La canadese, ritiratasi ufficialmente al torneo di Montreal della scorsa estate, ha concesso una lunga intervista a Tennis Insider Club, il podcast di Caroline Garcia
di Tiziana Tricarico | 21 febbraio 2026
Ha atteso parecchio per concedere un'intervista Eugenie Bouchard. Risultati sportivi a parte - in un magico 2014 ha fatto finale a Wimbledon e semifinale all'Australian Open e al Roland Garros oltre agli ottavi allo Us Open (poi bissati nel 2015) - la bionda canadese è stata una delle protagoniste più amate del tour femminile. Brava (soprattutto per un paio di stagioni), bella e glamour (sempre e comunque, non solo sui campi da tennis), "Genie" si è presa la scena come una vera diva anche quando ha scelto di smettere definitivamente, al torneo di Montreal, a casa sua, la scorsa estate. Spezzando il cuore di migliaia di fan.
In una interessante intervista a "Tennis Insider Club" - il podcast che l'ex n.4 del mondo Caroline Garcia, ritiratasi anche lei l'estate scorsa dopo lo Us Open, ha creato insieme al compagno Borja Duran, nel quale i campioni si raccontano senza filtri - Bouchard, che festeggerà 32 anni il prossimo 25 febbraio, ha ripercorso i momenti della sua carriera.
"Il mio obiettivo è sempre stato quello di vincere uno Slam quindi, in un certo senso, raggiungere qualsiasi risultato era qualcosa che mi aspettavo, dopo tutto ci dedichiamo al tennis da tutta la vita - ha raccontato -. Non appena ho iniziato ad ottenere buoni risultati mi chiedevano sempre se fossi sorpresa, non sapevano che era quello che facevo da quindici anni. Perché non è che un giorno mi sono svegliata e ho deciso improvvisamente di...giocare a tennis! È curioso come la gente dimentichi tutti i sacrifici che ci sono dietro per arrivare a quel punto. Allo stesso modo, mi sembra che tutto sia successo troppo in fretta".
Ed infatti Bouchard ha vissuto la sua miglior stagione sul circuito nel 2014, ad appena 20 anni. "Ho sempre pensato di poter realizzare grandi cose, ma che succedessero così presto è stato probabilmente un po' sorprendente. Mi ha fatto piacere, ma bisogna anche poter elaborare le cose. A un'età così giovane, dover leggere tutto questo quando ti sta andando tutto bene... la verità è che hai bisogno di tempo per rendertene conto. Anni dopo sto ancora elaborando quello che è successo, ancora oggi ne parlo con il mio terapeuta".
"Non ho più rivisto quella finale - ha raccontato a proposito della sfida per il titolo a Wimbledon 2014, persa contro la ceca Kvitova - semplicemente non ci riesco, è troppo doloroso. Forse è stata una benedizione perdere in modo così netto, perché quando sei così vicino ad un traguardo e ti sfugge, continui a ripeterti nella testa cosa avresti potuto fare meglio su una palla-break o in qualsiasi altra situazione. In quel momento avevo molta fiducia, credevo in me stessa, era un misto di felicità e sollievo per tutto l'impegno profuso. Però in finale ero nervosa, molto più che in altre partite. Ricordo che ero nello spogliatoio e mi sudavano le mani, cosa che non mi era mai successa prima. Quel giorno tutto aveva un peso molto maggiore, credo che non avrei potuto fare abbastanza per vincere, inoltre Petra è stata incredibile, quando gioca a quel livello è inarrestabile".

Eugenie Bouchard, tra palco e realtà
Poi l'incubo di doversi confermare, a tutti i costi: "C'è stato un momento nella mia vita in cui non arrivare in finale significava fallire”, ha ammesso. "Il 2015 è stato un anno molto difficile per me. E complicato, perché prima non si parlava di salute mentale come facciamo ora, ma in quel momento ci stavo facendo i conti, solo che non mi sentivo a mio agio a parlarne. Anche solo ammettere di avere un terapeuta era strano, la gente pensava che fossi pazza o debole. Sono felice che ora sia un argomento del tutto normale, sono contenta che le cose siano cambiate, ma ho passato un momento molto difficile e non potevo dirlo".
"La gente dà per scontato che vincerai, soprattutto dopo un grande risultato - ha aggiunto la ex n.5 del mondo -. Ti dicono di non leggere i commenti sul web, ma ti multano di 15mila dollari se non vai a una conferenza stampa. Anche se cancelli tutto dal telefono, alla fine lo scopri, ti arriva sempre alle orecchie, può arrivare anche tramite un amico o un familiare. Il fatto è che quando vinci puoi fare quello che vuoi, ma quando perdi tutti analizzano ogni tua mossa. Immagino che faccia parte della natura umana".
Bouchard ha ammesso anche di aver fatto alcune scelte sbagliate: "Nel 2015 ho cambiato allenatore e ora me ne pento. La mia vita era diventata caotica: attenzione dei media, sponsor e cambiamenti ovunque. Al mio fianco avevo Nick Saviano, il mio padre tennistico: quindi smettere di lavorare con lui ha eliminato la mia parte più stabile. Tutto intorno a me è cambiato, il che non mi ha aiutato nel breve termine, ma c'era anche il peso delle aspettative. Prima se vincevo era incredibile e se perdevo era normale: ora se vincevo era quello che ci si aspettava da me e se perdevo era un disastro".
Infine un consiglio alle teen-ager di oggi (e al ad una giovane "Genie"): "Se potessi dare un consiglio alla me stessa quindicenne sarebbe: non ascoltare i rumors esterni. Ascolta solo il tuo team, le persone che ti sono vicine, quelle di cui puoi fidarti. Come può qualcuno che conosce solo il 2% della tua vita esprimere un'opinione su decisioni che ti riguardano al 100%? Certo, è difficile non cadere in questa trappola, quindi non dovresti basare le tue decisioni su ciò che pensano le persone che non fanno parte della tua vita. C'è una frase che adoro: ‘Non accettare mai consigli da qualcuno che non ha la vita che vorresti vivere’. Credo sia una grande verità".