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I trionfi azzurri di oggi: la rivincita italiana dopo gli Anni '70

Il tennis italiano sta vivendo il suo periodo migliore. "Abbiamo una generazione di ragazzi e ragazze irripetibili" ha detto il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi. I risultati sono il frutto del lavoro partito da lontano della FITP

di | 13 luglio 2026

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Cari, carissimi amici nati negli Anni ’60 e ’70,

abbiamo aspettato tanto, vero? Quanti anni? Tantissimi…. Speravamo di vedere un tennista italiano nella Top Ten, che vincesse uno Slam. Che ci riempisse Il petto d’orgoglio. Che ci facesse inorgoglire…

Diciamo la verità: avevamo perso le speranze, noi che avevamo assistito alle gesta talentuose, ma discontinue, di Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta. E poi agli exploit meteorici di Paolo Canè, Andrea Gaudenzi, Diego Nargiso, Renzo Furlan, Omar camporese Andreas Seppi, Fabio Fognini e ci perdonino gli altri non citati.

Ricordati, amici? Ne dicevano di tutti i colori ai nostri tennisti italiani: che erano bravini da ragazzi, poi incapaci di essere professionali. Mammoni, vogliosi di essere coccolati, viziati. Di volere, insomma, la botte piena e la moglie ubriaca. E diciamo allora, confessiamolo tranquillamente: avevamo perso le speranze di poter vedere nella nostra vita terrena un campione italiano che smentisse certe frasi: “l’erba di Wimbledon buona solo per le vacche”… “Il cemento buono solo per i giganti battitori”. E il luogo comune che noi italiani mediterranei fossimo solo quelli capaci sulla terra rossa.

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Eravamo rassegnati. Per fortuna nostra, anche se siamo nella fase calante della nostra vita, sono arrivati gli anni 2000. Con loro una nuova generazione di ragazzi che hanno imparato a parlare inglese anche decentemente, e poi una classe dirigenziale con un Ingegnere Tosto, Cocciuto. Ovviamente sardo. Che ha deciso di sacrificare la sua vita, dedicarla alla racchetta, al movimento italiano. E così, Lui, ha cominciato a seminare spiantando tutta la gramigna che ormai si era formata nel tennis italiano e impediva perfino l’ossigenazione. Siamo dovuti cadere nel baratro, addirittura nella serie C della Coppa Davis, per poter risalire. 

In fondo, come dice Il famoso detto del saggio, “solo chi cade può rialzarsi”… E soltanto un tipo come Angelo Binaghi poteva realizzare il miracolo: approfittare della caduta per far rialzare definitamente il tennis italiano. E mentre lui le pensava tutte, dall’abolire i biglietti omaggio agli Internazionali BNL d'Italia, fino alla riorganizzazione livello tabula rasa della Federazione (canale tv Supertennis incluso, follia delle follie)  i bambini crescevano. Quei ragazzi che oggi sono capitanati da Jannik Sinner. Con, a seguire, Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli e, prima di loro, quel Matteo Berrettini che ha indicato la strada e un modo diverso di giocare e intendere il tennis.

Amici Boomer (ci chiamano così, abbiamo visto realizzato il miracolo, noi che abbiamo i capelli bianchi. Abbiamo visto arrivare il Messia del tennis. Abbiamo visto, e potremo raccontarlo ai nostri nipoti (se ci sarà concesso il tempo) di avere visto la nascita e la crescita di un italiano numero 1 del mondo. Un tennista italiano che ha vinto Wimbledon, due volte, alla faccia degli inglesi che ci prendevano a pernacchie. E infine abbiamo visto il resto del mondo che ci applaude, ma ci invidia e gufa, perché l’Italia è diventata il modello tennistico da seguire.

Che goduria. E allora diciamolo Senza vergogna e senza tema di smentite: Grazie Angelo Binaghi, che hai saputo scegliere un gruppo dirigente che ti ha seguito nella incredibile rivoluzione interna che hai fatto. E grazie Jannik Sinner: hai dimostrato al mondo che gli italiani non sono tutti uguali, non sono quelli dei luoghi comuni che al resto del mondo piace sempre spiattellare. 
Grazie, grazie infinite. Ora siamo in pace.

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