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"Quest'anno - ha detto il tedesco - ho parlato spesso del fatto che volevo rendere il mio tennis più aggressivo. Volevo prendermi più responsabilità nello scambio e il diritto è una parte fondamentale di questo cambiamento. Quando quel colpo funziona, sento di poter giocare il mio miglior tennis"
10 luglio 2026
Che sia un nuovo Zverev, dopo il trionfo a Parigi, è ormai chiaro a tutti. Anche se forse non era la vittoria su Fery a dover dare conferme, il tedesco ha chiuso in tre set mostrando sicurezze che un tempo non aveva, in una semifinale Slam (QUI LA CRONACA COMPLETA DEL MATCH).
"Sono ovviamente felicissimo - ha detto Sascha - di essere in finale anche a Wimbledon. Adesso spero soltanto di giocare una grande partita domenica. Oggi è stata una prestazione un po' particolare: il primo set non è stato eccezionale, mentre il secondo e il terzo sono stati davvero molto buoni. Arthur era un avversario completamente diverso rispetto a quelli affrontati negli ultimi turni, grandi battitori e grandi colpitori, quindi ho dovuto adattare il mio tennis. Quando ho trovato il ritmo, però, mi sono sentito bene e ho colpito la palla con grande fiducia. Se sei in finale a Wimbledon significa che stai giocando bene, e questo è quello che conta".
E ancora: "Credo che il modo in cui si reagisce dopo aver vinto il primo Slam sia molto personale. Dominic Thiem, per esempio, aveva investito tutto se stesso in quella vittoria agli US Open. Penso che quel successo sia stato per lui una liberazione talmente grande da svuotarlo mentalmente. Per me è stato diverso. Sono rimasto concentrato, sono rimasto affamato. Voglio ancora vincere, voglio continuare a giocare il mio miglior tennis e domenica avrò un'altra grande opportunità".
L'avversario, al momento della conferenza stampa, non era ancora deciso. "Quando torno in albergo guarderò sicuramente la semifinale tra Sinner e Djokovic, almeno il finale. Poi sarà il mio team a fare tutto il lavoro di analisi e a darmi soltanto le informazioni che riterrà davvero utili. Preferisco concentrarmi su quello che posso controllare".
"Durante gli Slam il mio telefono è sempre spento. È così da anni. Non parlo praticamente con nessuno. Mia nonna non sarà qui perché ha ancora il passaporto russo e purtroppo non ha il visto per restare più a lungo. È stato bellissimo averla con noi a Parigi, anche se in realtà era già lì da mesi. So che domenica sarà presente il nostro cancelliere e magari potrà dare una mano per risolvere la situazione del visto. Sarebbe bello poterla avere più spesso con noi".
Poi arrivano parole al miele per il rivale sconfitto: "Arthur è ancora all'inizio della sua carriera e il suo livello è già molto alto. Ha un gioco davvero interessante e, soprattutto, ha ancora tantissimi margini di miglioramento. Questo è l'aspetto più positivo. Se arrivi in semifinale a Wimbledon e allo stesso tempo senti di poter fare ancora tante cose meglio, significa che il tuo potenziale è enorme. È un grandissimo complimento che gli si possa fare".
"Essere alti? Comporta anche delle difficoltà. Io devo lavorare molto di più dal punto di vista fisico rispetto a giocatori più leggeri. Lui probabilmente pesa poco più di settanta chili, io ne peso novantasei. Sono oltre venti chili di differenza che mi porto dietro ogni volta che corro. Dall'altra parte, un giocatore più basso deve trovare altri modi per generare potenza e vincere i punti più rapidamente. Ognuno ha le proprie sfide".
La differenza tra lo Zverev pre-Parigi e quello post-Parigi è sotto gli occhi di tutti. "Quest'anno ho parlato spesso del fatto che volevo rendere il mio tennis più aggressivo. Volevo prendermi più responsabilità nello scambio e il diritto è una parte fondamentale di questo cambiamento. Quando quel colpo funziona, sento di poter giocare il mio miglior tennis. Quando invece non gira, divento un giocatore più vulnerabile. Negli ultimi mesi credo che questo lavoro stia dando i suoi frutti".
A Wimbledon, in passato, Zverev non aveva mai brillato. "Credo di essere molto più pronto rispetto a uno o due anni fa. L'anno scorso sono uscito al primo turno, quindi direi che la differenza è evidente. Vincere il Roland Garros mi ha dato la certezza di sapere come si conquista uno Slam e la convinzione di poterlo fare ancora. Ma non c'è solo questo. Sento di aver migliorato il mio tennis. Ho migliorato il diritto, il rovescio, il servizio e la risposta. A volte nello sport è tutto molto semplice: se diventi un giocatore migliore, vinci più partite. Si può parlare di aspetti mentali, di allenatori o di tante altre cose, ma quando migliori davvero il tuo livello di gioco, i risultati arrivano di conseguenza".