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Noemi ha vinto il suo primo titolo da pro, un W75 in Belgio. Ma il suo risultato è solo l'ultimo di una serie che porta una intera generazione di giovani italiane in prima fila per un possibile posto tra le top 100
12 agosto 2026
Noemi Basiletti aveva già avuto il suo momento da copertina. Era successo agli Internazionali BNL d'Italia di Roma, a maggio, quando da numero 427 del mondo aveva superato le pre-qualificazioni, battuto Emiliana Arango e Daria Snigur per entrare nel main draw e poi Ajla Tomljanovic al primo turno. Tre top 100 messe in fila, il Foro Italico a scoprirne il nome, Elina Svitolina a fermarla soltanto al secondo turno. Tre mesi più tardi, Noemi ha aggiunto un'altra risposta a chi si chiedeva dove potesse arrivare.
A Koksijde, in Belgio, la ventenne toscana ha conquistato il primo titolo professionistico in singolare della carriera. E non un W15, buono soprattutto per rompere il ghiaccio, bensì un W75, categoria già abbastanza alta da cambiare una classifica e, soprattutto, la percezione di una giocatrice. In finale l'azzurra ha rimontato la ceca Barbora Palicova per 2-6 7-5 7-5, dopo quasi tre ore, chiudendo una settimana nella quale aveva battuto nell'ordine Marie Weckerle, Jenny Lim, Martha Matoula e Loes Ebeling Koning.
Il dato interessante, però, è che Basiletti non è affatto sola. Il 2026 sta consegnando al tennis femminile italiano una serie di risultati importanti proprio in quella fascia che sta immediatamente sotto il Tour maggiore. Una zona meno visibile, fatta di tornei World Tennis Tour di alta categoria (W50 e W75) e di WTA 125, ma decisiva per costruire classifica, abitudine alla vittoria e accesso ai tabelloni più importanti.
La prima prova l’ha fornita Lisa Pigato. Ad aprile, a Madrid, la bergamasca ha conquistato il primo titolo WTA 125 della carriera, battendo in finale Marina Bassols Ribera per 6-4 6-0. Un successo che vale più del semplice trofeo: Pigato, classe 2003, da anni indicata come una delle giocatrici italiane più interessanti della propria generazione, ha finalmente trasformato in una settimana completa quel potenziale mostrato a intermittenza. E nel 2026 aveva già vinto anche a livello ITF, con i titoli di Nonthaburi e San Gregorio di Catania. Oggi Lisa è 133 al mondo.
Una sorridente Tyra Grant (foto Martegani)
Poco dopo è arrivato il turno di Tyra Caterina Grant. Diciotto anni, un passato da numero 2 junior, tre titoli Slam under 18 in doppio e ormai una certezza per il futuro, come certificano le convocazioni in Nazionale: a fine maggio Tyra ha vinto il W75 di Kosice senza perdere un set, superando Caroline Werner 6-3 6-3 in finale. La settimana successiva, anziché fermarsi, ha alzato ulteriormente il livello. Al WTA 125 di Foggia è arrivata fino all’ultimo atto, battuta da Leyre Romero Gormaz dopo tre set. Due settimane consecutive, due categorie diverse, due finali: il segnale più chiaro di una ragazza che sta bruciando rapidamente le tappe. E a Wimbledon ha vinto la sua prima partita in un major tra le "grandi".
Poi c’è Jennifer Ruggeri. A Saragozza, la marchigiana ha centrato il successo più importante della carriera battendo in finale Kayla Day per 3-6 6-3 7-6. Anche in quel caso, un W75. Jennifer arrivava da mesi nei quali aveva raccolto meno di quanto il suo tennis lasciasse immaginare, spesso fermata in partite equilibrate. Anche se a marzo era giunta la finale nel W50 di Heraklion, Grecia. In Spagna quel margine sottile è finalmente girato dalla sua parte: primo titolo del 2026, quarto complessivo e un risultato capace di spingerla verso una fascia di classifica più interessante. Oggi è 214, best ranking 207.
Jennifer Ruggeri esulta (foto Ufficio stampa PLO)
A Caserta è invece arrivata forse la storia più sorprendente. Federica Urgesi era entrata nel W75 campano con una wild card e senza aver mai vinto un titolo professionistico in singolare. Ne è uscita da campionessa, battendo Alessandra Mazzola 6-4 3-6 6-1 in una finale tutta italiana che mancava al torneo da 41 anni. Nessun passaggio intermedio, nessun piccolo trofeo come preparazione: primo titolo della carriera direttamente in un W75 e ingresso fra le prime 300: oggi Federica è 274, ovviamente il suo primato.
E il quadro si allarga ulteriormente se si guarda ai WTA 125. Lucia Bronzetti ha giocato tre semifinali e due finali, a Modena e Roma, fermandosi rispettivamente contro Katarzyna Kawa e Francesca Jones. Non sono arrivati titoli, ma due finali nella stessa stagione raccontano comunque una presenza costante in quella fascia di torneo, per una ragazza che è pronta a risalire ai livelli che aveva già raggiunto. A Roma, inoltre, Lucia aveva superato in semifinale Nuria Brancaccio, altra azzurra capace di arrivare fra le migliori quattro e in generale di mostrare un rendimento costante in questa fascia, raccogliendo inoltre una finale a Cordenons (W75). In semifinale ci era arrivata pure Martina Trevisan, sconfitta dalla britannica Francesca Jones.
Aurora Zantedeschi ha seguito una strada ancora diversa. A Contrexeville, la veronese ha raggiunto la prima semifinale WTA 125 della carriera, mettendo insieme una settimana di grande qualità e superando anche Anna Blinkova. Per una giocatrice che fino a poco tempo fa gravitava soprattutto nel circuito ITF (ha vinto pure a Bol, W35, ed è giunta in finale a Aix-les-Bains), è stato il primo vero segnale di competitività a un livello superiore.
Un'esultanza di Lisa Pigato (foto Martegani)
Benissimo ha fatto anche Samira De Stefano, a segno nel W35 di Santa Margherita di Pula e finalista nel W50 di Monastir, in Tunisia. Mentre Giorgia Pedone prova a rilanciarsi e si impone sugli stessi campi a fine aprile, ripetendosi poi in un altro W35 a Chacabuco, Argentina. Segno che nemmeno i viaggi oltreoceano ormai rappresentano un ostacolo per le nostre a caccia di punti. Sempre a Santa Margherita di Pula, un titolo di un W35 se lo è preso anche la 29enne Verena Meliss. Mentre Camilla Zanolini ha trionfato a Hurghada, in Egitto.
E a dimostrazione che il concetto di crescita globale coinvolge anche coloro che giovanissime non lo sono più, ecco anche Dalila Spiteri, 29 anni, vincitrice del titolo più importante in carriera, nel W50 sulla terra di Buenos Aires. E Deborah Chiesa, 30 anni, che nel trionfo a Tarvisio (W35) ha visto pure un riscatto dopo anni di difficoltà legate al proprio problema fisico, una malattia reumatologica ora sotto controllo. A fare da collante tra la generazione di ieri e quella più giovane c'è anche Lucrezia Stefanini, a segno nel W100 di Cary.
Mettendo insieme tutto, il 2026 italiano racconta qualcosa di più di una serie di buoni risultati. Lisa Pigato ha vinto un WTA 125, Tyra Grant ha vinto un W75 ed è arrivata in finale in un Wta 125, Lucia Bronzetti ha giocato due finali nella categoria. Aurora Zantedeschi e Nuria Brancaccio sono arrivate in semifinale. Basiletti, Ruggeri e Urgesi hanno conquistato un W75. Non è ancora un’ondata capace di riempire la top 100, ma è una base molto più larga rispetto a quella che si vede guardando soltanto il ranking.
Soprattutto, parliamo di percorsi differenti, ed è proprio questo a rendere interessante il momento. Non c’è un’unica ragazza che sta trascinando tutto il movimento dietro a Paolini e Cocciaretto, ma un gruppo che comincia a occupare con continuità quella terra di mezzo fra circuito ITF e Tour WTA. Ed è lì che si costruiscono le carriere, imparando a vincere quando il livello si alza e a ripetersi quando l’occasione torna.