Chiudi
Prestazione dominante della filippina, che supera in due set Osaka, n.3 del tabellone. La n.1 del seeding chiude in due set contro Shnaider (che era avanti 5-2 nel primo set) e giocherà la seconda finale dopo il titolo vinto nel 2019
di Samuele Diodato | 01 agosto 2026
Mai una filippina, prima di Alexandra Eala, aveva partecipato al main draw del Mubadala DC Open, WTA 500 sul cemento di Washington DC, con un montepremi di $1,637,982. Una tennista nata nel 2005, e nata per rompere barriere e collezionare scalpi. L’ultimo, oggi, è quello della ex n.1 al mondo Naomi Osaka, che per lei vale la qualificazione in finale, la seconda della sua carriera.
“Non riesco a crederci, ho giocato benissimo contro una grande giocatrice”, ha detto la n.28 del mondo dopo il 64 62 finale, contraddistinto da ben quattro break ai danni della nipponica, oggi n.13 WTA e anche terza testa di serie. “Il supporto del pubblico mi aiuta sempre molto, il livello in questo torneo è altissimo, e merita anche un pubblico del genere”.
In finale la aspetta la testa di serie n.1 e n.3 al mondo, Jessica Pegula, capace di sconfiggerla in tre set nell’unico confronto diretto, sul cemento del “1000” di Miami, nella semifinale di un anno fa. Diversi mesi sono passati, però, ed Eala sa benissimo di poterci credere: “Devo fidarmi di me stessa, c’è un motivo se sono in finale, così come c’è un motivo se lei è così forte. Di sicuro sarà un grande match”, ha concluso.
Un po’ come aveva tentato di fare Elisabetta Cocciaretto nel match dei quarti di finale, il piano di Eala per contrastare la maggiore potenza dell’avversaria è quello di toglierle il tempo in fase offensiva. Allo stesso tempo, la filippina punta a prolungare lo scambio in fase difensiva, cercando di muovere la testa di serie n.3 offrendole accelerazioni non semplici.
E come accaduto a Cocciaretto, l’inizio è positivo, con una risposta vincente e ed un’altra profonda che – obbligando all’errore Osaka - danno il break del 2-1 ad Eala. Gli errori arrivano anche da parte di quest’ultima, tanto che subito dopo la partita torna in parità con l’ex n.1 al mondo brava a concretizzare la quarta palla del controbreak.
Eala, però, rimane più stabile negli appoggi, lucida nelle scelte e aggressiva quando l’occasione si presenta. Non è un caso, se a fine set i suoi gratuiti saranno 10 a fronte dei 18 della giapponese. Che sul 4-4 si ritrova ancora una volta investita dalle risposte ficcanti dell’avversaria mancina. Osaka lotta e risale da 0-40, ma la dinamica si ripete sul nuovo vantaggio di Eala, che la obbliga ad un altro errore col rovescio e firma un nuovo strappo, questa volta consolidato col 6-4 finale.
Schemi fissi, scene viste e riviste di fronte alle quali Osaka cerca di spingere ancora di più per tirarsene fuori. Ma l’esito non è quello sperato, e il secondo set si apre con un altro break arrivato in circostanze eloquenti. Una seconda che Osaka di tirare forte e profonda. Anche troppo profonda, tanto da aprire una nuova ferita con un doppio fallo.
Dalla stessa crepa, sgorga ulteriore linfa per Eala, che riesce ad imporsi una volta per tutte. Avanti 3-1, manca quattro occasioni di doppio break, che però è solo rimandato. Arriva infatti nel settimo game, come antipasto della vittoria meritata, per la tennista classe 2005 che continua la sua formidabile ascesa.
Jessica Pegula è appunto l'altra finalista del Mubadala DC Open. Nella prima semifinale, la numero 3 del mondo e prima testa di serie ha sconfitto per la quarta volta su quattro la russa Diana Shnaider (n.20 e n.4 del tabellone). La tennista di Chicago si è imposta col punteggio di 75 64 conquistando così il pass per la seconda finale nel torneo, già vinto da lei nel 2019 (in finale contro Camila Giorgi). Pegula giocherà anche la quarta finale del suo 2026, dove sul cemento ha già vinto nel WTA 1000 di Dubai. Quello odierno è il 38esimo match vinto nella sua stagione, momentaneamente un primato nel circuito.
La partenza è tutt’altro che invidiabile per Pegula, che perde il servizio in apertura, lo recupera e poi lo cede nuovamente, ritrovandosi rapidamente sotto 1-4. La sua seconda di servizio non funziona, mentre funzionano i cambi, molto penetranti, di Shnaider in lungolinea.
Fino al sesto game, la n.1 del seeding ha uno score di 0 su 5 con la seconda. Due prime, però, le permettono di chiudere il game e restare a contatto sul 2-4. La russa, fino ad allora bravissima a lasciar andare il braccio e a sfruttare le imprecisioni della statunitense, trema però proprio nel momento di chiudere.
Avanti 5-3, apre con un doppio fallo, e sulla palla break – pur avendo aggredito correttamente – mette largo un rovescio incrociato sul quale probabilmente rimangono incastrati anche i suoi pensieri. Da lì in poi, è un assolo quello di Pegula, che vince tutti i game fino al 7-5, e pur senza strafare si ritrova ad essere padrona del match.
Nel secondo set, l’equilibrio resiste sino al 2-2, ma le sensazioni si confermano: Pegula prende il largo e strappa ancora per due volte il servizio alla n.20 del mondo. Il suo coach, Bajin, le chiede di crederci, di mantenersi attiva col “footwork”. In effetti, dall’altra parte Pegula non è impeccabile. Avanti 5-2, riconsegna uno dei due break, sciupando anche un match point. Più tardi, però, la chiusura va in porto in maniera brillante, con un dritto incrociato da posizione difensiva che pizzica la riga e lascia ferma, e sconfitta, Shnaider.