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Qui Pechino, "Djoker" è tornato...

Al di là della squalifica di Medvedev, il livello di tennis che Djokovic sta esprimendo sul cemento cinese lascia pensare che il ritiro non sia poi così vicino. E poi ha ancora tanta viglia di stupire a Torino...

| 05 ottobre 2026

Novak Djokovic (foto Getty Images)

Novak Djokovic (foto Getty Images)

Prima di ogni cosa, come priorità assoluta: grazie Nole - a nome di Jannik (ma lui probabilmente ti avrà mandato un messaggino) e del suo popolo di tifosi (cioè quasi tutta l’Italia) - per aver salvaguardato la posizione numero di Sinner dalle ambizioni di Sascha Zverev.

Bene: adempiuto questo atto (dovuto), passiamo avanti, all’analisi della semifinale. Immagino che la squalifica di Medvedev prenderà il sopravvento, nella narrazione di questa partita, ma non può passare in secondo piano, ed essere sottaciuto, il livello di gioco espresso dal serbo. Il gestaccio di Medvedev che gli è costato l’espulsione è avvenuto quando Djokovic era a tre punti dalla vittoria e, onestamente, nulla lasciava presagire una sua rimonta.

Ricordato anche come sia incredibile che Medvedev abbia replicato la squalifica di Djokovic a New York 2020 dove, in un gesto di stizza, tirò una pallina che finì dritta su una giudice di linea (ecco, a pensarci, oggi questo rischio non vi è più…), possiamo anche fermarci qui e riflettere sul serbo.

Lui, che è uomo arguto, pieno di humour, capace di autocritica: come lo ricorderebbe questo 2026? Tennisticamente salverebbe, sia pur con sentimenti contrastanti, la finale Slam agli Australian Open e la semifinale a Wimbledon. Poi, se vogliamo stare nei suoi canoni, è stato un pianto: sconfitta al terzo turno a Parigi. Al primo turno a New York. A Roma è stato anonimo, a Indian Wells un paio di vittorie dimenticabili. Il Masters 1000 di Cincinnati non lo citiamo neppure.

Un Novak Djokovic sornione (foto Getty Images)

Un Novak Djokovic sornione (foto Getty Images)

Sarebbe bastato molto meno, per intenderci, con altri tennisti per avviarli verso il viale del tramonto. Figuriamoci con Novak, che di anni ne ha 39 (compiuti a maggio). Le domande sul: “quando si ritira”, “ma chi glielo fa fare”, “non sa uscire di scena” si sono sprecate. Bene. Lui, Nole, zitto. Fermo sulle sue convinzioni, coerente fino in fondo (dobbiamo davvero ricordarlo ai tempi del Covid?), s’è messo a pedalare aspettando tempi migliori.

Lo immaginiamo dirsi: la notte potrà essere ancora così lunga e buia? Evidentemente no. Proprio statisticamente parlando.

Tennisticamente parlando. Un fenomeno, probabilmente il GOAT del tennis, non diventa brocco di colpo. I muscoli delle gambe potranno risentire dell’età, l’efficacia dei colpi idem, ma in quale percentuale? Dunque, bastava attendere. Come il cinese sulla riva del fiume. E dove Novak Djokovic è risorto? In Cina, a Pechino. La vita si diverte a spiazzarci, con i suoi paradossi.

Un'espressione curiosa di Novak Djokovic (foto Getty Images)

Un'espressione curiosa di Novak Djokovic (foto Getty Images)

Nole, che tipo. L’abbiamo dato per perso, ma è ancora lì. Vuole graffiare, il vecchio orso. Ha detto anche dove. Torino. È in Italia che vuol togliersi qualche soddisfazione, sull’indoor del Inalpi Arena delle Nitto Atp Finals. L’obiettivo è dichiarato: per ora ha già recuperato cinque posizione ed è numero 10 nella Race. A Torino giocano i primi otto. Oggi il nono è l’australiano De Minaur, e dunque la finale di Pechino sarà una bella sfida: se vince il serbo un’altra pedina è scavalcata.

Ma la vera domanda è: secondo voi, quando Djokovic si dà una scadenza, la rispetta? Credetemi, nemmeno i bookmakers accetterebbe scommesse su questo. Allora, scommessa per scommessa e gioco di parole: mi sa che a Torino vedremo un altro grande protagonista del tennis.

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