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Foro Italico, una bellezza da quinto Slam agli IBI 26

il Foro Italico è di una bellezza difficile da raggiungere: c’è la storia, l’architettura, la location dentro la città

di | 16 maggio 2026

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È l’edizione spartiacque degli Internazionali BNL d’Italia. Ricordiamocelo in futuro: l’edizione numero 83. Domenica sarà il presidente della FITP, Angelo Binaghi, nel tradizionale consuntivo del torneo prima della finale maschile (alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella), a snocciolare numeri e record di questo anno.

Ma, volendo andare oltre le statistiche (che, per carità, sono il sale di tutto), ci sono altre considerazioni che vanno fatte e di cui tener conto. E qui vado subito al punto. Quello che va sottolineato, anzi scritto a lettere maiuscole (capital letters) è che Roma e il suo Foro Italico sono il quinto Slam. 
È così. È un fatto. Non sarà ufficiale perchè non lo certificano i notai (o i notabili del tennis) ma chi ha girato il mondo un po’ e ha potuto vedere le altre Cattedrali del tennis, avrà visto che cosa sono la Caja Magica di Madrid, o Indian Wells, oppure l’Hard Rock Stadium di Miami non dimenticando anche Montecarlo. Stiamo parlando di alcuni degli altri Masters 1000. 

La maestosità del Foro Italico (Foto FITP)

La maestosità del Foro Italico (Foto FITP)

Per questo si può tranquillamente dire, senza tema di smentite, che il torneo di Roma è di un altro livello. Da Slam. Questo è lo stato delle cose. Oggi. E quando il Centrale sarà coperto davvero non ci saranno più dei “se” e dei “ma”, alibi di sorta per gli invidiosi. Chiaro che le tradizioni secolari sono dure da cambiare e alcune orecchie affette da profonda e grave ipoacusia bilaterale ma, oggettivamente, quello che è oggi il Foro Italico è di una bellezza difficile da raggiungere. Persino da narrare se vogliamo. 

C’è la storia, l’architettura, la location dentro la città. Si sposa talmente tanta roba sembrare troppo. Indian Well sarà anche bello, ma fuori dal mondo. E non parliamo dell’Hard Rock Stadium di Miami, davvero non parliamone. Detto con rispetto, sia chiaro, ma la bellezza è un’altra cosa. 

Una cartolina della SuperTennis Arena (Foto FITP)

Una cartolina della SuperTennis Arena (Foto FITP)

Questo è lo stato dell’arte. Lo si può sindacare quanto si vuole. Piaccia o non piaccia. Bisogna dare atto alla ‘vision’ di Angelo Binaghi e del suo gruppo dirigente che lo ha sostenuto e continua a sostenerlo. I risultati di oggi, in sintonia naturalmente con Sport e Salute, non si sono certo raggiunti in un giorno. Angelo Binaghi ha impiegato venticinque anni (25) per ottenerli. 

Ha dedicato 25 anni della sua vita per questo per rimettere a posto i pezzi di un giocattolo (la FITP) rotto, cui non bastava certo qualche cerotto ma cure estreme. Solo grazie a questa dedizione oggi vediamo folle di appassionati (centinaia), che aspettano e sperano di vedere che Jannik Sinner attraversi il ponte di ferro che collega il Centrale con la Players Lounge. E le decine di migliaia di altri appassionati incuranti dell’umido notturno di Monte Mario tifare Luciano Darderi. Veri eroi, dal mio punto di vista. Persone amanti del tennis che meritano totale rispetto. 

Come, per l’appunto, Angelo Binaghi. Il quale ha dimostrato che amare il proprio sport preferito significhi metterci tutto dentro, anima e corpo. Invece ha trovato una strada lastricata di nemici e ostacoli. Eppure la sua storia dovrebbe essere un manuale per i tutti i dirigenti sportivi che verranno in futuro, davvero un esempio da seguire, da studiare. 

E adesso? Forse dovremmo auspicarci che Roma (intesa come città), e le Istituzioni (vedi alla voce Governo) sostengano l’ultimo sforzo: la certificazione Slam e l’ingresso nella sala dei nati dal sangue blu. Torino (sulle Nitto Atp Finals) ha mandato il messaggio giusto mettendoci il cuore dell’intero suo territorio. Sarebbe bello, bellissimo, per una volta. Smentirebbe quell’Italia sempre pronta a salire sul carro del vincitore, o quell’altra invidiosa pronta solo a farti rimettere la testa nel sacco. Ma Angelo Binaghi ormai è navigato, e tutte queste cose le conosce.

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