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Shelton: "Giocare grandi finali dà dipendenza. Per vincerle devo migliorare ancora"

"Non credo di essere neanche lontanamente il giocatore che voglio diventare" ha detto Ben Shelton dopo la finale persa allo US Open contro Alexander Zverev. "Questa sconfitta fa male, ma sono entusiasta dei progressi che ho fatto"

14 settembre 2026

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"Non credo di essere neanche lontanamente il giocatore che voglio diventare. Penso di essere un grande combattente e di competere davvero bene in campo. Riesco a rimanere concentrato e presente in campo per molte ore e questo mi aiuterà in futuro. Ma per vincere una grande finale devo semplicemente essere migliore". Dopo la sua prima finale Slam, allo US Open, in conferenza stampa Ben Shelton è amareggiato per la sconfitta contro Alexander Zverev, ma allo stesso tempo orgoglioso del percorso e consapevole di quel che serve per tornare nella posizione di competere per i major in futuro. "Trovarsi in situazioni come questa - ammette - dà dipendenza"

Salito alla posizione numero 4 nella classifica ATP grazie alla finale, il suo nuovo best ranking, Shelton non nasconde la delusione per la sconfitta. Ma il bilancio complessivo del suo US Open rimane positivo. "Sono contento di come ho lottato durante queste due settimane. Sono entusiasta dei progressi che sento di aver fatto, ma sì, questa sconfitta fa davvero male, al 100% - ha detto. Ora si passa al prossimo torneo. Cercherò di continuare a migliorare e di presentarmi in Australia ancora più forte di come mi sono presentato qui".

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Analizzando la finale, il numero 1 USA ha sottolineato gli aspetti del suo gioco che lo hanno soddisfatto meno. "Oggi sicuramente non ho eseguito i colpi da fondo campo come avrei voluto. Con il passare del match, non avrei potuto chiedere di più al mio rovescio, ma oggi non ho colpito bene di diritto. Quando attaccavo con il diritto, non ero abbastanza preciso. In più non sono stato eccezionale nelle fasi di transizione verso la rete. Ho commesso troppi errori e penso che sia questo il punto principale su cui devo lavorare" ha detto.

Shelton non mette certo in secondo piano, comunque, il valore dell'avversario. "Zverev ha il miglior servizio del tennis. Oggi sono riuscito a strappargli il servizio per la prima volta dopo 66 game. Oltre a questo, bisogna considerare quanto sia completo come giocatore di tennis anche al di fuori del servizio. È migliorato tantissimo a rete. Si muove in maniera eccezionale per uno alto 2,01 metri. Ha una grande apertura di braccia, quindi risponde molto bene. È solido da fondo campo ed è anche uno dei giocatori più preparati fisicamente del circuito" ha detto.

C'è una  piccola nota polemica, stimolata dalle domande dei giornalisti in conferenza stampa, sulla lunghezza della preparazione al servizio di Zverev che fa rimbalzare tantissime volte la palla a terra prima di battere. "Sulla prima di servizio dovresti poter fare quello che vuoi, sai. Puoi utilizzare tutti i 25 secondi ogni volta. Penso però che dovrebbe esserci una qualche regola. Non sono sicuro di come si potrebbe fare esattamente, magari limitando il tempo sulla seconda di servizio. Penso che, per il nostro sport e per i tifosi, sia difficile stare lì ad aspettare così tanto prima che arrivi la giocata successiva e sono sicuro che prima o poi i tornei prenderanno in considerazione l'idea di fare qualcosa, semplicemente perché in alcune partite c'è un ritardo così evidente nel gioco".

La prima finale Slam rimane, risultato a parte, un momento speciale. "Entrare oggi sull'Arthur Ashe mi ha fatto provare una sensazione mai vissuta prima: non c'è niente di paragonabile. Ovviamente, per me, è stato terribile negli ultimi due Slam restare a casa per 10, 11, 12 giorni mentre il torneo andava avanti, guardando gli altri arrivare fino in fondo al tabellone. È una motivazione. Anche perdere una finale lo è, ma questa è la posizione in cui voglio trovarmi. Per tutta la mia vita ho sempre avuto qualcuno davanti a me, giocatori che inseguivo, con un livello di gioco che cercavo di raggiungere: è sempre stato così per me. E non è diverso adesso. Penso che per me sia un processo continuo. È così che la vedo" ha detto.

La delusione di Ben Shelton che non riesce ad alzare il trofeo dello US Open 2026 (Getty Images)

La delusione di Ben Shelton che non riesce ad alzare il trofeo dello US Open 2026 (Getty Images)

Un ulteriore motivo di orgoglio e soddisfazione, conclude, è la possibilità di condividere questi momenti con la famiglia, gli amici, la fidanzata Trinity Rodman, che un'ora prima dell'inizio della finale scendeva in campo a Washington per giocare la partita di campionato con la sua squadra di calcio, gli Washington Spirits, battuti 3-0 dai Boston Legacy. A fine partita è subito volata a New York ed è riuscita ad esserci in tribuna per la parte finale del match. "Significa tutto per me. Sapevo che sarebbe stato quasi impossibile riuscire ad arrivare in tempo, ma anche solo fare il tentativo e provarci è qualcosa di incredibile. Purtroppo è arrivata praticamente mentre stavo perdendo, probabilmente per lei non è stato il massimo - ha detto Shelton. Abbiamo fatto tanti sacrifici l'uno per l'altra. Abbiamo viaggiato in tutto il mondo per cercare di sostenerci a vicenda quando potevamo. Significa molto, e lo stesso vale per la mia famiglia e i miei amici. Così tante persone sono venute a sostenermi, ed è proprio questo il senso di tutto questo: poter condividere questi momenti, condividere queste due settimane con i miei migliori amici, la mia famiglia, le persone che amo. È per questo che mi piace così tanto fare quel che faccio. E' per loro che voglio riuscire ad arrivare fino in fondo. Sono davvero, davvero grato per tutte le persone che ho intorno".

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