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"Quando sono uscita dal campo dopo il secondo set - ha detto la ceca - mi sono detta che la partita stava ricominciando da zero. Sono andata in bagno, mi sono buttata dell'acqua fredda addosso e ho cercato di ripartire. Ma la cosa che mi ha aiutata di più è stata vedere subito i trofei"
11 luglio 2026
"Ancora non me ne rendo conto. Mi sembra che siano passati solo pochi minuti da quando sono uscita dal campo. È qualcosa che ricorderò per tutta la vita, ma credo che mi serviranno ancora alcuni giorni per realizzare davvero quello che è successo". Ecco le prime parole di Linda Noskova, con il trofeo di Wimbledon appena messo in bacheca.
"Il secondo set - continua - è stato durissimo. A un certo punto la mano si è irrigidita, i piedi non si muovevano più come all'inizio. Però voglio concentrarmi sugli aspetti positivi. Sull'ultimo match point, per esempio, non mi ero nemmeno resa conto che fosse un match point. Ho continuato semplicemente a giocare, ed è stata proprio questa la cosa che mi ha aiutata di più: non pensarci".
Di fronte a Karolina Muchova, Linda ha dominato fino al 6-2 5-2, ha mancato 5 match point ma poi ha chiuso alla sesta occasione, nel terzo. "Quando ho capito di aver vinto, tutta la tensione è sparita all'improvviso. È come se mi fossi liberata di tutto il peso che avevo addosso, di tutti i pensieri continui: riuscirò a vincere? Terrò il servizio sul 5-3? Sono stati momenti davvero difficili. Per questo sono felicissima di essere riuscita a chiuderla al primo tentativo nel terzo set".
Un successo che vale doppio, vista la conclusione amara del secondo parziale.
"Quando sono uscita dal campo dopo il secondo set, mi sono detta che la partita stava ricominciando da zero. Sono andata in bagno, mi sono buttata dell'acqua fredda addosso e ho cercato di ripartire. Ma la cosa che mi ha aiutata di più è stata vedere subito i trofei. Ho guardato quello grande e mi sono detta: questo me lo porto via io. Ero stata così vicina che sarebbe stato il più grande dolore sportivo della mia vita lasciarlo lì. Mi sono rimessa a pensare soltanto a me stessa e credo che il momento decisivo sia stato riuscire a tenere il servizio nel primo game del terzo set".
Una convinzione nei propri mezzi che non sempre si è vista in campo, ma che è emersa alla fine, quando contava. "Stavo davvero fissando il trofeo più grande. Mi ripetevo che sarebbe stato mio, a qualsiasi costo. Anche se avessi dovuto lasciare l'anima in campo nel terzo set, non importava. Dovevo soltanto tornare a concentrarmi su me stessa, ed è stata la chiave di tutto".
"Posso dire con sincerità che il terzo set non sarebbe stato lo stesso se avessi perso il primo game. Avevo appena perso cinque giochi consecutivi e partire bene era fondamentale. Karolina ha avuto delle palle break subito, ma sono riuscita a mantenere la calma e a giocare come avevo fatto nel primo set".
Un trionfo inatteso, per la numero 12 del mondo, certo non abituata a certi momenti. "Il pubblico era rumorosissimo e io avevo appena perso diversi giochi. In quei momenti avevo bisogno di restare da sola con me stessa. Mi sono coperta la testa con l'asciugamano perché il mio allenatore, la sera prima, mi aveva detto che se avessi avuto bisogno di un momento tutto mio avrei dovuto prendermelo. Non so dire se mi abbia aiutata davvero, ma sicuramente mi è servito per allontanarmi da tutto quel rumore".
"Questa vittoria significa tantissimo. Mi conferma che, se resto concentrata su me stessa, se mi godo il tempo in campo, se credo di poter vincere e penso soltanto a un punto alla volta, allora posso conquistare un torneo come questo. Con il mio tennis non sai mai cosa aspettarti, ma nelle ultime settimane mi sono sentita davvero bene in campo e oggi si è visto".
La partenza, invece, era stata ideale. "Non so nemmeno io come abbia fatto a partire così bene nella mia prima finale Slam. Ho cercato di ritrovare le stesse sensazioni dei turni precedenti, ripetendo tutte le mie abitudini. Però una finale è sempre una finale. Dentro di te sai benissimo quanto sia importante. Per quasi tutto il match sono riuscita a giocare come volevo. Poi, nei momenti decisivi, mi sono bloccata e questo ha portato la partita al terzo set. Alla fine, però, è stata la vittoria più importante della mia vita".
Un successo speciale anche per via del derby ceco, per giunta contro un'amica. "Non è mai semplice affrontare un'amica. Sul circuito ne ho alcune e ogni volta è difficile. Prima della partita con Karolina abbiamo deciso di mantenere un po' le distanze. Ci siamo salutate e basta. Credo che questo mi abbia aiutata a restare concentrata. Conosco benissimo il suo tennis, so quanto sia complicata da affrontare su qualsiasi superficie. Spero che resteremo amiche anche dopo questa finale... (ride, ndr)".
"Se avessi potuto vincere 6-2 6-2 sarebbe stato meglio forse. Avrei risparmiato tanto stress al pubblico, al mio team e anche a me stessa. Però vincere così, dovendo lottare fino all'ultimo, attraversando tutti questi alti e bassi, dà ancora più valore a questo successo. Allo stesso tempo so di avere tantissimo da imparare da una partita come questa".
E infine: "Non avevamo mai immaginato col mio team uno scenario in cui mi sarei ritrovata avanti di quattro o cinque match point per poi dover ricominciare tutto da capo in un terzo set. Nessuno avrebbe potuto prepararmi a una situazione del genere. In quel momento c'eravamo solo io e me stessa. Mi ripetevo che, se avessi perso, sarebbe stata una mia sconfitta, ma se avessi vinto sarebbe stata una mia vittoria. Durante quei match point ho pensato a tante cose, continuando a dirmi che bastava rimettere una palla in campo. Ma contro Karolina non puoi mai sentirti al sicuro. Il supporto del mio allenatore e di tutta la squadra, costruito in questi sei o sette anni insieme, mi ha dato la forza per superare anche quei momenti".