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Modesto, calmo, equilibrato. Che impara dalle sconfitte senza farsi abbattere, e che vive le vittorie senza farsene travolgere
di Ronald Giammò | 13 luglio 2025
Quasi centocinquanta anni di tradizione. Un tempio inaccessibile. Una superficie scomoda. Poco frequentata e mai capita fino in fondo. Decenni di spedizioni in cui alla fine, sempre più del risultato, prevaleva lo stupore per esserci stati, avervi giocato, respirato l'aria. E con loro, sempre, l'intima convinzione che tutto ciò non facesse per noi. Questo fino a pochi anni fa era stato Wimbledon per il tennis azzurro.
Accade invece che tempi e tradizioni non sempre procedano di pari passo. E se tutto all'AELTC è rimasto (più o meno) sempre identico a sé stesso, a cambiare è stato il tennis, il gioco. Là dove un tempo regnavano il serve and volley adesso imperano scambi e suole "barbariche" a consumare prati e sdrucire linee di gesso. Giocatori che anziché sposare la filosofia di quei manti decidono di piegarli al loro gioco ipertrofico e muscolare. Se non posso scalfire una tradizione, tanto vale allora provare a contestarla in altra maniera.

Le foto che fanno la storia
Sinner's crowning moment ??#Wimbledon pic.twitter.com/CpQxPKAS73
— Wimbledon (@Wimbledon) July 13, 2025