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US Open, Stefanini: "Ora so che posso giocar bene i grandi tornei"

"Voglio prendere forza dalle partite che sto vincendo e in cui sto giocando un bel tennis e portare avanti il mioco gioco con più consistenza e determinazione" ha detto dopo il derby perso contro Jasmine Paolini. Ambizioso l'obiettivo di lungo termine: "Sogno la Top 20"

| 02 settembre 2026

US Open 2026, Lucrezia Stefanini (Getty Images)

US Open 2026, Lucrezia Stefanini (Getty Images)

La sconfitta nel derby toscano contro Jasmine Paolini non toglie il sorriso a Lucrezia Stefanini. Anzi le lascia molti motivi per guardare con ottimismo al futuro. "Questo US Open è stato un ottimo Slam per me; lo porterò nel cuore, con la consapevolezza di poter giocare e competere a un certo livello. Questa è la cosa importante” ha detto.

Nelle prossime settimane, ha aggiunto, “faremo un 125 in Colombia e un 250 in Brasile; poi penso che torneremo in Europa e faremo un tour più vicino a casa. Non credo che andremo in Asia, ho fatto la trasferta più lunga adesso, penso mi prenderò un po’ di tempo per stare vicino a casa”.

Ha le idee chiare anche sul futuro. "Sogno la Top 20. Voglio prendere consapevolezza, so di poter giocare bene i tornei più grandi, i 1000 e i 500, e voglio prendere forza dalle partite che sto vincendo e in cui sto giocando un bel tennis. Voglio portarlo avanti con più consistenza e determinazione. Alla fine sono queste le cose più importanti che mi sono mancate in certi periodi dell’anno. Nel mio gioco questo conta molto” ha sottolineato.

Anche da queste parole traspare la sua positività, l'ottimismo con cui guarda anche al suo gioco. "Con il fisico che ho, le qualità sono buone. Sicuramente non ho la leva di una giocatrice alta un metro e novanta che serve, ma mi muovo molto bene, riesco a tenere bene il campo, taglio bene, sono più veloce e più rapida. Ci sono aspetti meno positivi e altri più positivi da bilanciare” ha detto.

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Vale anche, ha spiegato, per il tratto distintivo del suo gioco: Stefanini, infatti, colpisce sia di diritto che di rovescio impugnando la racchetta con entrambe le mani. “È una caratteristica del mio gioco. Sicuramente lo swing che può avere una giocatrice che gioca il dritto a una mano magari è un po’ maggiore, perché io sono bloccata dalla torsione. Però io trovo angoli migliori e più stretti; sono più compatta e consistente da entrambi i lati. I miei colpi sono abbastanza equilibrati".

New York ha rinforzato anche la sua passione per il tennis, trasmessa in tutte le partite fin dal primo turno delle qualificazioni. "Giocare a tennis mi piace molto, però la partita dà un’altra emozione: ti mette a nudo" ha detto.

 Una passione iniziata per imitazione, come per tanti. "Seguivo mio fratello Jacopo ma all'inizio preferivo fare altro, giocare fuori dal campo più che giocare a tennis. Poi, piano piano, sono arrivate le competizioni, le vittorie e le sconfitte. Ho iniziato a capire meglio com’era questo sport, mi sono appassionata e ho capito che il lavoro paga. Questa è un po’ la storia. Se all’epoca mi avessero detto che sarei arrivata a giocare uno Slam non ci avrei creduto proprio; non ci pensavo, forse non sapevo neppure le regole del tennis. Sono contenta di dove sono arrivata: la strada è stata lunga e il lavoro è stato molto. Devo fare un plauso a me e a tutte le persone che lavorano ogni giorno con me” ha detto.

A quella bambina, con gli occhi di oggi direbbe "di credere di più in sé stessa. Le cose arrivano se credi di poterle fare e di poter raggiungere determinati obiettivi. Nessuna montagna è così alta e irraggiungibile come sembra".

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