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Gli orari nei tornei: un puzzle impossibile

La programmazione e gli orari dei tornei è una delle maggiori difficoltà degli organizzatori e uno dei temi più dibattuti dagli appassionati. Ecco perché il rebus rimane di difficile soluzione

| 16 ottobre 2026

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Gli argomenti di discussione nel tennis, a ben vedere, si presentano sempre periodicamente, a seconda delle vicende che accadono; quello che cambia sono solo i protagonisti degli episodi, le generazioni di giocatori, gli addetti ai lavori.

In Italia viviamo oggi la vera età dell’oro, che genera un interesse mai visto; la conseguenza di questo interesse è che molti appassionati del nostro sport non possiedono un vero background tennistico, per cui aprono e sviluppano dibattiti che chi ha avuto la fortuna di cavalcare attraverso epoche diverse, ha vissuto in molti momenti diversi.

I calendari, la struttura dei tornei, le varie categorie e il numero dei tornei stessi; la promozione e il formato di gioco del doppio, gli stessi ranking professionistici ATP e WTA: tutto si discute e per tutto si propongono cambi che sembrano evidenti ai nuovi appassionati e che fanno apparire gli enti governativi tennistici come degli anacronistici sognatori, al meglio.

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Intendiamoci: personalmente adoro confrontarmi con persone che non vengono dal tennis e che non hanno una mente “contaminata” da anni di circuito e da miriadi di situazioni diverse, come quella di chi scrive.

Le persone che hanno una formazione sportiva di altre discipline, o anche chi non ha affatto esperienza di sport professionistico, spesso inquadrano i problemi in modo molto più sereno e meno coinvolto di chi opera nel tennis da ormai più di quarant’anni.

Alcuni elementi commerciali, le migliori idee sulla nuova visibilità televisiva, progetti di grande successo che coinvolgono i social media e i canali digitali, in generale sono prodotti da persone, spesso ragazzi, che hanno ben chiaro quale sia l’obiettivo di uno sport globale come il tennis per poter crescere all’altezza delle aspettative di un pubblico multiforme, ma dal target generalmente delineato nelle sue linee demografiche.

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C’è però un argomento che riappare ciclicamente e mi fa sempre inarcare le sopracciglia, un problema che coinvolge i giocatori e le organizzazioni dei principali tornei del mondo, e che non riesce a trovare una soluzione decorosa.

Mi riferisco alla programmazione degli incontri nei tornei e di come, quando una partita termina alle 3, alle 4 del mattino (a proposito, l’involontario “record” che mi sono trovato a gestire riguarda l’incredibile partita fra Hewitt e Baghdatis dell’Open di Australia del 2008, terminata alle 4.34!), lo sdegno trovi parole unanimi e le soluzioni possibili per evitare un tale disastro fossero chiare a tutti, salvo agli organizzatori!

È chiaro che nessuna persona di buon senso possa sostenere che sia sano né logico fornire uno spettacolo sportivo dopo mezzanotte, specialmente in un torneo di tennis che vede i giocatori impegnati in diverse partite in molti giorni: in particolare, negli slam, queste situazioni sono accentuate dalle partite maschili che si svolgono al meglio dei cinque set.

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L’ultimo, increscioso episodio è avvenuto ai recenti US Open, dove l’8 settembre le partite hanno toccato punte di spettacolo altissime, ma anche durate stratosferiche: l’orario degli US Open prevede che si disputino due partite nella sessione diurna, rigorosamente una femminile e una maschile, e lo stesso avviene per la sessione serale.

Mentre nessuna conseguenza può essere dannosa per i giocatori nel caso di ritardo della sessione diurna, quello che è successo nella sessione serale è davvero di difficile soluzione.

in particolare, la sessione serale delle 19 è iniziata con qualche minuto di ritardo per il protrarsi delle partite della sessione diurna (7 ore e 16’ per 2 partite), e a quel punto Pegula e Navarro hanno giocato per 3 ore e 28 minuti, terminando qualche minuto prima delle 23, orario che, dopo anni di discussioni, il Tour maschile ha determinato come l’orario di riferimento oltre il quale una partita non può essere disputata.

Alle 22.45, l’ingresso di Shelton e Alcaraz ha fatto tremare i polsi: cosa avreste fatto voi?
Vi assicuro che risolvere questo enigma è molto più complesso di quanto possa apparire a bocce ferme, ma vi offro, a titolo di esempio, alcune possibili soluzioni:

  • alle 22, se la partita precedente non è terminata, potreste cancellare e riprogrammare Shelton e Alcaraz al giorno seguente, affrontando l’ira degli spettatori ai quali è stata annullata una parte dello spettacolo (perché permettere l’ingresso degli spettatori il giorno dopo, con le sessioni tutte esaurite, vi assicuro non essere attuabile);
  • oppure potreste spostare Shelton e Alcaraz su un campo diverso (molto meno capiente), annunciando sul campo centrale dove giocano Pegula e Navarro che Alcaraz e Shelton stanno per entrare in campo sul Louis Armstrong (che nel nostro caso non era disponibile per il protrarsi di un’altra partita), con il comprensibile affanno degli spettatori che non avrebbero saputo quale partita seguire;
  • oppure li fate giocare come previsto, sperando che non sia una partita lunghissima. Se avete fatto questo ragionamento toccando ferro, come il direttore degli US Open, siete stati sfortunati, perché la durata di 4 ore e 28 minuti ha sancito la fine dell’incontro alle 3.33 del mattino.
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Assolutamente insostenibile, pensate, e avete ragione. Ma se state pensando di ridurre a una le partite della sessione serale, dovreste affrontare le ire degli spettatori paganti e di tutte le televisioni del mondo, nel momento che uno dei due giocatori sia costretto al ritiro dopo pochi giochi, e la sessione si debba concludersi dopo, supponiamo, 24 minuti di gioco.

Come vedete, sto cercando di dimostrare che non esiste una soluzione che metta al riparo da critiche feroci, sia da parte dei giocatori che da parte degli spettatori e dei Media di tutto il mondo; la pioggia, le partite lunghe, gli infortuni che portano a un ritiro durante la partita, il troppo caldo, sono tutti fattori imprevedibili, contro i quali è difficilissimo difendersi.

Per un Master 1000 Combined come gli Internazionali BNL d'Italia uno Slam, è opportuno partire da una programmazione ragionevole, in cui il campo centrale inizi intorno alle ore 11 con due partite nel programma ufficiale e si sia pronti a inserire una terza partita nel caso in cui alle 14 le due partite siano già finite, e programmare due partite dalle 19 circa per la sessione serale.

Nulla può salvare da un’ampia interruzione per pioggia, ma in caso di tempo bello o in presenza di tetto sul campo, si eviteranno disastri.

C’è un ulteriore elemento che mi piacerebbe aggiungere, e lo scrivo con la consapevolezza di non farmi dei nuovi amici: è tempo che i tornei dello Slam considerino la possibilità di giocare al meglio dei tre set, eliminando le partite “best of five”, almeno fino ai quarti di finale compresi. Il rischio di terminare a ore drammatiche, o di avere partite interminabili tipo la finale degli Australian Open del 2012 che durò 5 ore e 53’, si riduce drasticamente.

Ma sono pronto a garantirvi che non lo prenderanno in considerazione, adducendo a pretesto la grande tradizione dei loro tornei e pronunciando alcune frasi famose: “Tutte le partite immortali sono tre su cinque”, oppure “gli Slam sono fatti per giocare cinque set”. Volete quindi farci concludere, di conseguenza, che tutte le partite femminili, che, come noto, non giocano al meglio dei cinque, sono degne di restare nel dimenticatoio?

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