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US Open, Djokovic: "Fiero di essere ancora qui, mi sento pronto"

Il serbo alla sua ventesima partecipazione allo Slam americano esordirà contro Navone. Si dice pronto ma avverte: "Allenarsi è una cosa, giocare al meglio dei cinque set sull'Ashe un'altra"

30 agosto 2026

Novak Djokovic (Getty)

Novak Djokovic (Getty)

Ventesimo US Open, ventiquattro Slam in bacheca, ultimo reduce della golden generation dei Big3 e ancora la fame e la voglia di competere e di misurarsi contro la terza generazioni di giocatori incrociata lunga la sua carriera. Cambiano i tempi, ma non Novak Djokovic, arrivato a New York con il consueto bagaglio di incertezze legate all'età e alla condizione e uno status che non consente ancora di escluderlo dal novero dei favoriti per la vittoria finale. 

"Ne sono molto orgoglioso - ha esordito il serbo riferendosi alla sua ventesima presenza a Flushing Meadows - Ovviamente, quando ero più giovane, la longevità è sempre stato uno dei miei obiettivi: cercare di avere una carriera lunga, avere più possibilità di giocare gli Slam e rimanere in salute abbastanza a lungo da poter competere al meglio per il maggior numero di anni possibile. Quindi è fantastico sapere di essere tornato a giocare gli Slam per 20 anni consecutivi. Ho visto da qualche parte che siamo in tre o quattro ad aver giocato, credo, già nel 2006. Penso che ci fossero Wawrinka, forse Monfils e Cilic. Quindi è bello, in qualche modo, tornare indietro nel tempo. Credo di aver giocato il mio primo match agli US Open proprio contro Monfils, in una partita al quinto set, ed eccoci qui, 20 anni dopo, entrambi ancora a lottare e a rappresentare la vecchia generazione".

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Il segreto di questa longevità Djokovic lo ha più volte riassunto all'insegna della dedizione totale verso la sua professione. Accorgimenti, dettagli, capacità di assorbire nozioni e saperi da altri campi e altre discipline. Ma è un sapere che l'ex n.1 del mondo ha negli anni condiviso con alcuni dei suoi colleghi più giovani, restando però al tempo stesso connesso con altri atleti da cui apprendere sfumature preziose rivelatesi nel tempo decisive per la costruzione di una carriera che a tutti pare difficile da poter replicare.

"Se condivido quanto faccio? Lo faccio da anni direttamente con altri atleti. Dico volutamente "atleti", perché mi contattano sportivi di discipline diverse. Sono ancora in contatto con alcuni di loro; non farò nomi per una questione di privacy e rispetto, ma è qualcosa che faccio assolutamente da anni - ha rivelato ancora Nole nel corso del suo media day - Che si tratti di condividere le mie esperienze o anche di chiedere consigli, indicazioni e semplicemente confrontarmi con altri atleti, perché penso che si possa sempre imparare. È proprio questo il tipo di mentalità aperta che ho. Si può sempre imparare, soprattutto dalle persone che hanno una mentalità simile alla tua o che lavorano nel tuo stesso settore e vivono esperienze analoghe".

Di incerto restano quindi le condizioni con cu si presenterà all'esordio contro l'argentino Navone. Tanto più visti i pochi e selezionati tornei che Djokovic da anni ha deciso di includere nella sua schedule e una precoce eliminazione da Cincinnati che ha impedito lui di acquisire informazioni preziose su una forma che ora inevitabilmente andrà definendo e scoprendo partita dopo partita.

"Non mi piace perdere presto in nessun torneo - ha dichiarato ancora Djokovic commentando la sua prematura sconfitta al primo turno di Cincinnati - Ma questo mi ha dato il tempo di prepararmi nel modo più adeguato possibile per gli US Open. Ho avuto due settimane per allenarmi e portare il mio corpo e la mia mente nella condizione giusta, preparandomi a quello che mi aspetta. Quindi vedremo. Se mi chiedi se sono preparato, sento di esserlo al meglio delle mie possibilità. Ma allenarsi è una cosa, scendere sull'Arthur Ashe Stadium e giocare al meglio dei cinque set è un'altra. Normalmente non giochi al meglio dei cinque durante gli allenamenti. Quindi vediamo. Vediamo come andrà".

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