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"Vorrei che New York sia una città da cui prendo energia" ha detto a SuperTennis alla vigilia dell'esordio allo US Open 2026 contro Stan Wawrinka. Guarda l'intervista integrale e segui l'ultimo Slam dell'anno in diretta e in chiaro sul nostro canale
28 agosto 2026
"Ho capito che devo stare bene, creare un ambiente che mi fa stare bene con il mio team, con le persone che mi sono accanto. Grazie a quello poi posso arrivare in campo e gestire determinate difficoltà". E' un Matteo Berrettini riflessivo ma sereno, quello che si racconta a SuperTennis alla vigilia dello US Open 2026. L'ex numero 6 del mondo non perde la voglia di competere, ma confessa allo stesso tempo di aver acquisito nuove priorità e un approccio più sereno, magari più indulgente verso se stesso. "Sto cercando di godermi le cose e di affrontare le difficoltà a testa alta" ha spiegato.
Nel 2019 a New York Berrettini ha vissuto un torneo da sogno, che a posteriori ha segnato l'inizio di una nuova fase per il tennis italiano sulla scia del primo titolo azzurro in un Masters 1000, firmato da Fabio Fognini pochi mesi prima a Montecarlo. Allora numero 25 del mondo, ha vinto un quarto di finale da cinema contro Gael Monfils. "Se fosse un film, sarebbe Django Unchained di Tarantino" diceva allora. Con quella vittoria diventò il quarto italiano nell’Era Open a centrare una semifinale Slam, poi persa contro Rafa Nadal, e il primo a riuscirci allo US Open dopo Corrado Barazzutti nel 1977, l'ultima edizione a Forest Hills.
"Questa città mi ha dato tantissime gioie, purtroppo anche qualche delusione, una grossa - ha detto - Questo è uno Slam, è chiaramente un torneo più importante degli altri, ma so che non dovesse andare bene ce ne sarà un altro. Vorrei che New York sia una città da cui prendo energia".
Non può mancare un pensiero per l'amico Sinner, costretto per la prima volta a saltare uno Slam per infortunio, per il problema al ginocchio destro. "Fa parte del nostro percorso, fa parte della vita che facciamo, dell'intensità di questo sport che è diventata veramente quasi troppa".
Berrettini sfiderà Stan Wawrinka, come a Wimbledon. Lo svizzero si è fatto tatuare una celebre frase di Becket sul fallire ancora, fallire meglio. Entrambi sanno bene cosa significhi spingersi al limite e provare a superarlo, e hanno imparato che i sogni non mentono, anche quelli che non si realizzano.
"I grandi sportivi accettano che dei limiti esistono, ma poi riescono a superarli. Non sono mai stato un grande fautore dell'ossessione, per me l'ossessione deve essere sana, non ho mai barattato la mia salute mentale e fisica per questo sport" ha detto, fissando così il suo punto di equilibrio molto diverso da quello confessato nel suo recente documentario da Rafa Nadal, che invece ha finito per accettare quel baratto, anzi per perseguirlo come se fosse un suo preciso dovere.

Le finali di Matteo Berrettini
Il senso del limite non ne limita impegno e ambizioni. "Mi spingo al limite tutte le settimane, anche se sembra assurdo da dire - ha concluso -. Alcune volte dico al mio team che sarebbe veramente interessante avere una telecamera nascosta da qualche parte e far vedere agli altri quello che succede. Negli ultimi mesi ne sono successe un po' di tutti i colori, anche questa trasferta americana non è stata semplicissima ma ogni volta che scendo in campo trovo la forza per sconfiggere quanto mi sta succedendo. Questo credo che sia ogni giorno superare il proprio limite".