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L'americano ed il francese giocheranno l'uno contro l'altro il loro primo terzo turno in uno Slam. Gea rappresenta il prototipo del ragazzo che investe su di sé anche con scelte impopolari, mentre Zheng - cresciuto in ambito universitario - è già laureato in psicologia
Samuele Diodato | 05 settembre 2026
Prima del 2026, non avevano mai neanche giocato un match nel main draw di uno Slam, Arthur Gea e Michael Zheng. A gennaio, entrambi hanno vinto all’esordio all’Australian Open, e nove mesi dopo si troveranno l’unico contro l’altro allo US Open, in una sfida che per tutti e due porterebbe al primo ottavo di finale in un major.
Gea, francese classe 2005, ha iniziato l’anno da n.241 e ora è al n.87 della classifica mondiale. A Melbourne aveva superato le qualificazioni, battendo al primo turno l’allora n.19 al mondo Jiri Lehecka. A New York, invece, aveva perso al turno decisivo del tabellone cadetto, ed ha avuto accesso al tabellone principale entrando come lucky loser.
Arthur Gea col trofeo dell'ATP 250 di Los Cabos nel 2026 (Getty Images)
Non un lucky loser qualsiasi, però, perché in stagione la sua crescita è stata costante, ed è culminata col primo titolo ATP vinto proprio in estate, in quel di Los Cabos, Messico. Un premio che ripaga il suo coraggio, nella vita ancor prima che in campo. Nato a Carpentras 21 anni fa, ha cominciato ad allenarsi con un coach privato già quando di anni ne aveva 14. Dai 17 ai 20 è rimasto poi a Parigi, allenandosi con la federazione francese proprio in corrispondenza degli anni della sua carriera juniores.
Dalle parti di Flushing Meadows, infatti, si trova bene per davvero, e già tre anni fa arrivò alle semifinali proprio da junior. Lo scorso anno, infine, ha scommesso di nuovo su sé stesso, progettando un team tutto suo. Una scommessa vinta, si potrebbe già dire, ma lo scenario delineatosi a New York gli offre la chance per sognare ancora.
Lo stesso vale, in ogni caso, per Zheng (n.107 al mondo), che ha però un background un po’ diverso rispetto al suo rivale, già solo per il fatto di essere in tabellone con una wild card (pienamente meritata, come vedremo tra poco). Come uomo e come tennista, il ragazzo classe 2004 di Chesapeake si è formato alla Columbia University. E il talento, con la racchetta in mano, ha sempre saputo mostrarlo. Un anno prima della semifinale di Gea a New York, nel 2022, lui giocava la finale juniores a Wimbledon.
Nel 2024 e nel 2025 si è laureato campione NCAA, e a maggio è arrivata un’altra laurea importantissima, quella in psicologia. Un percorso fondamentale per renderlo ciò che è oggi, come raccontato da Alessandro Mastroluca alla vigilia della sfida contro Lorenzo Musetti nel Masters 1000 di Cincinnati, torneo nel quale ha ottenuto le prime due vittorie in tornei di questa categoria.
Dagli Slam, come detto, non si è lasciato intimorire, esattamente come Gea. Ha superato le qualificazioni in tutti e tre i primi appuntamenti dell’anno, ed all’Australian Open (prima vittoria in assoluto) e a Wimbledon si è spinto fino al secondo turno. Sui campi del “suo” US Open ha fatto anche meglio, onorando alla grandissima l’invito concesso dagli organizzatori. Che ora, visti anche i quattro americani già qualificatisi agli ottavi nella parte bassa del tabellone (Paul, Shelton, Tiafoe, Michelsen) faranno senz’altro il tifo per lui.