatti corde più ampi (100 pollici quadrati), spessori maggiori e telai progettati per fornire potenza pura.
Facciamo qualche esempio e diamo qualche numero: se prendiamo in considerazione i 9 modelli più utilizzati nella top 100 Wta, 7 hanno il piatto corde da 100 pollici quadrati, 2 sono da 98”. L’analoga lista maschile vede comparire solo due racchette con il piatto da 100” e 7 con l’ovale da 98 pollici quadrati (o più piccolo).
E’ poi sicuramente curioso (la classica eccezione che conferma la regola) che la n.1 femminile, Aryna Sabalenka giochi con una Wilson Blade 98 (98 pollici quadrati) e il n.1 dei maschi, il nostro Jannik Sinner (assente a New York per i noti problemi al ginocchio destro) utilizzi una Head Speed MP, piatto da 100 pollici quadrati.
Tutto questo per confermare un’intercambiabilità delle racchette tra uomini e donne che però non contraddice la constatazione che nel tennis Wta (dove si vede giocare da fondocampo picchiando soprattutto di piatto, forte, dritto per dritto) siano preferiti attrezzi come le Yonex EZone o VCore, la Babolat Pure Drive che oltre al piatto da 100 pollici quadrati hanno anche uno spessore (variabile nelle diverse zone del profilo) cospicuo (sempre oltre i 23 mm, spingendosi fino a 26/26,5 mm).
Dall’altra parte l’esempio più tipico della racchetta da Top 100 ATP (insieme alla Wilson Blade 98, scelta da 10 Top 100, con il profilo sottile dal 21,5 mm) è la Babolat Pure Aero 98 legata al nome di Carlos Alcaraz, il grande e atteso favorito degli Us Open 2026. Anche lui come tanti altri avrà un attrezzo personalizzato in modo ben diverso da quelli di serie, però resta il piatto corde da 98 pollici quadrati, il profilo sottile variabile (21/23/22 mm), il piatto corde più fitto (16x20).
Non sono solo questi benedetti due pollici quadrati di superficie utile per l’impatto della palla (visualizzate un quadratino che ha i lati da 3,59 centimetri per capire quanto sono “grandi”) ma la struttura complessiva che differenza la racchetta media nel due mondi professionistici: ll tipo di telaio usato da Alcaraz (come da Auger-Aliassime e Arthur Fils) è pensato per chi vuole picchiare a tutto braccio, con tanta rotazione e non vuole che la palla scappi via. Viceversa chi sceglie una EZone 100 o una Babolat Pure Drive è felice all’idea che l’attrezzo gli dia una mano a far uscir la palla potente e profonda con il minor sforzo possibile.
Che cosa possiamo noi, tennisti della porta accanto, prendere e portare utilmente a casa da questa panoramica sulle tendenze dei professionisti quando dobbiamo scegliere la nostra racchetta?
Per prima cosa dobbiamo sempre tenere conto del fatto che gli attrezzi personali dei giocatori sono realizzati “su misura” per loro e in alcuni casi si tratta addirittura di abili “paint job” (la cosmesi è quella di un modello di racchetta ma sotto la vernice ce n’è un altro che gli assomiglia ma è sostanzialmente diverso).
Poi però, dal momento che non stiamo ponendo l’attenzione sulla racchetta specifica di un giocatore specifico ma osserviamo le tendenze generali, merita sapere, come spiegano i “malati” specialisti di Tennis Nerd, che rispetto agli anni passati c’è un’evoluzione anche tra i top 100 uomini verso i patti corde più ampi, racchette più facili e performanti.
Qualche nome? Alexander Zverev con la sua Head Gravity, Casper Ruud con la Yonex EZone; Valentin Vacherot, Alejandro Tabilo, Sebastian Baez, Tomas Machac con le loro Yonex VCore 100. Come se le donne della WTA avessero fatto da apripista.
Il motivo risiede nell’evoluzione delle incordature (di questo parleremo in un prossimo articolo): la diffusione a tappeto delle corde sintetiche monofilamento in poliestere, che aumentano di molto il controllo, fa sì che anche nell’ambiente ATP si vada sempre più verso racchette che in qualche modo aiutino a generare spinta con una maggiore predisposizione a perdonare gli impatti di palla non perfetti. Dunque forse, conoscendo i nostri limiti, ci converrebbe guardare di più ai gusti delle tenniste che a quelli dei colleghi maschi.
L’era delle racchette dal piatto piccolo (da 95 pollici quadrati in giù) e dai pesi sostenuti (oltre i 340 grammi senza le corde) è definitivamente tramontata, il mito è ormai sfatato. Probabilmente la mandò in pensione il grande Roger Federer quando, nel 2014, abbandonò il telaio Wilson Pro Staff con il piatto corde da 95 pollici quadrati con cui aveva vinto 17 Slam per passare ai 97 pollici quadrati del nuovo modello sviluppato per lui. Quei due pollici quadrati in più gli permisero di tornare a battere i due grandi rivali Rafael Nadal (Babolat Pure Aero da 100”) e Novak Djokovic (Head Speed da 100”), conquistando altre tre Slam dal 2017 alla fine della carriera.
L’ultimo “mohicano” con il piatto piccolo agli Us Open 2026 sarebbe stato il croato Marin Cilic con la sua Head Prestige da 95”. Ma si è ritirato alla vigilia del torneo. Un caso o la fine definitiva di un’epoca?
Marin Cilic con la sua Head Prestige a Cincinnati (Foto Getty Images)