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Vagnozzi: “Ho pianto, riconfermarsi è sempre molto complicato”

"Sinner ha fatto un miglioramento enorme al servizio" ha detto il coach del numero 1 del mondo. Tutto il suo tennis è evoluto. "Negli anni è diventato un giocatore diverso, e questo mi inorgoglisce"

di | 12 luglio 2026

Simone Vagnozzi, coach di Jannik Sinner, a Wimbledon (Getty Images)

Simone Vagnozzi, coach di Jannik Sinner, a Wimbledon (Getty Images)

"Riconfermarsi è molto più complicato. L'anno scorso siamo arrivati e ogni conquista era una novità; quest'anno, invece, sapevamo potesse vincere questo torneo avendolo già fatto una volta. Sicuramente è diverso e, secondo me, un po' più difficile" ha detto un commosso Simone Vagnozzi, coach di Jannik Sinner, commentando il secondo trionfo consecutivo del numero 1 del mondo a Wimbledon.

L'azzurro, primo italiano nell'albo d'oro ai Championships, ha sconfitto in rimonta un ottimo Alexander Zverev in finale. In tutto il torneo ha mostrato grandissimi progressi al servizio. “Ha fatto veramente un miglioramento enorme. Penso che già dall'inizio dell'anno si fosse visto con Djokovic; però è un lavoro che viene da lontano. Quando ho iniziato io a lavorare con lui, serviva con lo step back. Alla prima pausa abbiamo cambiato passando allo step up. Giorno dopo giorno abbiamo cercato di mettere qualcosina di nuovo, e il cambiamento più grande l'abbiamo fatto l'anno scorso dopo lo US Open; abbiamo un po' rivoltato il servizio, abbiamo cambiato diverse cose, come l'appoggio del piede e il lancio, che è sicuramente più vicino -  ha spiegato Vagnozzi - Abbiamo cambiato il modo in cui arriva il piede: prima praticamente si fermava, era quasi una frenata brusca, mentre adesso arriva, appoggia e spinge. Il tempo è un po' diverso, quindi tante piccole cose grazie alle quali, piano piano, ha preso fiducia e sta trovando sempre meglio gli angoli. Le velocità non sono incredibili, perché serve forte ma è molto più preciso. Penso che ogni anno abbia migliorato il servizio e le statistiche. Anche la seconda di servizio è migliorata moltissimo, quindi siamo veramente contenti di come sta andando e speriamo che tenga. Naturalmente ogni giorno il mio ruolo è quello di calibrare, di cercare di essere sempre pronto. Il servizio ha funzionato bene nei momenti importanti; in più lui ha un carattere per cui nei momenti importanti si concentra ancora di più, riesce a esprimere meglio il suo tennis, quindi siamo molto contenti".

Jannik è di nuovo Re: il trionfo a Wimbledon in 10 scatti

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Ma è tutto il tennis di Sinner ad essere profondamente cambiato, ha sottolineato Vagnozzi, che cura prevalentemente la parte tecnica e tattica. "Dal mio punto di vista penso che dopo questi anni Jannik sia un altro tipo di giocatore. Lo Jannik di qualche anno fa e lo Jannik di oggi, come vedete in campo, sono diversi: ora ha una tecnica diversa e ha delle giocate diverse. Questo naturalmente mi inorgoglisce, e mi inorgoglisce perché vince! Se giocasse diversamente ma non vincesse, non sarei sicuramente contento. Questa è la cosa che più mi fa felice. Ci sono stati tanti giocatori di talento a 21 o 22 anni che durante la loro carriera non si sono migliorati così tanto. Jannik, invece, penso che adesso sia un altro tipo di giocatore” ha detto.

E' cambiato anche il suo approccio al gioco, alla gestione delle vittorie. "Adesso si vuole riposare, vuole festeggiare. Noi allenatori dobbiamo essere bravi a capire che i ragazzi cambiano. Jannik non è più il ragazzo di 22 anni per cui esisteva solo il tennis. Adesso è un altro tipo di ragazzo: finisce un torneo e vuole riposarsi, vuole prendere del tempo per sé, con la sua ragazza, con la sua famiglia. Quindi anche il modo in cui parliamo di tennis con lui è cambiato negli ultimi anni. Prima era solo tennis, praticamente il 99% tennis e l'1% altre cose; adesso, piano piano, stiamo iniziando a cambiare. Dobbiamo essere bravi a non stressarlo troppo, perché deve avere una carriera lunga".

In conferenza stampa è emerso anche il tema del futuro di Darren Cahill, che non ha confermato se proseguirà a far parte del team dopo il 2026. "Sicuramente lavorare in due non è facile. Io e Darren siamo stati fortunati a trovare una simbiosi così buona. A volte devi fare un passo indietro per dare spazio anche all'altro allenatore, quindi non è mai semplice - ha detto Vagnozzi - Però, se lui dovesse smettere, sicuramente ci sarà qualcun altro che entrerà perché 365 giorni l'anno da solo io non ce la faccio, come persona. Ed è anche giusto che ci sia un'altra persona con cui darsi il cambio. Come avete visto, noi ci organizziamo sempre in modo da fare dei tornei insieme e altri dove c'è solo uno di noi. Io sono stato da solo a Monte Carlo, Darren è stato da solo a Indian Wells; quindi, a volte ci diamo anche dello spazio per far ricaricare Jannik, perché vedere sempre la stessa faccia per 300 giorni diventa un po' pesante, soprattutto per lui".

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