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"Rientrare dopo così tanto non è facile, perché non sai mai quello che può succedere. L'obiettivo è vedere come reagirà il mio corpo, concentrandomi sui match giorno dopo giorno", ha detto il numero 3 al mondo in conferenza stampa dopo l'esordio vincente allo US Open, a 139 giorni dall'ultimo match giocato
Samuele Diodato | 31 agosto 2026
“Mi è mancato tutto: l’atmosfera, la competizione, il pubblico e cercherò di godermi tutto”. Non sono solo parole di circostanza, questa volta, le parole di Carlos Alcaraz, che allo US Open è tornato a giocare un match ufficiale dopo 139 giorni dall’ultima volta. Aveva battuto Otto Virtanen in quel di Barcellona prima di fermarsi per più di quattro mesi per un problema al polso destro, ma oggi, da numero 3 al mondo, ha ripreso la sua corsa con un incoraggiante 64 64 64 contro il russo Roman Safiullin (n.99).
“Su questo campo ho realizzato il mio sogno, quattro anni fa ho vinto il mio primo Slam e sono diventato per la prima volta numero 1 – ha continuato lo spagnolo -. Ogni volta che vengo sento l’amore della gente, non potevo scegliere di riprendere a giocare in un torneo migliore di questo”.
Carlos Alcaraz missed everything about tennis.
— US Open Tennis (@usopen) August 31, 2026
And we missed everything about Carlos Alcaraz. pic.twitter.com/nA3JNHNRtY
Col suo staff ha fatto una scelta molto coraggiosa, accettando una sfida molto complessa come quella di cimentarsi subito nel tennis 3 su 5, per di più in un torneo dove difende il titolo conquistato un anno fa in finale contro Sinner. In effetti, Alcaraz ha avuto il suo bel da fare, per presentarsi a New York in buone condizioni.
In conferenza stampa, ci ha tenuto a rassicurare tutti: “Il polso non mi fa più male. Non so come sembrasse da fuori, ma io mi sentivo normale ed in grado di poter giocare nella maniera che mi piace. Gestirò il problema anche nei prossimi giorni, ma sono felicissimo che non mi faccia più male”.
Sulla natura dell’infortunio non è sceso nei dettagli, ripetendo di aver sentito per la prima volta dolore a Barcellona, e di essersi reso conto – col tempo – che fosse più grave di quanto lui ed il suo team credevano inizialmente. Anche dal punto di vista mentale, però, l’iberico si è detto orgoglioso di come ha gestito tutto ciò che gli passava per la testa.
Pensieri sui quali è stato piuttosto trasparente anche davanti ai microfoni: “Ero molto nervoso oggi quando è iniziata la giornata. Avevo persino dimenticato la mia routine prima dei match", ha scherzato.
È sempre difficile godersi effettivamente le cose, perché quando giochi per la prima volta dopo così tanto tempo è tutto diverso. Non sai cosa possa succedere, ma allo stesso tempo vuoi vincere. Il mio obiettivo qui è competere e godermi le cose, vedendo come il corpo reagirà. Non so quanto lontano arriverò, e non sapevo nemmeno se avrei vinto oggi, quindi la cosa più importante è concentrarmi sulle partite giorno per giorno. I risultati saranno una conseguenza di tutto questo”.
139 days later…??@carlosalcaraz is back to winning ways ??#USOpen pic.twitter.com/TlC3WyrACv
— ATP Tour (@atptour) August 31, 2026
Al suo 21° Slam in carriera, oltre ad averne vinti uno su tre, non ha mai perso al primo turno. Nell’Era Open, soltanto due giocatori hanno fatto meglio di lui: Bjorn Borg con 27 e Rafael Nadal con 34. Non sembra il momento, però, di concentrarsi sui record, quanto più sul godersi la sensazione di poter competere cercando di ritrovare a poco a poco l’intensità ed il ritmo dei giorni migliori.
“Il servizio è forse il colpo con cui ho fatto più fatica. Molto però dipende anche dagli avversari, oggi ho servito con velocità più basse anche per scelta tattica – ha confessato -. Sicuramente migliorerò, l’obiettivo è quello di tornare a servire normalmente”. Con alcun incertezze dovrà ancora conviverci, probabilmente, a Flushing Meadows, testando il suo polso di fronte a sforzi sempre maggiori ed avversari presumibilmente sempre più resistenti.
Al secondo turno, Alcaraz affronterà per la prima volta in carriera Jaime Faria (n.72), e oggi si rifiuta anche di guardare più avanti, nonostante dalla parte bassa del tabellone siano già usciti Novak Djokovic e Arthur Fils: “È stata una sorpresa vederlo uscire per la prima volta al primo turno qui, ma ogni Slam è complicato. In ogni caso, l’avrei incontrato solo in semifinale, un traguardo che è ancora troppo lontano per pensarci”.