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Alex Michelsen giocherà il suo primo quarto di finale Slam in casa, in un derby USA sull'Arthur Ashe. "Sono stupito che sia arrivato tutto così, ma ho sempre avuto la sensazione che prima o poi sarebbe successo"
Alessandro Mastroluca | 07 settembre 2026
E' arrivato a fari spenti, ma non potrà continuare a lungo. Il primo quarto di finale Slam in carriera, nel torneo di casa, lo US Open trasmesso in diretta e in chiaro su SuperTennis, mette Alex Michelsen sotto le luci dei riflettori. Nel prossimo match, il derby contro Frances Tiafoe sull'Arthur Ashe Stadium, lo stadio per il tennis più grande del mondo, avrà gli occhi di 24 mila persone addosso. "Sono davvero felice - ha detto Michelsen - Sarà un’esperienza unica nella vita".
Ventidue anni compiuti lo scorso 25 agosto, numero 46 del mondo, Michelsen ha ammesso di sentirsi "un po’ sorpreso, nelle settimane prima dello US Open la mia forma non è stata particolarmente buona. Ma d'altro canto lavoro duramente non so nemmeno da quanti anni, per questo sport. Per cui, sì, sono stupito che sia arrivato tutto così, ma ho sempre avuto la sensazione che prima o poi sarebbe successo".
Restare all'ombra dei riflettori non gli pesa, anzi. "Adoro essere fuori dai radar. È fantastico. E comunque ci sono molti ragazzi più giovani di me che stanno giocando davvero, davvero bene. Potremmo dire che non meritavo tutta questa attenzione, e per me va benissimo così", ha detto Michelsen che ha visto il connazionale Learner Tien, di due anni più giovane, entrare tra i primi 15 del mondo. Lui invece è stato al massimo numero 30, best ranking toccato a luglio del 2025, un anno iniziato con il primo ottavo di finale in uno Slam, all'Australian Open.
Alex ha iniziato a giocare all’età di tre anni, nel garage di casa. Il tennis fa parte della storia di famiglia. Il padre, Erik, un avvocato, ha giocato a tennis a livello universitario presso la University of Redlands, dove è stato tre volte All-American. La madre, Sondra, un’insegnante in pensione, ha fatto parte della squadra di tennis alla San Diego State University, dove nel 1989 ha ricevuto il prestigioso Arthur Ashe Award for Leadership and Sportsmanship. "È stata lei a insegnarmi a giocare e mi allenavo con lei quasi ogni giorno fino a quando avevo 15 o 16 anni. Il mio primo ricordo legato al tennis risale a quando avevo quattro anni: aveva iniziato a piovere e io piangevo perché non potevo giocare" ha raccontato, come emerge dalla sua scheda sul sito dell'ATP.
"Nessuno mi ha mai detto veramente che avrei potuto diventare un professionista fino a quando avevo 16 anni. A casa mia non se ne parlava mai. Nessun allenatore me ne aveva mai parlato. Nessuno aveva mai tirato fuori l’argomento. Non era mai stata una vera possibilità per me" ha spiegato in conferenza stampa allo US Open. "Un giorno il mio allenatore Jay Leavitt mi disse: 'Penso che tu possa entrare tra i primi 100 al mondo'. È stato il primo a dirmelo. Alla fine aveva ragione. Da quel momento in poi ho lavorato durissimo. Sono davvero felice di essere qui".
Cresciuto nel sud della California, "un terreno fertile per il buon tennis", come dice lui, Michelsen ha vissuto un altro momento rivelatorio, il titolo in doppio junior a Wimbledon insieme al connazionale Sebastian Gorzny, che in questa edizione dello US Open, da numero 731 del mondo, ha battuto Raphael Collignon prima di arrendersi a Daniil Medvedev al secondo turno".
La sua carriera ha preso velocità nel 2023, a Newport. Inizia il torneo con la prima vittoria ATP, lo conclude con la prima finale nel circuito maggiore: allora è il più giovane statunitense ad arrivarci dal 2016. Nel 2024 ha firmato a Los Cabos la sua prima vittoria contro un Top 10, è arrivato in finale a Winston-Salem e di nuovo a Newport, dove ha avuto un match point contro Marcos Giron, e la finale del torneo di Winston-Salem nello stesso anno. Ha giocato anche la sua prima finale in un Masters 1000, in doppio a Cincinnati, insieme a Mackenzie McDonald. In singolare, nei 1000 vanta anche un quarto di finale a Toronto (2025) e un ottavo a Indian Wells (2026).
Nel primo quarto di finale Slam, proverà a battere per la prima volta Tiafoe dopo due sconfitte nei primi due confronti diretti. "Probabilmente l’ho visto giocare per la prima volta quando affrontò Federer qui, sull’Arthur Ashe, nel 2017. Ricordo vagamente di aver guardato quella partita da casa. Avrò avuto 12 o 13 anni. Lui stava giocando e fu davvero bello da vedere - ha detto - È passato molto tempo dall’ultima volta che abbiamo giocato. Sento di essere migliorato. Frances è una persona incredibile ed è un mio ottimo amico. Penso che sarà una partita assolutamente fantastico. E ha tutti i colpi del repertorio. È un avversario davvero, davvero forte. Fa tutto molto bene. Non ha molti punti deboli nel suo gioco. Allo US Open è uno dei cinque migliori giocatori, qui gioca sempre bene. Sarà una sfida molto difficile".