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Sinner è chirurgico, terza semi a Wimbledon: “Prestazione solida, un altro piccolo passo avanti” 

In un match dominato dai servizi, il numero 1 del mondo batte Struff in tre set e centra la decima semifinale in uno Slam. "La pressione fa parte del nostro lavoro ma amo giocare a tennis... se non fosse così non sarei qui"

di | 07 luglio 2026

Wimbledon, Jannik Sinner esulta (Getty Images)

Wimbledon, Jannik Sinner esulta (Getty Images)

Solidità e un bel sorriso, nel giorno più caldo. Grazie al successo in tre set su Struff, un avversario che su questa superficie ha le armi per infastidire chiunque, Jannik Sinner ha confermato la netta crescita evidenziata già nei giorni scorsi e si è assicurato la terza semifinale a Wimbledon, la decima della carriera a livello Slam. “Sono soddisfatto, è stata una partita dura – l’analisi del suo quarto di finale contro il tennista tedesco - ; rispetto agli avversari affrontati finora, è stato un match completamente diverso, contro un grande servitore sull’erba è sempre difficile. Lui ha iniziato molto bene, ha spinto subito dall’inizio; io ho cercato di tenere botta, poi mi sono sciolto un po’ e da quel momento è andata meglio. E’ stata una prestazione molto solida da parte mia, e mi sembra di aver servito molto bene nei momenti importanti. Oggi ho avuto la sensazione di servire in modo abbastanza intelligente, anche quando ero avanti di un break. Nel secondo set ho avuto un piccolo calo di concentrazione, ma ho cercato di rimanere lì mentalmente in ogni game di servizio. Sono soddisfatto anche di come ho gestito i momenti chiave della partita, perché se perdi il secondo set può succedere di tutto, soprattutto contro un grande battitore come lui. In questi casi hai meno controllo e per questo posso essere orgoglioso di come l’ho gestita. Oggi, ancora una volta, ho fatto un piccolo passo avanti e posso essere felice”.

Le temperature oggi a Londra hanno toccato punte altissime, ma l’altoatesino è soddisfatto della risposta del suo fisico: “Mi sono sentito bene. Faceva caldo, ma niente di esagerato. In Australia mi sembra più difficile, anche per il tipo di superficie: sul cemento il calore arriva anche da sotto. Qui invece è un caldo abbastanza secco, e questo fa molta differenza… quando è caldo e umido è tutta un’altra cosa. Era caldo ma mi sono sentito abbastanza a mio agio”.

Jannik Sinner in azione a Wimbledon (Getty Images)

Jannik Sinner in azione a Wimbledon (Getty Images)

Il nome del suo avversario di semifinale non è ancora noto quando Jannik conclude la sua conferenza stampa: “Però so per certo che sarà diverso, per motivi tattici. Inoltre, sarà diverso perché avremo due giorni liberi: domani sarà una giornata molto rilassata, poi il giorno successivo sarà un po’ più intenso. Se fosse Novak, ogni match con lui fa storia a sé; anche quando c’è stata quella piccola striscia di vittorie, sentivo che ogni partita aveva una sua storia. Soprattutto su una superficie come questa: se hai una giornata storta al servizio o non senti bene la palla, diventa tutto molto complicato. Ha vinto questo torneo tante volte e sa esattamente come affrontarlo. Se fosse Felix, ci siamo già affrontati un paio di volte, quindi sappiamo un po’ cosa aspettarci. Ci siamo allenati insieme prima del torneo: è un giocatore davvero molto aggressivo. Al di là di tutto, sono felice di essere in semifinale qui ancora una volta, chiunque sarà il mio prossimo avversario cercherò di giocare il miglior tennis possibile”.

Inutile dire che tutti vorrebbero una semifinale tra Sinner e Djokovic: “Avevo 14 o 15 anni quando l’ho visto allenarsi a Montecarlo per la prima volta – ricorda Jannik - . Lì abbiamo fatto una foto: io con la felpa blu, mi ricordo, e i capelli lunghi. Quando lo vidi per la prima volta mi sembrava incredibile, in quel momento tutto quello che stava facendo sembrava irraggiungibile. Io sono sempre stato realista e dicevo ‘non riuscirò mai ad arrivare a quel livello’. Poi ho giocato contro di lui, credo proprio a Montecarlo sulla terra; ero felice di essere in campo contro di lui, e l’unica speranza che avevo era quella di riuscire a vincere almeno un game. Poi è arrivata la prima vittoria, e sembrava surreale. So di essere capace di batterlo, se gioco bene, ma so altrettanto bene che posso perdere. Per me è impressionante vedere come si allena, quanta dedizione ha per il proprio corpo e la motivazione che ancora lo spinge. E’ bellissimo vederlo ancora qui dare il 100%, e vederlo provare a vincere il 25º Slam”.

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“Al di là di tutto, se voglio avere una chance adesso ed eventualmente in finale, devo alzare un po’ il livello – aggiunge -. Sto giocando abbastanza bene e mi sembra che ogni giorno vada un po’ meglio. Sto cercando di servire molto bene, di stare attento nei miei game di servizio e, nei game di risposta, di rimanere lì. Comunque, c’è ancora un po’ di spazio per migliorare e so di doverlo fare già per la prossima partita”.

I miglioramenti al servizio e l’uso più frequente della palla corta sono due aspetti tecnici che hanno reso il gioco di Sinner più completo e vario: “Probabilmente sto servendo un po’ meglio rispetto all’anno scorso, e forse anche per questo mi ritrovo ancora in semifinale su questa superficie – spiega - . Nel miglioramento al servizio va considerata anche una componente fisica: più sei forte fisicamente più ti senti stabile. Abbiamo lavorato molto negli ultimi due anni, abbiamo cambiato il movimento, il lancio di palla, il timing, tante cose. Non è solo una questione di velocità: abbiamo cercato di usare il servizio giusto al momento giusto. Inoltre, quest’anno fa un po’ più caldo dell’anno scorso, quindi la palla viaggia un po’ di più e questo aiuta. In generale posso essere contento del servizio, sapendo che su questa superficie la cosa più importante è la percentuale: ti aiuta tantissimo, anche a sentirti più sicuro nei game di risposta - aggiunge -. Abbiamo avuto discussioni abbastanza importanti con il mio team riguardo il servizio ed eravamo tutti d’accordo; ci siamo messi lì a lavorare, puntando non solo sulla quantità ma soprattutto sulla qualità in tutte le sessioni. Anche la palla corta è un colpo importantissimo a prescindere dalla superficie. A volte non cerchi nemmeno di fare direttamente il punto, ma di togliere l’equilibrio all’avversario. L’abbiamo migliorata molto; ovviamente qui lo uso un po’ meno, perché quando la palla arriva veloce e bassa è difficile smorzare, e io almeno non ho ancora la mano per farlo sempre bene. Nella prossima partita dovrò essere un po’ più imprevedibile, quindi la smorzata potrà essere un colpo importante”.

Essere un numero 1 del mondo dà grandi gioie, ma anche grandi responsabilità: “Io mi diverto – conclude l’azzurro - , ho 24 anni, mi piace giocare a tennis e se non fosse così non sarei qui. C’è un po’ di pressione, quello sì, ma andare in campo con la pressione fa parte del nostro lavoro e mi alleno tanto proprio per andare in campo nel miglior modo possibile. Ci sono giornate in cui sei più contento e altre in cui magari non dormi bene, o hai altri problemi… ma più il torneo va avanti e più mi piace, perché giocare i quarti di finale di uno Slam sembra normale, ma in realtà la strada è lunga e tosta, devi battere tanti giocatori forti per esserci. È importante godersi il momento in campo: anche per questo il mio team mi spinge; qualche giorno è un po’ più duro di altri ma a me piace giocare ed è questo che alla fine mi rende tranquillo”.

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